Noisey

Entra nelle acque immobili di Maurizio Abate

Il musicista sperimentale italiano ci ha regalato l'anteprima streaming del suo nuovo album Standing Waters e ci ha raccontato com'è nato.

di Federico Sardo
01 marzo 2018, 12:21pm

Tutte le fotografie sono di Andrea Agrati.

Maurizio Abate è uno dei miei musicisti italiani preferiti. Nel bellissimo catalogo di Holidays Records ho una passione particolare per il suo Live From The Border del 2012, e nel 2014, un po’ scocciato per l’assenza di dischi "importanti" che mi fossero davvero piaciuti da pazzi (a parte quello di D’Angelo) e in polemica con l’idea che i dischi importanti possano essere solo quelli di grandi nomi stranieri, decisi addirittura di eleggere il suo A Way To Nowhere (lavoro psichedelico e suggestivo, molto ricco e allo stesso tempo pieno di forza e istintività) a mio disco dell’anno, essendo stato un fedele compagno di tante nottate.

Maurizio, attivo ormai da quasi vent’anni, fa indubbiamente parte di un certo circuito di ottimi musicisti sperimentali italiani: ha collaborato negli anni con Alberto Boccardi, Matteo Uggeri, i Jooklo Duo, ha un progetto in coppia con Canedicoda a nome Arbre Du Ténéré, ha diviso molti palchi con gli Al Doum & The Faryds (splendida band di psichedelia contaminata, della quale vi daremo presto notizie) e ha fatto parte insieme a Rella/Everest Magma e a Roberto Maggioni degli Eternal Zio, autori di un bellissimo album per Boring Machines.

Il suo ultimo album solista fino a oggi era Loneliness, Desire And Revenge, uscito nel 2015 per Black Sweat Records, in cui a farla da padrone era soltanto una chitarra acustica legatissima alla lezione di John Fahey. Siamo molto felici di presentarvi oggi in anteprima assoluta e nella sua interezza il nuovo Standing Waters, che esce in CD per Boring Machines e in LP per Black Sweat. È forse il disco più solare che Maurizio abbia mai realizzato e, sebbene sia sempre la chitarra a essere regina, si ritorna un po’ alla ricchezza dei lavori precedenti dopo le sonorità primitiviste del lavoro del 2015.

Standing Waters è un disco che siamo sicuri saprà rapirvi e affascinarvi, e magari farvi scoprire un talento che non conoscevate e che tutto il mondo potrebbe invidiarci. Ascoltatelo qua sotto, mentre dopo trovate le parole che Maurizio ha condiviso con noi per raccontarci il suo disco.

Noisey: Come è nato Standing Waters?
Maurizio Abate:
Questo album si sviluppa attorno al concetto di staticità, una condizione che a mio avviso ha una duplice chiave di lettura: se da un lato evoca immaginari percepiti come negativi, il non movimento, la non evoluzione, lo stallo, il blocco, dall'altro è proprio nell'apparente immobilità che credo si possa approfondire, osservare con maggior cura e magari scoprire risorse ed energie inaspettate. La metafora acquatica mi pareva idonea per la resa di questa riflessione.

Le prime registrazioni risalgono all'estate 2016 quando mi sono preso una settimana di tempo per registrare le basi di chitarra acustica, ho fatto tutto da solo anche questa volta perché ho sempre più bisogno di crearmi una bolla spazio temporale per potermi concentrare, mettermi in contatto con me stesso, la mia musica e cercare di mettere a fuoco al meglio le idee. Come luogo ho scelto Rosazza, un piccolo paese nelle valli biellesi con una interessante storia esoterico-massonica, perché lì vivono e portano avanti un interessante progetto culturale (l'Autobahn William Willhelm Cafee Dallas) due amici che mi hanno ospitato una settimana nella loro casa.

Nei mesi successivi con il contributo di altri musicisti (Lucia Gasti al violino e Matteo Bennici al violoncello) ho completato le sovraincisioni e il mixaggio, giocando con strumenti per me nuovi come il pianoforte.

Forse è il tuo disco più solare, almeno nella mia percezione. È un’impressione giusta? È una cosa legata anche alla tua vita personale?
Sì, trovo che sia un’impressione giusta ed è stata in gran parte una scelta voluta. A differenza del disco precedente, che fotografava un momento di profonda catarsi, con Standing Waters volevo un disco meno malinconico, e probabilmente questo ha a che fare con una maggiore serenità che caratterizza il mio stato attuale.

