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Come le prostitute svedesi stanno usando Airbnb per aggirare la legge

I sostenitori della depenalizzazione della prostituzione sostengono che le prostitute che lavorano in alloggi Airbnb riflettono il fallimento del cosiddetto "modello svedese,"—che protegge chi vende il proprio corpo ma incrimina chi ne usufruisce.

di John Dyer
12 febbraio 2016, 9:07am

Reuters

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In Svezia il mestiere più antico del mondo e la sharing economy vanno a braccetto.

Secondo quanto riferito dalla polizia di Stoccolma al giornale Dagens Nyheter, circa 200 appartamenti pubblicizzati su Airbnb e altri servizi di subaffitto sono stati utilizzati da prostitute.

Quando le forze dell'ordine scoprono il vero utilizzo degli appartamenti, inviano una lettera ai proprietari: "Molti sono distrutti quando capiscono cosa sta succedendo," ha detto Simon Häggström, capo del team anti-prostituzione del dipartimento di polizia cittadino. "Vogliono sbarazzarsi del letto e vendere l'appartamento."

Secondo i sostenitori della depenalizzazione della prostituzione, il fatto che prestazioni sessuali avvengano in appartamenti temporanei simboleggia il fallimento del cosiddetto "modello nordico"—che protegge chi vende il proprio corpo ma incrimina chi ne usufruisce.

"Sono molto bravi a vendere l'idea che tutto vada bene," ha dichiarato a VICE News Pye Jakobsson, il co-fondatore di Rose Alliance Sweden, un'associazione a difesa delle prostitute. "Non dovremmo esistere. Si tratta di un'importante questione identitaria per gli svedesi. Amano essere la bussola morale del mondo. Un po' come succede negli Stati Uniti."

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Nel 1999 la Svezia ha legalizzato la vendita di prestazioni sessuali rendendo invece illegale pagare per il sesso. In questo modo la legge cerca di diminuire la prostituzione penalizzando i clienti e non le prostitute, che molto spesso provengono da paesi poveri dell'Est Europa o dell'Asia.

Questo modello ha raccolto molti consensi in tutto il mondo, in particolare tra alcuni gruppi femministi e progressisti che sostengono di proteggere le donne vittime di tratta. Sia la Norvegia che l'Islanda hanno adottato leggi simili. I politici canadesi e irlandesi stanno discutendo sulla possibilità di approvare misure simili. Nel Regno Unito il tentativo di introdurre questo modello è stato sconfitto in parlamento all'ultimo secondo.

La normativa, però, ha anche attirato una forte opposizione, soprattutto da parte delle organizzazioni che difendono i diritti delle prostitute. Coloro che operano nel settore dicono che la legge le rende meno sicure, dato che spinge l'attività nella clandestinità e rende difficoltoso controllare i clienti. I critici sostengono inoltre che le idee che hanno ispirato la legge siano denigratorie nei confronti delle donne.

"È molto sessista," commenta Norma Jean Almodovar, direttrice esecutive della sezione di Los Angeles di COYOTE, un'associazione per i diritti delle prostitute. "Pensano che tutte le donne siano vittime, che tutte vengano sfruttate."

I promotori della legge credono che questa linea di pensiero sia una fesseria.

"Chiunque pensi che esistano delle prostitute felici dovrebbe passeggiare per le strade con noi una notte e guardare queste donne negli occhi," ha dichiarato in un'intervista al Globe & Mail Nadine Bergquist, un esponente di Rosenlundstodet, un gruppo di volontari svedese che aiuta le prostitute ad abbandonare la professione. 

Uno studio condotto dal governo svedese nel 2014 ha scoperto che la prostituzione praticata per strada si è dimezzata rispetto a nove anni prima. Tuttavia, la metodologia è stata messa in dubbio e altri studi approfonditi hanno osservato che la legge non è riuscita a ridurre il tasso generale di prostituzione e ha addirittura aumentato i rischi e l'esclusione sociale connessa al lavoro.

Secondo Jakobson, la notizia che le prostitute affittano appartamenti online tramite Airbnb ridimensiona il successo proclamato dal governo.

"Le forze dell'ordine sono molto attive nel chiudere qualsiasi posto dove lavoriamo," ha detto Jakobsson, aggiungendo che il personale degli hotel svedesi viene addestrato per tenere lontano le prostitute. "Bisogna sempre trovare delle soluzioni creative."

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Jakobsson ha poi aggiunto che secondo le leggi svedesi, le autorità possono accusare qualcuno di essere un sfruttatore solo perché affitta una stanza a una prostituta. È per questo che i poliziotti inviano le lettere e che i proprietari si innervosiscono quando le ricevono.

"Il proprietario dell'appartamento è colpevole di aver violato la legge, ma solo quando lo scoprono," ha detto Jakobsson. "È quando lo scoprono che sono obbligati a prendere provvedimenti per fermare [le prostitute]."

Ha aggiunto che Airbnb potrebbe essere un modo per aggirare la norma dato che gli affitti vengono organizzati dal sito e non dai singoli utenti.

In un altro articolo sulla prostituzione a Goteborg pubblicato di recente dal Dagens Nyheter, Airbnb ha dichiarato di non aver autorizzato le attività illegali.

"Abbiamo un politica di tolleranza zero in queste situazioni," riporta la dichiarazione della società. "Più di 70 milioni di ospiti hanno usato Airbnb e i problemi sono molto rari. Se sorge un problema, ci adoperiamo rapidamente per assistere i nostri utenti ed eliminare permanentemente gli utenti che abusano della nostra piattaforma e della nostra comunità."

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Jakobsson ha paragonato il fatto che la polizia vuole bloccare la prostituzione agli governi di tutto il mondo che cercano di regolare le aziende della sharing economy come Airbnb e Uber. Secondo lei, il governo tende a sollevare questioni con qualsiasi attività commerciale che tiene i soldi lontano dal controllo del fisco, della polizia o di qualsiasi altro ente regolatore.

"Lo stato è tutto in Svezia," sostiene Jakobsson, aggiungendo che il paese scandinavo garantisce un ottimo welfare ma, in cambio, si aspetta che i suoi cittadini non escano da confini sociali ben definiti.

"Ciò che veramente conta è entrare a far parte della 'piccola cerchia' dello stato. Con quelli come noi che decidono di vivere al di fuori si arrabbiano e cercano di fermarci."


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