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Panama Papers: quali sono finora le rivelazioni del più grande leak della storia

Ecco cosa contengono le informazioni oggetto del “più grande leak della storia”: 11.5 milioni di documenti segreti risalenti agli ultimi 40 anni, appartenenti allo studio legale panamense Mossack Fonseca.
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Photo by Matthias Balk/EPA

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Il più grande leak della storia.

Così sono stati definiti i "Panama Papers": 11.5 milioni di documenti segreti risalenti agli ultimi 40 anni, appartenenti allo studio legale panamense Mossack Fonseca, diffusi da un whistleblower al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung (SZ) ed elaborati nell'arco di un anno insieme all'International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), un network globale di giornalisti con sede a Washington.

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I Papers, pubblicati parzialmente ieri su circa 80 testate, hanno permesso di portare alla luce una rete di "140" personaggi di spicco della politica e dell'economia internazionale coinvolti nella creazione e nella gestione di compagnie offshore in diversi stati del mondo, spesso utilizzate per corruzione e riciclaggio di denaro sporco, evasione di tasse, copertura di traffici di droga.

Tra i nomi ci sono quelli di uomini vicini al presidente russo Vladimir Putin, del primo ministro islandese Sigmundur Gunnlaugsson, del presidente argentino Mauricio Macri, del re saudita Salman, del presidente ucraino Poroshenko. Su molte di queste informazioni riservate stanno indagando le autorità di Germania e Stati Uniti, mentre il governo di Panama ha annunciato l'avvio di un'investigazione.

La dimensione del leak, senza precedenti nella storia del giornalismo [via SZ]

I documenti, secondo quanto riportato da Süddeutsche Zeitung, contengono anche i nomi di numerosi "criminali e membri di organizzazioni mafiose." Alcuni nominativi di altri personaggi menzionati nelle carte devono ancora essere rivelati: secondo quanto avrebbe affermato il direttore del giornale tedesco, potrebbero essere coinvolti anche politici americani.

Which countries have officials implicated in — ian bremmer (@ianbremmer)4 aprile 2016

I documenti sono stati analizzati da oltre 300 giornalisti di 80 paesi - il partner italiano è L'Espresso - attraverso un sistema di comunicazione creato appositamente per scambiare dati e informazioni attraverso un canale riservato. Si è creata così una sorta di redazione globale, ma dislocata: l'inizio di una nuova era per il giornalismo pubblico. Edward Snowden, il whistleblower che ha portato alla luce il datagate nel 2013, ha commentato così su Twitter: "Il coraggio è contagioso."

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Biggest leak in the history of data journalism just went live, and it's about corruption. — Edward Snowden (@Snowden)3 aprile 2016

La Süddeutsche Zeitung ha raccontato di essere stata contattata da una fonte anonima oltre un anno fa, e di avere successivamente ricevuto 2.6 terabyte di dati provenienti dai server di Mossack Fonseca, uno studio legale panamense che assiste persone in tutto il mondo nell'apertura di società offshore completamente anonime all'interno di paradisi fiscali — tra cui Panama, Samoa e le Isole Vergini Britanniche.

"Queste compagnie permettono ai rispettivi proprietari di nascondere i propri affari, senza curarsi di quanto essi siano loschi," ha scritto SZ. Benché possedere una società offshore non sia di per sé illegale, dai Panama Papers si evince che lo scopo primario della maggior parte di queste operazioni finanziarie fosse quello di nascondere le identità dei reali proprietari.

Il capo di Mossack Fonseca ha negato ogni responsabilità, ma ha confermato che il database della compagnia ha subito un attacco hacker "limitato." Il direttore dello studio, Ramon Fonseca, ha descritto l'attacco e i leak come "una campagna internazionale contro la privacy."

Fonseca, che fino a marzo era tra i maggiori ufficiali governativi a Panama, ha detto a Reuters domenica che lo studio, che si specializza nella creazione di società offshore, ha formato più di 240.000 compagnie di questo tipo, e ha fatto notare che la "stragrande maggioranza" di queste sono state usate "per scopi legittimi."

