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L'unico stato al mondo in cui esiste il 'reddito di cittadinanza'

Il Permanent Fund Dividend è una politica profondamente apprezzata e alle volte controversa. In realtà, è molto semplice: ogni anno, lo stato dell'Alaska consegna ai cittadini centinaia di migliaia di dollari. Senza chiedere nulla in cambio.

di Brian Merchant
07 ottobre 2015, 9:11am

Foto dell'utente Flickr Roger W.

Durante la campagna—e soprattutto dopo le elezioni—si è parlato molto del "reddito di cittadinanza" che il MoVimento 5 Stelle vorrebbe introdurre in Italia. Negli ultimi giorni, non a caso, diversi cittadini si sono recati ai Caf (Centri di assistenza fiscale) per chiedere informazioni sul tema, e la circostanza ha creato non poche polemiche. In realtà, però, il M5S propone una specie di reddito minimo garantito; il vero reddito di cittadinanza (basic income in inglese) esiste solo in Alaska, ed è un caso unico al mondo. Per l'occasione, dunque, riproponiamo questo articolo.

Ogni anno, lo stato dell'Alaska consegna ai suoi cittadini centinaia di migliaia di dollari. Senza chiedere nulla in cambio. Gli unici requisiti per avere il denaro sono che la persona risulti a) residente in Alaska da più di un anno e b) viva.

Per chi abita in Alaska, il Permanent Fund Dividend è una politica profondamente apprezzata e alle volte controversa. Per tutti gli altri, spesso è fonte di curiosità. La notizia si guadagna periodicamente titoli di giornale al momento dell'erogazione, per poi finire velocemente nel dimenticatoio. Negli ultimi anni, però, il caso ha attirato su di sé sempre più attenzione. Mentre alcune ricerche preannunciano imminenti carenze di posti di lavoro, la disuguaglianza si acuisce, e l'automazione minaccia di scuotere l'economia, l'idea che uno stato possa dare un reddito di base a ogni cittadino—indipendentemente dall'età, la professione e la posizione sociale —risulta sempre più attraente. In qualche modo, lo stato dell'Alaska lo fa da anni.

L'Alaska Permanent Fund è stato approvato nel 1976, nel pieno di una corsa al petrolio. L'enorme oleodotto Trans-Alaska era in costruzione, e lo stato nel giro di pochi anni aveva intascato 900 milioni di dollari dalla vendita di alcune licenze di trivellazione nella Prudhoe Bay, uno dei giacimenti di petrolio più grandi del nord America. L'Alaska ha presto intuito che i propri giacimenti non erano infiniti e, pensando nel lungo termine come raramente accade nella politica di oggi, ha votato per aggiungere alla costituzione un emendamento con cui veniva costituito un fondo per cui una porzione di quel ricavato petrolifero sarebbe stato messo da parte per le generazioni future.

"L'idea," mi ha spiegato Valerie Mertz, CEO dell'Alaska Permanent Fund, "era di prendere delle risorse non rinnovabili e trasformarle in una risorsa sostenibile per lo stato, una riserva per i momenti difficili."

L'emendamento stipulava che "almeno il 25 percento del noleggio delle licenze sui minerali, delle proprietà, dei ricavi sulle vendite delle proprietà, dei pagamenti della distribuzione dei profitti minerali federali e dei bonus ricevuti dallo stato devono essere messi in un fondo permanente, il principale dei quali deve essere usato solo per investimenti che mirano alla produzione di reddito." L'Alaska Permandent Fund, una corporation di proprietà dello stato, venne creata per gestire ed investire quei profitti.

Negli anni, quel fondo ha continuato a crescere. L'economia dell'Alaska ha continuato a essere basata sull'estrazione di risorse, ma il fondo ha diversificato le proprie holding, limitando la sua dipendenza dal petrolio.

"Attualmente il nostro portfolio include bond globali, investimenti su azioni e proprietà, capitale privato, infrastrutture, investimenti multi asset, e hedge fund," mi ha detto Laura Achee, una portavoce del Fondo. Include investimenti che vanno dall'energia eolica danese, al New York Times, alle banche brasiliane. Nel 1988, i profitti del Fondo hanno superato i ricavi petroliferi dello stato.

Nel 2014, l'utile netto del Fondo era di 6.8 miliardi di dollari, e il dividendo distribuito a 640.000 cittadini di 1.884 dollari, nonostante quell'anno abbia segnato una diminuzione dei ricavi petroliferi. Una volta che è stato calcolato il totale dei guadagni dello specifico anno fiscale, la corporazione eroga un trasferimento allo stato, che determina il dividendo. Il calcolo con cui viene stabilita la somma dell'erogazione annuale è racchiuso da una legge statale e basato sulla media dei guadagni in contanti del Fondo nel corso di cinque anni—qua l'intera formula —ma generalmente, maggiori sono i guadagni che il Fondo ricava dal petrolio, maggiore è il pagamento. Nel 2015, ogni uomo, donna, e bambino (sì, anche i bambini ricevono il denaro, anche se viene affidato ad un garante) si aspetta di ricevere più di 2.000 dollari.

Quando Hammond, governatore dell'Alaska e promulgatore del Fondo, è morto nel 2005, è stato ricordato come "il Padre del reddito di base dell'Alaska." Numerosi necrologi citavano Vernon Smith, l'economista vincitore del Premio Nobel, che ha definito il programma "un modello che tutti i governi del mondo dovrebbero saggiamente copiare."

