Nella Bibbia c’è scritto che quando il demonio apparirà sulla terra sarà cammuffato da “Angelo Della Luce!. Mories, frontman di Gnaw Their Tongues, non sarà forse il demonio, ma di sicuro ne fa la musica—tanta, anche! Dal 2005, quando questo garbato olandese ha deciso di cambiare nome da Dimlit Hate Cellar a Gnaw Their Tongues, sono usciti circa otto album, sedici EP e nove split con quella sigla, incluso l’horroshow a base di sludge intitolato Dyodo Asema, che ha condiviso coi suoi conterranei Alkerdeel.
L’ottavo album di GTT, Abyss of Longing Throats (fuori il 7 agosto su Crucial Blast), è un misto convulo di droni post-black metal, industrial, musica classica e noise d’avanguardia che infesta il corpo dell’ascoltatore come larve malvagie. Abbiamo intervistato questo prolifico compositore per capire meglio come mai odia l’umanità, perché scrive testi che parlano di vomito e merda, e cosa lo ha finalmente motivato a lasciare l’oscurità del suo studio per andare finalmente in tour.
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Mentre leggete, ascoltatevi questo brano inedito che andrà in un prossimo EP.
Gnaw Their Tongues cattura sentimenti di disagio, orrore, rabbia, rimpianto. È così che ti senti nei confronti dell’umanità?
Nei primi tempi di Gnaw Their Tongues ero in delle condizioni veramente brutte e strane, e il mio assoluto disgusto per la gente era la mia principale preoccupazione. Oggi sono più mentalmente equilibrato, ma provo ancora parecchio disprezzo per l’umanità.
Era successo qualcosa in particolare che ha generato questo “assoluto disgusto?”
Preferirei non scendere troppo sul personale. Diciamo solo che mi sentivo così nei confronti di tutti. Allo stesso tempo, ho sempre provato a non lasciare che la negatività prendesse il controllo sulla mia vita. Ho provato ad essere corretto e dare una chance alla gente anche se, sai, non ne vale sempre la pena. Credo ci siano maggiori probabilità di venire delusi, semmai.
Molti dei tuoi testi sono abbastanza espliciti, parli di serial killer, religione, e di cadaveri che si decompongono fino a diventare merda, piscio e vomito.
Le cose più spaventose che succedono ogni giorno sulla terra mi ispirano. Si tratta per lo più di orrori reali come le atrocità commesse dall’ISIS e la cronaca nera. Ho scritto canzoni sul traffico di organi in Africa. I riferimenti ai fluidi corporali sono esempi degli aspetti più disgustosi che vedo nell’umanità. Gente turpe che fa cose turpi. Non mi sento intrappolato nel mio corpo e non temo la morte, fa parte dell’essere umano e io, sì, schifo l’umanità ma ne faccio parte. Ci sono un sacco di cose allucinanti che accadono tutti i giorni, per cui non credo mi mancherà mai l’ispirazione.
Trovi della bellezza nell’orrore?
Sì, ce n’è e sì, cerco di guardare alle copse brutte per fare la mia musica. Un tempo vedevo solo quelle al mondo. Oggi ne vedo anche di belle, per GTT mi concentro sull’oscurità, ma ho anche un altro progetto, Seirom, con cui cerco la luce.
Gnaw Their Tongues è stato uno studio project per quasi dieci anni. Quando hai iniziato a suonare live?
Nel 2014 ho registrato una traccia di diciannove minuti in collaborazione con la band sludge/black metal Alkerdeel. Ci fu chiesto di suonae live insieme nel contesto di un evento intitolato “Inspired by Black Metal”, tenuto all’Ancienne Belgique di Buxelles. Fu un’esperienza fantastica che mi mise seriamente in moto, per cui, quando mi hanno chiesto di suonare anche al Maryland Deathfest e fare un tour americano come Gnaw Their Tongues, non ho saputo dire di no.
È stato snervante cercare di trasportare la tua musica, così complessa e sfaccettata in un contesto live con altri musicisti?
