Nel suo studio in una strada tranquilla nel quartiere Shibuya di Tokyo, Nobumichi Asai hackera i volti umani. Con la combinazione di design, rilevazione di movimento e proiezioni mappate, Asai sta sfidando i limiti delle sembianze umane con il suo “makeup digitale”.
“La faccia è un medium molto interessante,” mi dice Asai in giapponese, mentre sua moglie traduce con sicurezza, come se avesse già parlato molte volte di questo argomento.
Videos by VICE
Nell’ottobre del 2014 Asai, in collaborazione con il makeup artist Hiroto Juwahara e l’ingegnere digitale Paul Lacroix, ha lanciato il video di Omote. Intitolato in onore della parola giapponese che indica “viso” o “esterno”, il progetto di realtà aumentata è stato mostrato per la prima volta nel corso un’installazione live, dove diverse omote sono state mappate su volti reali, che Asai una volta ha detto di considerare “il medium più delicato ma più potente per l’arte.“
Nella demo una donna siede di fronte a una serie di sensori che rilevano ogni suo movimento: gli occhi della modella sono chiusi mentre il suo volto viene scansionato da ogni prospettiva. I suoi occhi appaiono poi aperti, ma non sono occhi che vedono—sono un’immagine proiettata sopra le sue palpebre chiuse. La modella inclina lentamente la testa e la muove mentre la proiezione si muove con lei, Un programma trasforma il viso con diverse variazioni di makeup, molte delle quali coprono l’intera faccia, con tratti che si ispirano alle tradizionali maschere giapponesi.
Omote è bellissimo e un po’ inquietante, ha un che di innaturale ma non incute timore. L’internet è rimasto affascinato da questo progetto; il video ha ottenuto oltre 6,3 milioni di visualizzazioni. Dal debutto di Omote, Asai ha creato un video simile con due presentatori della tv giapponese.
Omote dimostra quale potrebbe essere il futuro delle nostre sembianze in un mondo più digitale, dove la realtà aumentata sarà usata diffusamente. Se una volta serviva la chirurgia plastica per cambiare drasticamente l’aspetto di una persona, ora abbiamo iniziato a esplorare degli strumenti digitali che potrebbero permettere radicali alterazioni dell’immagine molto più velocemente, in modo più semplice e completamente reversibile. In un futuro non troppo lontano, forse, prestare la propria pelle per un mondo a realtà aumentata potrebbe essere comune quanto lo è oggi avere un account di Facebook.
Allo stesso modo in cui gli utenti possono definire quali diversi gruppi vedere sui propri profili online, potranno scegliere quale personaggio in realtà aumentata verrà visto dagli altri: un aspetto per i tuoi futuri datori di lavoro, dove sembri una persona rispettabile pronta per diventare l’impiegato perfetto; un aspetto bizzarro riservato ai tuoi amici, con un makeup uscito direttamente da un video di Lady Gaga.
“Le differenze tra la fantasia e la realtà si stanno facendo più sfumate,” afferma Asai.