In una ricerca del 2012, "Alaska Permanent Fund Dividend: Un caso di studio per l'implementazione del reddito di base incondizionato," Scott Goldsmith, un professore di economia alla University of Alaska, ha esaminato per la prima volta l'impatto sociale della politica.

Nella ricerca Goldsmith evidenzia come il Fondo abbia contribuito alla straordinaria eguaglianza di reddito dello stato. La ricerca fa notare che dagli inizi degli anni Ottanta agli inizi degli anni Duemila, in 38 stati, il reddito del 20 percento più ricco è cresciuto più velocemente di quello del 20 percento più povero. "L'Alaska è stato l'unico stato in cui il reddito del 20 percento più povero è cresciuto più velocemente (25 percento) di quello del 20 percento più ricco (10 percento)," si legge nella ricerca.

"Il Fondo modera certamente le disuguaglianze creando una protezione soprattutto per i più poveri," mi ha detto Goldsmith. Oggi, l'Alaska se la passa ancora bene. Dopo lo Utah, è lo stato migliore degli Stati Uniti per l'uguaglianza di reddito —e uno degli stati più ricchi per quanto riguarda il reddito pro capite.

Al mondo ancora non esistono campioni a lungo termine per una politica di reddito minimo applicata su larga scala. Il 'mincome" di Dauphin, nella provincia canadese del Manitoba, è quello più studiato, e il programma di prestito del Namibia è celebrato ma ancora troppo recente—così che i ricercatori, gli attivisti, e gli economisti prendono come riferimento il "reddito di cittadinanza" dell'Alaska. Anche se non è neanche lontanamente abbastanza esteso da poter garantire di vivere solo di quello, il dividendo dello stato è un esempio che molti sostenitori del reddito di base usano a sostegno della causa.

Goldsmith nota che il Fondo dell'Alaska "rientra piuttosto bene nella definizione di 'reddito di cittadinanza': è essenzialmente universale, individuale, incondizionato, uniforme, puntuale, e distribuito in contanti." Il fatto che sia universale lo rende attraente ai difensori del reddito di base. Si differenzia dal reddito minimo garantito solo perché "la somma cambia di anno in anno ed è troppo bassa per contrastare la povertà."

Goldsmith ne ha anche individuato alcuni aspetti negativi—si è chiesto non incoraggi i poveri a rimanere in condizioni sfavorevoli, per prima cosa—e chiarisce che sono necessari ulteriori studi per arrivare a vere conclusioni. Nonostante ciò, l'Alaska è tra gli stati con il più alto livello di benessere, e i soldi sudati insegnano che quelli gratis di sicuro non guastano.

I benefici sono tali che agli economisti hanno cominciato ad analizzare la prospettiva di esportare il modello dell'Alaska in altri stati, con altre risorse. "Personalmente, credo che esportare il modello dell'Alaska in altri stati sia una grande idea," dice Scott Santens, un sostenitore del reddito minimo garantito. "Per prima cosa, già sappiamo che funziona, è molto popolare tra i conservatori e i liberali, e c'è la necessità di aumentare i redditi di chi non fa parte del 20 percento più ricco."

Se il Fondo è popolare anche tra i conservatori—oltre al fatto che tutti tendono ad apprezzare i soldi gratis —è perché i cittadini dell'Alaska non lo considerano un vero reddito di base.

"Si tratta di una distribuzione di una porzione di entrate che provengono dalle risorse naturali—di proprietà pubblica—ai cittadini dello stato. E anche se quest'anno probabilmente il dividendo arriverà a 2.000 dollari, non è una somma sufficiente perché venga considerato un reddito di base."

L'ideatore del Fondo sarebbe d'accordo con Goldsmith. In un'intervista al New York Times negli anni Ottanta, spiegava che "anche il dividendo dato a ogni cittadino dell'Alaska di ogni età dal 1976 ha un'intenzione politica conservatrice. [...] mette un freno alle spese governative, incoraggiando i politici a risparmiare per poter poi ridistribuire i soldi alla gente."

Più o meno, questa è ancora oggi la tesi dei conservatori che sostengono il reddito di base—distribuendo a tutti un salario garantito, sostengono, puoi liberarti di tutta quella burocrazia necessaria per gestire i programmi di assistenza sociale attuali, e lasciare il mercato libero di girare.

L'oleodotto dell'Alaska. Immagine via US Geological Survey

Magari non si tratterà di un vero reddito di base, ma la banca di stato petrolifera dell'Alaska sta funzionando esattamente come da programma—l'idea era quella di creare un fondo che garantisse un futuro ai cittadini una volta finiti i giorni gloriosi dell'estrazione del petrolio, e questo è esattamente ciò che sta succedendo. Il Permanend Fund è diventato un organo versatile ed essenziale, che aiuta a preservare e distribuire la ricchezza generata dall'estrazione dei giacimenti petroliferi dell'Alaska. Il dividendo del Permanent Fund ha sfruttato lo sciacallaggio per migliorare la vita di ogni cittadino dello stato. I soldi ricavati dal petrolio sono diminuiti drasticamente dai picchi degli anni Ottanta, ma il fondo oggi è più ricco che mai.