Mille dollari per la testa mozzata di ogni poliziotto

In Colombia, mentre alcuni cercano di aiutare il Paese a scrollarsi di dosso la sua narco-reputazione, ancora un sacco di persone sono contente di perpetuare l’idea che questo sia un posto in cui gente fuori di testa si ammazza per la droga. Dopo un periodo di conflitto rurale conosciuto come “La Violencia”, iniziato negli anni Quaranta, tre parti si sono avvicendate senza continuità nelle lotte. Prendono il nome di “guerrillas” i gruppi illegali, armati, di sinistra che lottano contro il potere statale, mentre i “paramilitari” sono i gruppi illegali, armati, di destra che, anche se non sono ideologicamente opposti al governo come i guerrillas, non gli sono comunque molto utili. E questo perché hanno la tendenza a girare terrorizzando la popolazione inerme, attaccando i guerrillas con bombe a mano e fucili. 

Unite tutto questo a uno Stato che combatte nel nome della “Guerra alla Droga” sponsorizzata dagli Stati Uniti, ed ecco cosa rimane della più complessa guerra civile del pianeta Terra.

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Le cose non sono divenute più facili negli ultimi decenni. Adesso che il Messico e i Paesi intorno sono teatro dei loro propri conflitti per la droga, la Colombia è stata lasciata sullo sfondo a sobbollire, mentre si prepara a riaccogliere i livelli di violenza folle che non si vedevanno dai tempi di Pablo Escobar negli anni Ottanta.

Questa volta, comunque, non sono le tensioni del Paese con la sinistra della FARC (Forze Aramate Rivoluzionarie della Colombia) che minacciano di essere causa di nuovi massacri. Stranamente, sembra che questa tensione si sia dissolta nella scorsa decade, ma nel processo si sono fatti spazio nuovi gruppi di folli armati che vogliono mostrare al mondo la loro forza devastatrice.

Uno di questi gruppi è quello degli Urabenos, ex gruppo di paramilitari di destra, i maggiori attuali trafficanti di droga, e quelli su cui fare ricadere la colpa dell’incremento ai tassi di omicidi. Ma prima che iniziate a odiarli, ricordatevi che questi ragazzi attraversano momenti di grande dolore. 

L’ultimo dell’anno, il loro leader Juan Usuga (AKA ‘Giovanni’) è stato ucciso dalla squadra  narcotici mentre festeggiava con amici e famigliari nel suo ranch. E poco dopo la diffusione della notizia della sua morte, gli Urabenos hanno fatto sapere che avrebbero pagato 1000 dollari per la testa di ogni poliziotto colombiano.

Mi sono messo in contatto con Jeremy McDermott—co direttore di Insight Crime, un sito che si occupa di criminalità organizzata in Sud America e nei Caraibi—per scoprire che cazzo sta succedendo.

VICE: Ciao Jeremy! Ci spiegheresti brevemente chi sono gli Urabenos?

Jeremy McDermott: Gli Urabenos si sono formati nel 2006 nella provincia di Antioquia, vicino al confine con Panama. Sono un sottogruppo della Autodefensas Unidas de Colombia, un gruppo di paramilitari di destra nato per difendere le comunità rurali dai ribelli di sinistra, perché secondo loro lo Stato non era in grado di farlo. 

Ma la loro vera origine risale a tempo addietro, e si collega ai traffici di droga. Negli anni Ottanta, il cartello di Medellin di Pablo Escobar ha investito un sacco di soldi nella creazione di questi gruppi paramilitari. Escobar e il suo socio messicano, Jose Gacha, hanno istituito questi gruppi e sono persino andati dal colonnello israeliano Yair Klein per farli istruire. Questo signore ora è in qualche prigione in Russia.

Comunque, per complicare ancora di più le cose, Giovanni, suo fratello e altri comandanti di alto grado del gruppo vengono da un gruppo di sinistra chiamato ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), che ha sbandato nel 1991. Nei primi anni Novanta i paramilitari di destra hanno iniziato a guardare oltre il divario ideologico e a reclutare membri dell’ELN di sinistra in virtù della loro esperienza in guerra. È questo che ha dato ai paramilitari una grande spinta iniziale, ed è questo che ha reso fin da subito il loro regno del terrore così stabile: hanno arruolato un sacco di esperti guerrillas. 

