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Attualità

I negazionisti climatici sono fuori dal mondo, tranne nella televisione italiana

Per l'ennesima volta una trasmissione televisiva ha offerto un palcoscenico a Franco Battaglia, uno dei più accaniti negazionisti climatici italiani.

di Leonardo Bianchi
30 settembre 2019, 9:21am

Franco Battaglia, al centro, durante la puntata di Otto e mezzo del 28 settembre 2019. Grab via La7.

Le pubblicazioni scientifiche che negano la componente antropica dei cambiamenti climatici sono circa lo 0,06 percento del totale—una minoranza infima e completamente ai margini della comunità.

Tuttavia, non appena si esce dal mondo scientifico e si entra in quello mediatico, queste posizioni diventano “fuori dal coro” e dunque perfettamente equivalenti, e professori che non c’entrano nulla con la climatologia diventano “esperti di materie ambientali,” convertendosi in personaggi appetibili.

Un esempio pratico lo si è potuto vedere nella puntata di questo sabato di Otto e mezzo su La7, dedicata a Greta Thunberg e allo sciopero globale per il clima. Gli ospiti in studio erano Federica Gasbarro (attivista italiana di Fridays for Future), la co-presidente dei Verdi europei Monica Frassoni e il professore di chimica Franco Battaglia.

Quest’ultimo è un nome che allo spettatore medio può benissimo non dire nulla. Chi si occupa di certi temi, invece, lo conosce per essere uno dei più accaniti e imbarazzanti negazionisti climatici italiani. Per intenderci: è uno che nel 2011 parlava di Chernobyl come di “grande mistificazione,” suscitando lo sbigottimento generalizzato nello studio di Annozero di Santoro; che pubblica libri per case editrici minori zeppi di strafalcioni (il sito Climalteranti ne ha scovati ben 112 in appena 31 pagine); e che, dulcis in fundo, bolla gli attivisti ecologisti come “gretini.”

Nel mondo alla rovescia del talk, un individuo che non ha alcuna credibilità dal punto di vista scientifico è però presentato come una specie di “battitore libero” che va invitato in nome della “pluralità di opinioni.”

Battaglia, com’era ampiamente prevedibile, ha buttato subito in caciara l’intera puntata. Il professore ha esordito dicendo che Greta Thunberg è solo una “vittima di mercanti di bambini.” Poi ha ribadito che le temperature non sono aumentate dal 2000 a oggi (falsissimo), che le emissioni alla fine non sono poi così pericolose, o che le rinnovabili sono inutili perché il fotovoltaico “di notte non funziona”—cioè i grandi classi del negazionismo.

A un certo punto, la conduttrice Lilli Gruber ha anche pubblicizzato il libro ultranegazionista Clima: basta catastrofismi. Riflessioni scientifiche sul passato e sul futuro, scritto da Battaglia e altri. Presentato nel 2018 alla Sapienza di Roma, il testo ha suscitato non poche polemiche, venendo contestato in aula dagli studenti.

Battaglia è stato contrastato a più riprese dalle altre ospiti; ma chi l’ha visto non può non accorgersi di quanto sia mefitica l’impostazione di questi talk. Per un motivo molto semplice: un qualsiasi climatologo avrebbe sicuramente fatto a pezzi Battaglia in circa due secondi. Eppure, in studio non c’era nessun climatologo.

Il rischio concreto è che allo spettatore medio, che non conosce il curriculum negazionista dell’accademico (e che non è nemmeno messo in condizioni di conoscerlo), rimanga solo la scia velenosa del parere di qualcuno percepito come “autorevole”.

In altre parole, la presenza di personaggi come Battaglia assolve esclusivamente a una funzione: non quella di informare o soppesare posizioni contrapposte, ma di inquinare il dibattito alla radice. È un meccanismo che già qualche anno fa il medico e divulgatore Salvo Di Grazia ha definito “fintoversia”, ossia “l’arte di creare una controversia” motivata “dal profitto o da ideologia estrema” per creare intenzionalmente “confusione nel pubblico su un tema che invece non è controverso.”

Il cambiamento climatico è un tema che ormai non è più controverso. Il 99 percento degli scienziati è già andato oltre, e ogni rapporto dell’IPCC è un appello a rompere gli attuali equilibri prima che sia troppo tardi.

Chi invece, come ha scritto il giornalista scientifico Andrea Capocci, “alimenta dubbi sulla realtà del mutamento climatico fornisce giustificazioni utili alla classe dirigente per mantenere la sua sostanziale inerzia.” E pure, aggiungo io, chi continua a dare una grande visibilità a persone che dovrebbero rimanere confinate su pagine di Blogspot non aggiornate dal 2003.

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