Immagine: Asai via Design Bloom
Ovviamente gli avatar della vita reale saranno potenzialmente esposti ad abusi. Immaginate se qualcuno hackerasse il vostro avatar e tatuasse un pene sulla vostra fronte. Oppure potrebbe essere creato un mantello dell’anonimato che oscura l’identità di chi lo indossa, “rendendo impossibile la descrizione e il ricordo del suo aspetto,” come scrisse Philip K. Dick della “scramble suit” di A Scanner Darkly. L’anonimato digitale provoca già abbastanza problemi nelle sezioni commenti, quale caos potrebbe scatenare nella vita reale?
Non è ancora il momento di preoccuparsene, dato che ci sono ancora dei problemi tecnici da risolvere, prima che questa tecnologia possa essere adottata largamente. Un esempio è il fatto che il rilevamento di movimenti non riesce a stare dietro a movimenti veloci, e l’attuale hardware non è abbastanza potente da eliminare la latenza che si presenterebbe in un sistema come Omote utilizzato in un contesto di realtà aumentata in tempo reale.
Il tempo è un’altra limitazione. Ci sono voluti sei mesi per sviluppare la prima demo di Omote, e il lavoro di un team di dieci persone. Secondo una dichiarazione di Asai, hanno dovuto creare un programma al computer in C++. Per ogni nuova iterazione, Asai e i suoi collaboratori devono iniziare da zero con un processo che dura mesi. Va fatta prima una scansione della testa della modella, che viene poi stampata in 3d e dipinta del tono di pelle corretto in modo che possa essere usata per fare pratica. Vengono poi segnati i tratti del viso, e un artista con Photoshop elabora l’immagine che verrà proiettata, che viene poi usata per creare un rendering CG che viene poi meticolosamente abbinato ai proiettori
E ovviamente c’è il problema degli occhi: per indossare una maschera in realtà aumentata nella vita reale gli occhi devono rimanere chiusi. Riconfigurare Omote in modo che gli occhi della modella possano essere aperti mentre sul resto del viso sono proiettate luci richiederebbe ulteriore lavoro.
Asai spera di velocizzare l’elaborazione di Omote e migliorare la sua tecnologia entro quest’anno. Intanto altri stanno lavorando a progetti simili, mentre questo segmento di realtà aumentata cambia velocemente. Dopo tutto, la tecnologia in sé non è nuova; i ricercatori lavorano a combinazioni tra il rilevamento di movimenti e la proiezione mappata da almeno un paio di anni.
L’artista britannica Jenny Lee ha usato la realtà aumentata per esplorare “la natura dell’essere umano.” Lee nel 2012 ha creato un progetto in cui utilizzava la realtà aumentata per proiettare una pelle digitale di sua creazione sul viso di alcune persone. Intitolato The Future Human, il progetto di Lee si concentrava sull’aspetto che le persone potrebbero avere nel 2060. I volti risultanti hanno ben poco di umanoide.
“Non li ho progettati in modo che fossero esteticamente belli,” mi ha detto Lee in un’intervista.
“è stato scioccante per le persone. Sentivano come se la loro pelle stesse cambiando veramente.”
Per The Future Human le persone si sono sedute di fronte a uno specchio interattivo in cui vedevano la pelle digitale sovrapporsi alla loro. Proiezioni come strutture rocciose, prismi o linee sinuose sembravano crescere sul loro volto.
“È stato scioccante per le persone,” afferma Lee. “Sentivano come se la loro pelle stesse cambiando, sembrava reale.”
Ma chi lo sa come saranno i canoni estetici nel 2060? La nostra attuale vita semi-digitale potrebbe essere una finestra sulla futura creazione di avatar reali. Lee evidenzia come le persone attualmente usino Facebook, dove foto di vacanze, post di belle notizie e altri contenuti vengono scelti ed editati dall’utente per creare l’identità digitale voluta, che non è necessariamente uno specchio della vita reale, da proiettare agli altri,
Finora la tecnologia AR è stata usata principalmente per scopi pratici. Prodotti come Magic Leap, gli occhiali a realtà aumentata recentemente annunciati dalla Sony e le lenti a contatto smart in corso di lavorazione stanno aprendo la strada a una vita potenziata dal digitale. Asai afferma che questi strumenti sono parte del cambiamento che renderà la manipolazione del viso con la realtà aumentata comune quanto la varietà di app per smartophone in realtà aumentata.
Oltre all’industria degli smartphone, ci sono progetti come Illumiroom di Microsoft, che amplia l’area di gioco dei videogiochi espandendo lo schermo negli spazi della stanza in cui si trova l’utente.
In qualsiasi modo andrà il futuro, la realtà aumentata ne farà sicuramente parte. In che modo, sarà compito degli artisti e dei tecnologi scoprirlo—in base alle esigenze degli utenti.
Altro
da VICE
-

-

(Photo by Matt Winkelmeyer/Getty Images for The Recording Academy) -

(Photo by Krisztian Elek/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) -