Ho capito. Ma in quali modi gli Urabenos fanno vedere i muscoli in Colombia? Quanto sono potenti, in realtà?

Dopo l’uccisione di Giovanni, gli Urabenos hanno imposto uno sciopero per lutto della durata di 48 ore. È stata una sorpresa per tutti, perché è un genere di cose tipico dei Guerrillas, ma era la prima volta che un gruppo paramilitare lo faceva.

Quando uno sciopero per lutto viene dichiarato nella zona controllata da un gruppo, tutti i negozi chiudono, nessuno si muove, e chi non obbedisce si ritrova con la macchina bruciata e negozi distrutti dalle bombe a mano. Gli Urabenos hanno imposto questo sciopero in sei dei 32 stati della nazione, ed è stato un grave colpo perchè ha paralizzato una grande percentuale dei negozi e delle infrastrutture del Paese. Il grande polo turistico di Santa Marta ha perso 5 milioni di dollari al giorno. Undici veicoli disobbedienti sono stati bruciati.

Ma l’esercito e la polizia non possono impedire questi scioperi?

Be’, ma cosa puoi fare? Se dicono ai commercianti di aprire il negozio, questi rispondono: “Mi prendete per il culo? Metterete due soldati al mio ingresso fino al giorno in cui andrò in pensione?”

Gli Urabenos hanno occhi e orecchie in sei province, e ovviamente hanno la reputazione di quelli che se la legano al dito.

Ora gli Urabenos sono solo coinvolti nei traffici di droga, o stanno ancora cercando di passare per un gruppo che protegge le comunità dai guerrillas?

Be’, sai, si fanno chiamare Autodefensas Gaitanistas de Colombia (Forze di Autodifesa Gaitaniste Colombiane). Gaitan era un politico popolare assassinato nel 1948. La sua morte ha causato un periodo di violenze che riecheggia ancora oggi. Quindi, dietro la facciata di gruppo politico e il proclama di essere paramilitari, sono trafficanti di droga, strozzini e commercianti d’armi.

Chi arma questi gruppi?

Si armano da soli. Ai vecchi tempi, i paramilitari erano ricchi possidenti terrieri, e si facevano arrivare le armi dalla Romania; ogni carico erano 10.000 armi—hanno enormi magazzini da cui attingere. Forniscono anche le armi al cartello messicano e vice versa, perché i messicani non hanno problemi a farsi arrivare le armi dagli Stati Uniti.

E cosa è successo il giorno che Giovanni è stato ucciso?

Giovanni è stato ucciso nella provincia di Choco durante un’operazione di polizia mandata direttamente dalla capitale, Bogota. La polizia locale non ha partecipato perché gli Urabenos hanno molti agenti al loro servizio. Erano forze speciali, la squadra narcotici, e hanno dichiarato di avere avuto un informatore che li ha indirizzati alla posizione di Giovanni, che  festeggiava i capodanno con i suoi amici e parenti.

Erano mandati per ucciderlo o avevano ordine di prenderlo vivo?

Non lo so. Da quel che so di Giovanni, non si sarebbe mai arreso. Magari avevano ordine di ucciderlo, ma lui ha cercato di aprirsi con le armi la via di fuga ed è stato ucciso, insieme alle sue guardie del corpo. 

Ci sono state rappresaglie immediate?

No, credo che lo sciopero per lutto sia cominciato il 4 gennaio, ed è piuttosto impressionanate perché significa che l’hanno organizzato in soli tre giorni. Escobar aveva fatto lo stesso. Aveva messo una taglia sulla testa di ogni poliziotto di Medellin e dozzine sono stati uccisi in quei giorni. Queste taglie hanno un significato speciale in Colombia.

Com’è adesso Medellin? Più tranquilla?

Medellin è nel mezzo di una guerriglia. Se guardi ai tassi di omicidi, è tra le 20 città più violente al mondo.

Lo prendo come un no. In generale, credi che la Colombia stia vincendo la sua guerra alla droga?