Ho scelto appositamente tracce che pensavo potessero funzionare bene live, le più fattibili. Non pensavo che avrei potuto usare una vera backing band per una questione di costi e logistica. Era chiaro fin dall’inizio che sul palco ci sarei stato io, con al massimo un paio di altri musicisti, per cui ho arrangiato i suoni per farli funzionare. Fa un po’s trano suonare davanti alla gente delle tracce che hanno tanta importanza per me. In realtà è una gran bella sensazione.
Anche escludendo i tuoi altri progetti—Seirom, Aderlating, Cloak of Altering e Pyriphlegethon—la quantità di lavori che hai realizzato è impressionante. Dal 2006 hai pubblicato trentatré dischi, e nel frattempo lavori full time come grafico. Per caso impieghi tutto il tuo tempo libero a suonare?
Tempo fa effettivamente passavo tutto il mio tempo libero chiuso in studio, ma quei tempi sono finiti. Temo di avere esagerato, e di avere ora bisogno di uscire a fare altro, tipo andare al pub con gli amici di tanto in tanto, anche se passo ancora gran parte del mio tempo in studio. Sento una fortissima urgenza interiore di creare, e fare musica mi riesce facilemente, è il modo migliore che ho di comunicare col mondo. Se avessi altri talenti, immagino che riuscirei altrettanto facilmente a dipingere o scrivere, ma il mio unico vero talento è la musica.
Come hai cominciato ad ascoltate musica estrema?
Il primo disco in vinile che ho comprato in vita mia era degli Slayer, Reign in Blood. Da lì ho iniziato col death metal, poi col black. Alla fne degli anni Ottanta facevo un sacco di scambi di cassette, il che è stato molto importante per la mia conoscenza del mondo metal.
Cosa ti influenza oltre al black metal?
Mi piacciono le orchestrazioni di molte colonne sonore di film horror e thriller, specialmente degli anni Sessanta e Settanta, e i lavori di compositori d’avanguardia come Luciano Berio, Krzysztofi Penderecki, Alfred Schnittke e György Ligeti. In ambito industrial, invece, i miei preferiti sono Throbbing Gristle e Coil.
Quando hai scritto Abyss of Longing Throats, e cosa volevi che rappresentasse nel tuo percorso artistico?
È stato un processo molto lungo. L’ho iniziato nel 2013 e si è spalmato lungo un periodo di due anni, l’ho finito a inizio 2015. Non sapevo dove sarebbe uscito. Sono solo contento di essermi sentito ispirato a tornare con un nuovo album di GTT.
In che senso “tornare?” L’anno scorso avevi pubblicato la collaboraizione con gli Alkedeel e l’EP Wir Essen Seelen In Der Nacht.
L’ EP era già completato molto tempo prima. Le ultime vere registrazioni di GTT che avevo fatto risalivano al 2011 e sono uscite negli anni successivi. Non ho sentito l’ispirazione a portare avanti GTT per più di un anni, per cui, quando mi ci sono rimesso, ho registrato un mucchio di musica tutta assieme come ai vecchi tempi. Non mi ci sono scervellato su, ho solo lasciato fluire liberamente l’energia dentro di me.
L’album suona come la colonna sonora di un incubo senza fine.
La prima traccia, “Lick the Poison From the Cave Walls,” parla effettivamente di un incubo che ho avuto in cui ero in una caverna in discesa. La maggiorparte dei miei sogni sono completamente intrisi di paura di stare morire. Sono pieni di gente strana, creature bizarre e ci sono sempre un sacco di morti. Mi piace mettere la parola “throat”, gola, nei titoli, perché evoca un sacco di immagini forti… Urlare dal profondo della gola, tagliare la gola a qualcuno… Ultimamente gli estremisti islamici hanno decapitatom un sacco di gente. Ecco un altro orrore che ha a che fare con la gola.
Il disco sembra profondamente an anti-religioso, come molto altro della tua produzione, e il tuo nome è una citazione dal Libro Dell’Apocalisse. Sei un seguace del “sentiero della mano sinistra”?
No, sono ateo al cento percento. Mi interessa la religione, ma solo come strumento per capire la gente. In realtà sono il tipo con i piedi più per terra che tu possa trovare.
‘Abyss of Longing Throats’ esce il 7 agosto su Crucial Blast.