Attualità

Cos’è successo sull’internet italiano nel 2016

Alla fine dell’anno scorso, cercando di riassumere per i posteri quello che era successo nel 2015 sull’internet italiano, ho scritto che finalmente internet aveva smesso di rimodellare elementi già esistenti della cultura di massa e iniziato a produrre le sue icone e i suoi riferimenti culturali, facendosi anzi inseguire dalla cultura di massa stessa. 

Ecco, nel 2016 il salto è stato ancora più grande. Internet è diventato qualcosa in grado di fare cultura, di influenzare la realtà fisica che ci circonda e le persone che la abitano: basta pensare alla gente che ha preso multe giocando a Pokémon Go, a tutte le volte che ci siamo sentiti fare battute sul kaffèè nella realtà, al modo in cui abbiamo iniziato a riflettere sui meme dopo che Pepe the Frog è diventato il simbolo del nuovo suprematismo bianco.

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Ovviamente il cambiamento è in corso e quanto accaduto quest’anno è stato solo un primo passo. Per documentarlo, abbiamo deciso di mettere insieme le cose più importanti successe su internet nel 2016. 

IL BUONGIORNISMO È DIVENTATO LA LINGUA FRANCA DI INTERNET

Il buongiornismo è stato probabilmente il fenomeno di internet più rilevante dell’anno. Quando in futuro ripenseremo al 2016 penseremo all’anno in cui i quaranta-cinquantenni italiani hanno preso definitivamente confidenza con Facebook, abbandonato ogni timidezza e cominciato a condividere compulsivamente immagini sgranate con cui augurano buongiorno ai loro amici o li invitano a prendere il caffè.

La cosa forse più interessante del buongiornismo è che a distanza di mesi il fenomeno esiste ancora. Si tratta di qualcosa di anomalo se pensiamo alla vita media delle mode di internet e probabilmente questa longevità è dovuta al fatto che la cultura di internet in Italia si sta evolvendo, allontanandosi dai recuperi ironici di personaggi televisivi. L’ho sperimentato di persona quando sono stato un cinquantenne sotto copertura per una settimana: ancora oggi, a distanza di mesi, mi capita spesso che la gente che incontro per strada mi offra kaffèèè ironici. 

Il buongiornismo non è stato solo un fenomeno di internet ma anche un fenomeno della realtà, e in quanto tale è stato talmente trasversale da risultare perfettamente comprensibile sia alle persone più edgy che a mia madre—diventando una specie di lingua franca dell’internet italiano. 

POKEMON GO HA SCATENATO IL DELIRIO COLLETTIVO

Un esempio di delirio collettivo: Francesca Cipriani che cattura Pikachu con le tette.

Il 6 luglio 2016 è uscito Pokémon Go, il primo gioco per mobile in realtà aumentata. Persino io che non l’ho mai scaricato so perfettamente di cosa si tratti e come funzioni, per cui immagino che non serva spenderci tante parole. Diciamo semplicemente che potremmo dividere il 2016 in pre e post Pokémon Go.

Anche se il gioco in sé non era niente di che—tant’è che una volta scemato l’hype da “oddio adesso vado in giro e catturo i Pokémon mentre cammino” il numero dei giocatori si è abbassato drasticamente—il delirio collettivo che ha scatenato è stato percepito da tutti. Sia per le sue dimensioni, sia perché per la prima volta era qualcosa di virale su internet che diventava virale anche nella realtà.

Facciamo un conto: le bufale su presunte risse e incidenti mortali causati dalla app, le varie opinioni e gli allarmismi sulla “finta socialità che produce solitudine”, gli articoli intitolati “i Pokémon non sono reali mai i pirla che ci credono sì” (sì, è uscito davvero), la gente che cercava di guadagnarci, i meme su Pikachu usciti sulla pagina ufficiale di Forza Italia. 

IL TROLLING È ARRIVATO IN TELEVISIONE

Proprio quando sembrava che ormai le cose più importanti fossero già passate, è successa la più rilevante per la sua influenza sul rapporto internet-realtà: l’ospitata di Bello Figo a Dalla vostra parte in qualità di “profugo che si vanta di non pagare l’affitto” e la sua dabbata in faccia ad Alessandra Mussolini.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che quello immortalato nel video qui sopra sia uno dei momenti spartiacque della storia della televisione italiana. Se ci penso, l’unico altro momento televisivo così importante è Berlusconi che pulisce la sedia dove si è appena seduto Travaglio nello studio di Santoro. 

Chiamato a fare la carne da cannone in un’arena tv di ultra-destra, Bello Figo ha portato per la prima volta il trolling in prima serata. In quei dieci minuti di ospitata TUTTI in Italia hanno scoperto internet e l’hanno interpretato in base al proprio sostrato culturale. Mezza Italia è scoppiata a ridere per l’evidente assurdità di quello che stava vedendo, ma l’altra metà non ha capito l’ironia ed è corsa a commentare indignata il video di “Non pago affitto.”

“FAKE NEWS”, “POST-TRUTH” E “ALT-RIGHT” SONO ENTRATE NEL LINGUAGGIO COMUNE


Il risultato delle elezioni americane ha fatto entrare di forza una certa parte di internet nel linguaggio quotidiano—penso ad “alt-right” e “post-truth” che secondo l’OED sono state le due parole dell’anno—oltre che nella vita reale: si è parlato moltissimo, infatti, del ruolo che le cosiddette “fake news,” i siti di bufale razziste come Breitbart e angoli di internet come /b/ e r/TheDonald hanno avuto nell’orientare l’opinione pubblica americana e portare Trump alla vittoria. 

Anche se probabilmente non è stato soltanto merito loro, il risultato delle elezioni americane ha mostrato come queste fonti di (falsa) informazione siano diventate più influenti dei tradizionali media mainstream e come i social siano diventati delle piattaforme politiche fondamentali—tanto da spingere lo stesso Trump a investire molto su Facebook nel corso della sua campagna elettorale. 

Quando poi un meme è arrivato a essere considerato un simbolo d’odio equiparabile alla svastica è stato finalmente chiaro che internet, pur restando uno spazio separato di realtà, è diventato qualcosa in grado di influenzarla profondamente. Ovviamente in questo caso si è trattato di un fenomeno globale e in Italia per il momento non sembra esserci ancora qualcosa di equivalente all’alt-right americana, ma possiamo essere fiduciosi: c’è tutto il 2017.

IL 2016 STESSO È DIVENTATO UN MEME

Se li mettiamo tutti in fila, i disastri del 2016 sono impressionanti: praticamente non c’è stato un mese senza che nel mondo succedesse qualcosa di negativo. 

Parlando di internet che supera la realtà, era naturale che di fronte a un anno del genere la reazione non potesse che essere quella di farlo diventare un meme prima ancora della sua fine—un po’ l’emblema del concetto di annus horribilis.

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