Pubblicità
News

Mattarella ha fatto 'bene' o 'male'?

Ha salvato la costituzione e fermato un governo che ci avrebbe messi nella merda, o ha direttamente spianato la strada a Lega e Cinque Stelle?

di Leonardo Bianchi
28 maggio 2018, 10:40am

Sergio Mattarella, non proprio contento, ieri al Quirinale. Grab via YouTube

Da ieri soprattutto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella esiste praticamente in due modalità: da una parte è il “nemico numero uno del popolo,” odiato persino più del suo predecessore Giorgio Napolitano; dall'altra viene indicato come l’unico presidio di civiltà per difendere l’Italia dalla minaccia “legastellata.”

Questa polarizzazione ben si riflette nelle varie opinioni che stanno invadendo le nostre bacheche Facebook. Se c’è chi difende a spada tratta la gestione presidenziale della crisi, molti parlano apertamente di “tradimento,” “colpo di Stato” e rischio di “guerra civile,” mentre l’arco politico che va da Giorgia Meloni a Luigi Di Maio parla di messa in stato d’accusa.

Naturalmente, la richiesta di “impeachment” è soltanto una sparata propagandista. La procedura è complessa, e regolata dall’articolo 90 della Costituzione e dalla legge Costituzionale dell’11 marzo 1953: in sostanza, sono previsti diversi passaggi parlamentari per valutare se il capo dello stato si sia macchiato di “alto tradimento” o “attentato alla Costituzione”; la decisione finale, poi, spetta alla Corte Costituzionale.

Ma, appunto: quali sono i presupposti per cui Mattarella dovrebbe essere messo sotto accusa? Secondo diversi costituzionalisti, semplicemente non esistono. Sul Fatto Quotidiano, ad esempio, il professore della Sapienza Cesare Pinelli dice che Mattarella si è sempre “mantenuto nell’ambito delle prerogative,” che “l’ipotesi di una sua messa in stato d’accusa è completamente al di fuori della Costituzione. Non ci sono minimamente gli estremi […], anzi che da chiedersi quanto siano conformi alla Costituzione certe dichiarazioni dei politici che le fanno.”

Dello stesso parere è Massimo Luciani, il quale al Corriere della Sera spiega che Mattarella ha semplicemente “esercitato i suoi poteri costituzionali,” mentre l'ex presidente della Consulta Ugo De Siervo su La Stampa dichiara: “La norma sulla formazione del governo [ l’articolo 92] dice che il PdR nomina i ministri su proposta del presidente del consiglio. Non è solo un ruolo notarile, è un potere che non risultava pubblicamente perché il sistema politico accettava le regole del gioco.”

E qui, sulle “regole del gioco,” entriamo nel vivo della questione—una questione che è del tutto politica, non tecnica. Come rileva il docente Gaetano Azzariti, “tutta la formazione del governo M5S-Lega è stata condotta al di fuori delle prassi e dei precedenti costituzionali.” Si tratta di un aspetto che Mattarella ha ben evidenziato nel discorso di ieri: non solo ha aspettato che passassero mesi prima che le forze politiche trovassero un accordo, ma ha pure digerito la designazione di Giuseppe Conte (un emerito sconosciuto, non eletto da nessuno) a presidente del consiglio.

L’imposizione leghista di Savona al Ministero dell’Economia è stata dunque l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mattarella ha ricordato come dal Colle fosse partita la richiesta di indicare “un autorevole esponente politico [sottolineo politico] della maggioranza, coerente con l’accordo di programma.” Indicazione che non è mai arrivata perché—e penso sia inutile girarci attorno—Savona non incarnava solo se stesso, ma una precisa linea economica della Lega (tratteggiata negli ultimi anni da Claudio Borghi, e da sempre spalleggiata da Salvini) che sarebbe fatalmente entrata in rotta di collisione con le istituzioni dell’Unione Europea, fino probabilmente all’estrema conseguenza di uscita dalla moneta unica.

In altre parole, Mattarella avrebbe dovuto accettare a scatola chiusa un progetto mai discusso in campagna elettorale, in grado di destabilizzare il paese; e nel fare ciò sarebbe finito o con l'estinguere il suo ruolo, oppure si sarebbe accollato - nel rispetto delle sue prerogative costituzionali - le conseguenze di quel rifiuto.

Si tratta, e credo sia piuttosto chiaro, di una scelta assolutamente drammatica; e che risulta tale anche per la terra bruciata che è stata fatta attorno al Quirinale. Ora, a patto di non vivere dentro una vignetta di Marione, è chiaro che Mattarella non sia l'espressione diretta di chissà quali "poteri forti europei"; eppure, da capo dello Stato, è perfettamente consapevole che determinati poteri sovranazionali sono in grado di mettere in ginocchio un paese.

Dal 4 marzo a oggi, e questo lo ha spiegato bene Alessandro Giglioli sull’Espresso, l’Italia sta vivendo “la questione fondamentale del presente: l’esternazionalizzazione del potere delle democrazia nazionali ai vincoli economici internazionali.”

È esattamente attorno a questa “contraddizione bruciante” che si è aperta una crisi di sistema e sulla quale, inoltre, si giocherà la prossima campagna elettorale—una campagna che sarà molto diversa dall’ultima che abbiamo appena vissuto.

Volente o nolente, la decisione estrema di Mattarella ha trascinato la presidenza della Repubblica nel mezzo dell’agone politico come mai prima d’ora; di più, ha dato il fianco alla linea narrativa che dominerà i mesi a venire: da una parte il “popolo,” dall’altra i “poteri forti” (qualunque essi siano).

Sappiamo fin troppo bene a chi gioverà questa contrapposizione. Matteo Salvini, infatti, si presenterà con la scrivania piena di sondaggi che danno la Lega in forte ascesa, in una posizione di assoluto predominio all’interno della coalizione di centrodestra, con il M5S costretto per la prima volta nella sua breve storia ad inseguire, una sinistra ai minini storici, e con oltre la metà dell’elettorato che (stando ai sondaggi) vede con sfavore ogni “ingerenza” dell’Unione Europea.

Ma soprattutto, Salvini (e con lui Luigi Di Maio, certo) potrà portare la sua retorica a livelli inauditi grazie ad un nuovo, leggendario nemico—un presidente che non solo ha voluto bloccare il “cambiamento,” ma che nella sua visione ha commesso il crimine più orribile: il tradimento della volontà suprema della "Gente."

Segui Leonardo su Twitter