Bisogna tenere distinte due questioni. Una cosa sono le vittorie tattiche e l’altra è la guerra alla droga. La Colombia ha vinto un sacco di battaglie tattiche dalla caduta del cartello di Medellin nel 1993, e nel 1995 con la caduta del cartello di Cali, e così via fino alla morte di Giovanni. Si può discutere se il Perù abbia superato la Colombia come maggior produttore di cocaina. Ultimamente, però, non siamo neanche lontanamente vicini a una vittoria nella guerra della droga, non siamo nemmeno vicini a una tregua.

Comunque, la Colombia ha avuto molti grandi successi. Ha estirpato alcuni dei più organizzati cartelli criminali mai visti al mondo—come capo del cartello di Medellin, Escobar era settimo nella classifica di Forbes. Non si è mai vista un’organizzazione costruita così in fretta. Non erano come la mafia italiana, che ha radici lontane nei secoli. Era un’organizzazione costruita in una decina di anni, in grado prendere il potere statale e costringere lo stato ad abolire i trattati sull’estradizione. La Colombia ha abrogato l’estradizione. 

La Colombia è un caso unico, per quanto riguarda il modo in cui questi gruppi operano?

Penso che sia necessario guardarsi  dal mito per cui ‘il Messico è solo un’altra Colombia’, perché il commercio di droga è inestricabilmente connesso con il conflitto civile che prosegue dal 1964. Non puoi dividerli. Il Messico non ha un conflitto civile e non abbocco al fatto che stia assistendo a una ‘insurrezione criminale’, che è il nuovo slogan usato da alcuni opinionisti americani. Se guardi la definizione di ‘insurrezione’, è ‘una rivolta contro lo Stato, per ottenere un cambiamento politico’. I messicani non vogliono un cambiamento politico, vogliono che lo stato attuale prosegua, semplicemente perché è favorevole a loro. 

Che metodi ha adottato il governo colombiano per fermare il traffico di droga e il conflitto civile?

In seguito agli scioperi, il governo ha dispiegato più forze di polizia e procuratori e volontà politica. Certamente riusciranno a sconfiggere gli Urabenos. Ma, contemporaneamente, gli Urabenos sono assolutamente in grado di adattarsi ed evolversi. Quello che abbiamo scoperto con il cartello di Medellin è che più stai addosso a una organizzazione, più questa si modifica a seconda  della pressione. Per questo i cartelli colombiani non sono come i cartelli messicani; i cartelli messicani ora sono molto più potenti, perché i colombiani hanno imparato che non puoi combattere al pari con lo Stato e che non puoi sputare in faccia agli Stati Uniti, perché verranno a prenderti. I messicani lo stanno imparando ora. 

Al momento non ci sono troppi cartelli colombiani, e i pochi che esistono sono difficili da identificare. E non sono proprio veri cartelli, sono più che altro reti. Anche se sradichi una parte della rete, non vai a danneggiare il commercio di droga in sé, ci sarà qualche altro che sopperirà alla mancanza in quella parte della rete. Sono un po’ come piccoli cartelli; ogni persona ne gestisce un piccolo pezzo. Qualcuno sarà responsabile di comprare la cocaina base, un altro di traformarla in cocaina pura e altri di costruire i sottomarini per il commercio di droga.

Esistono ancora, quei sottomarini?

Dio, sì, esistono, ora sono veri sottomarini, non sono solo semi-sommergibili come quelli che abbiamo visto tra il 2007 e il 2009. Ne sono stati fermati due, così che sappiamo che esistono. A causa di questi nuovi sottomarini le catture lungo le coste del Pacifico sono calate drasticamente. 

Chi li costruisce?

Gli specialisti. La DEA ha contattato degli ingegneri specializzati, in grado di costruirne, per cercare di bloccare l’industria. Credono che sia il modo più efficace, altrimenti sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. 

E cosa accadrà adesso agli Urabenos?

Dal momento in cui è stato annunciato che sono state messe delle taglie c’è stato un forte incremento nella presenza di forze di polizia nelle sei province controllate dagli Urabenos, cosa che in qualche modo dovrebbe rallentare i loro traffici. Inoltre, i nuovi capi degli Urabenos, Mi Sangre e Otoniel, saranno bersagli di raid simili a quello in cui è stato ucciso Giovanni. Insomma, gli Urabenos sentiranno il fiato dello Stato sul collo.

Be’, sono sicuro che questo porterà le cose a una conclusione solida e pacifica. Grazie, Jeremy.

@Henry_Langston

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