Mi sembra quasi un altro lato di A Way To Nowhere, come se fosse un disco simile a livello compositivo e produttivo ma fatto con un mood diverso.
Per quanto mi riguarda trovo invece una continuità con Loneliness, Desire And Revenge, principalmente per il fatto che anche per questo disco ho composto tutti i pezzi prima di registrarli (a differenza di A Way To Nowhere in cui il processo di registrazione e di composizione si sono praticamente sovrapposti) e in seconda battuta per aver scelto la chitarra acustica come strumento cardine. Già da subito mi piaceva l'idea di aggiungere altri contributi strumentali, ma forse mi son fatto prendere la mano se noti similitudini con A Way To Nowhere, nel quale invece ho utilizzato molti più strumenti, elettrici, elettronici e pure un sacco di voci!

Forse allora si tratta di una via di mezzo! Se le tue radici sono abbastanza chiare nella psichedelia, nel minimalismo e nel primitivismo (l’amore per John Fahey esplicitato nell’album precedente e anche in passato) che cosa ascolti adesso? Che cosa ti piace del presente?
Non sono un gran ricercatore di musiche contemporanee e non sono aggiornatissimo su quello che succede oggigiorno, diciamo che la mia fonte principale sono amici che mi passano questa o quella uscita. Di mio preferisco guardare indietro e riscoprire esperienze, dischi e musicisti del passato. Trovo che ci sia un bacino immenso di perle che è tutto da scoprire. Conta che poi in generale non ascolto più così tanta musica come in passato, sono meno affamato di una volta e negli anni mi sono affezionato a musicisti o dischi che ancora mi fanno compagnia e ascolto con piacere.

Essere un musicista “sperimentale” in Italia a volte è frustrante? Io ho l’idea che se tu fossi nato in un altro paese probabilmente saresti già stato sulla copertina di The Wire e magari avresti una maggiore tranquillità professionale, tour internazionali… È un pensiero che fai anche tu qualche volta? Come ti sembra la situazione in Italia?
Non ci penso spesso, forse perché non ho grandi ambizioni o forse perché mi ritengo appagato nel momento in cui riesco a fare ciò che mi piace nei tempi e nei modi che sento miei. Non ti nascondo però che un po’ di frustrazione sale quando per l'appunto non riesco a suonare dal vivo quanto vorrei o faccio fatica a trovare etichette che pubblichino i miei dischi.

Sai, mi sono sempre mosso in ambienti DIY perché mi piace sentirmi parte di una rete di appassionati, e ho scelto di non guadagnarmi da vivere con la musica anche per mantenere uno spazio di totale libertà creativa. Mi fa molto piacere avere un riscontro positivo da addetti ai lavori o da supporter in generale, ma mi rendo conto che con la mia musica fatico ad arrivare a un pubblico vasto: non mi crogiolo in questo ma finora è stato così, ne prendo atto e vado avanti per la mia strada.

Per la mia esperienza trovo che in Italia non ce la passiamo poi così male, ma non mi riferisco di certo alla cultura di massa, o all'assenza di supporti o agevolazioni istituzionali/statali che invece si trovano in altri paesi. Ci sono comunque molte realtà di gruppi, musicisti, etichette, spazi occupati, collettivi, piccoli promoter, che lavorano con passione e dedizione. Certo ci sono periodi più o meno floridi, ma tutto sommato non c'è di che lamentarsi.

Quella di fare musica per te è anche una sorta di esigenza fisica? Mi dai l’idea di essere uno che suonerebbe comunque tantissimo anche in casa per conto suo, anche se non pubblicasse nulla.
Se parliamo del rapporto con la chitarra sì, è una pratica che mi dà gran piacere, continuo a suonarla quasi quotidianamente seppur molto meno che in passato. Negli ultimi anni ho sviluppato però un approccio più "progettuale", invece di abbandonarmi al flusso creativo preferisco condensare le energie piuttosto che disperderle.

Guarda il teaser di Standing Waters , a cura di Elisetta, con un brano inedito come sottofondo:

Federico è su Instagram: @justthatsome

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