Chi ha vinto le elezioni in Spagna — e cosa potrebbe succedere adesso

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Il bipartismo è morto. La Spagna della frammentazione politica ha imposto al duopolio del Partido Popular (PP) e del Partito Socialista (PSOE) la fine di un’epoca. Per la prima volta, i due partiti che si sono alternati al potere sin dal 1982 hanno perso la loro supremazia in favore delle liste di Podemos e Ciudadanos, i due nuovi partiti che hanno fatto irruzione nel panorama spagnolo.

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Con il 28,7 per cento dei voti, la vittoria del PP nelle elezioni del Congresso è stato un successo agrodolce: i conservatori guidati da Mariano Rajoy hanno vinto col margine più esiguo della recente storia democratica spagnola, con soli 123 deputati.

“Abbiamo vinto di nuovo le elezioni, ma con trenta parlamentari di differenza rispetto alla seconda forza politica. Cercherò di formare un governo: credo che la Spagna meriti un esecutivo stabile” ha assicurato il presidente spagnolo, a capo della lista dei conservatori, che nel 2011 aveva vinto con il 44 per cento circa e guadagnato 186 seggi.

Tuttavia, il risultato conseguito dal PP non gli permetterà di ottenere la maggioranza assoluta né da solo, né con l’appoggio di Ciudadanos, partito che si muove su posizioni centriste liberali e che ha racimolato 40 seggi, piazzandosi fuori dal podio.

Il Parlamento spagnolo, le Cortes generales, ha due camere: il Congresso dei Deputati – Congreso de los Diputados – e il Senado, che restano in carica per un massimo di quattro anni.

Il sistema elettorale è un proporzionale con liste bloccate e senza premio di maggioranza, che funziona all’interno di ciascuna circoscrizione e non in base ai risultati nazionali.

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“La rassegnazione è finita, ora saremo partecipi del cambiamento politico,” ha spiegato il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, che ha evitato di parlare di revisione al ribasso delle aspettative della sua formazione.

Il PSOE è stata la seconda lista più votata con 90 seggi, mentre Podemos – formazione di segno progressista nata all’inizio del 2014 – ha irrotto con forza coi suoi 69 seggi conquistati, ed è diventata la terza formazione anche grazie all’appoggio di alcune candidature autonomiste.

Ciudadanos e Podemos hanno convertito la lotta contro la corruzione in un nuovo linguaggio politico, assestando due duri colpi contro il Partito Socialista, da parte di Podemos, e nei confronti dell’area moderata da Ciudadanos.

Tuttavia malgrado la Spagna abbia votato per il rinnovamento, la conseguenza più credibile rischia di essere l’ingovernabilità—tenendo conto che nessuna delle formazioni politiche, tanto meno il PP da solo, ha ottenuto più del 30 per cento dei voti necessari.

Così, anche se il PP è rimasto in testa e Mariano Rajoy ha salvato la sua leadership, questa supremazia elettorale non potrà tradursi in nessun governo a maggioranza, perché oltre a Ciudadanos – con il quale non si arriverebbe comunque ai 176 seggi necessari – sembra che nessun partito possa accompagnare il partito del presidente in questa nuova legislatura. A dato scenario, solo un improbabile patto con il PSOE darà loro la possibilità di contare su un governo con una maggioranza. Malgrado ciò, il candidato socialista Pedro Sanchez ha invitato il PP a formare un governo.

“Il PSOE è disposto a dialogare per difendere gli interessi generali degli spagnoli. Ma in coerenza con quello che abbiamo difeso durante la campagna elettorale, sta alla forza arrivata prima cercare un modo per formare un governo,” ha dichiarato Sanchez.

Le altre opzioni sarebbero una più che complicata alleanza di sinistra tra PSOE, Podemos e Izquierda Unida con appoggio occasionale delle forze separatiste. Un’opzione che consentirebbe di arrivare al numero di seggi necessari, ma che potrebbe prevedibilmente portare alla richiesta di referendum secessionisti—probabilmente con l’appoggio di Podemos, gran vincitore in Catalogna con il nome di En Comù Podem.

Di fatto, Podemos è l’unico partito che appoggia una consulta in Catalogna, uno delle grandi sfide della prossima legislatura.

“Siamo l’unica forza politica statale capace di guidare un nuovo accordo con la plurinazionalità costitutiva del nostro paese,” ha dichiarato Pablo Iglesias, il vero volto di Podemos, che si è mostrato favorevole alla nascita un parlamento in Catalogna.

Tuttavia, applicare cambiamenti costituzionali della grandezza di un referendum di secessione implica l’appoggio di due terzi dell’emiciclo, una situazione ben complessa, a giudicare dai dati emersi dalle urne.

In Catalogna, Podemos è stata la forza più votata con 12 deputati, seguita da ERC con 9 e Democràcia i Llibertat con 8. 

Nell’ambito statale, Izquierda Unida – che concorreva a queste elezioni nella lista Unidad Popular – ha ottenuto il peggior risultato della sua storia, con soli due deputati.

In questo contesto, un governo di minoranza con appoggio esterno occasionale sembra essere al momento la possibilità più percorribile. L’alternativa è una legislatura corta con la convocazione di nuove elezioni.

Ciò che è sicuro è che, proprio come dichiarato davanti alle camere da Inigo Errejon, numero due di Podemos, “è finito il bipartitismo. Stiamo aprendo una nuova epoca nel paese.”

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