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In un comunicato pubblicato dal Guardian, lo studio ha riferito che molte delle persone citate dalla stampa non sono e non sono mai state clienti di Mossack Fonseca. "Per 40 anni Mossack Fonseca ha operato senza colpa nel nostro paese e in altre giurisdizioni in cui siamo operativi," si legge.

Lo scorso 1 aprile, sul sito di Mossack Fonseca era apparso un comunicato - ora cancellato - che metteva in guardia i propri clienti da "un'introduzione non autorizzata all'interno dei server email." Lo studio legale aggiungeva: "Al momento stiamo determinando fino a che punto è stato avuto accesso al nostro sistema, che specifiche informazioni sono state ottenute, e il numero delle parti coinvolte." Evidentemente, era ormai troppo tardi.

'Oops' — WikiLeaks (@wikileaks)3 aprile 2016

Tra gli italiani, secondo quanto riportato da L'Espresso che ha potuto analizzare i documenti, ci sarebbe il presidente di Alitalia Luca Cordero di Montezemolo, attraverso la società Lenville Overseas. "Lo studio Mossack Fonseca ha curato anche gli interessi del presidente di Alitalia," scrive il settimanale. "Nei primi mesi del 2007 sono stati siglati una serie di contratti che, tra l'altro, indicano Montezemolo come procuratore di Lenville. Il manager, a quell'epoca al vertice di Ferrari e presidente di Fiat, ha ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale elvetica dell'italiana Banca Intermobiliare."

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La posizione più delicata al momento sembra essere quella del primo ministro islandese Gunnlaugsson che - stando ai Panama Papers - avrebbe utilizzato una compagnia offshore intestata alla moglie per nascondere milioni di dollari di investimenti nelle principali banche del paese.

L'opposizione ha chiesto le dimissioni del premier - che però ha annunciato di non volersi dimettere - mentre un corteo di protesta si è snodato tra le vie della capitale Reykjavík, concludendosi con un lancio di uova contro la sede del parlamento.

In una intervista realizzata dalla televisione svedese SVT, Gunnlaugsson decide di non rispondere a una domanda legata ai suoi interessi finanziari nella società offshore, abbandonando la sede dell'incontro.

Anche i nomi di diversi politici russi vicini a Vladimir Putin appaiono nei documenti. Il Guardian ha analizzato un numero elevato di accordi commerciali e prestiti - dal valore collettivo di circa due miliardi di dollari - che riconducono al presidente russo.

La figura chiave qui sembra essere quella di Sergey Roldugin, famoso violoncellista e grande amico di Putin, che possiede tre compagnie offshore il cui valore si aggira intorno ai 100 milioni di dollari: Sonnette Overseas, International Media Overseas e Raytar Limited. Le prime due società sono state create da Banca Rossiya, che gli ufficiali americani definiscono come "la banca amica di Putin." Nel 2014, Barack Obama ha approvato pesanti sanzioni economiche verso l'istituto di credito come risposta all'annessione unilaterale della Crimea da parte della Russia.

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Il portavoce del governo russo Dmitry Peskov ha puntato il dito contro quello che ha definito un sentimento di "Putinofobia," accusando le rivelazioni di essere "destinate al pubblico d'oltreoceano" e volte a "parlare della Russia in termini negativi." Quando "non c'è niente da dire," ha aggiunto Peskov ai giornalisti, "allora bisogna inventarsi le cose."

Le banche che hanno richiesto il maggior numero di società offshore per i propri clienti, via ICIJ:

Anche il presidente ucraino Petro Poroshenko, la cui elezione nel 2014 fu vista come un momento di svolta nella politica del paese piagata dalla corruzione, ha i suoi interessi economici all'interno di società offshore: nel 2014, Poroshenko è infatti diventato proprietario di Prime Asset Partners Limited, con sede nelle Isole Vergini Britanniche.

Dai file si evince anche come il re saudita Salman abbia utilizzato i soldi provenienti da una compagnia basata nelle Isole Vergini Britanniche per finanziare il pagamento di immobili di lusso a Londra e per uno yacht extra-lusso da 30 posti letto attraccato nel porto di Marbella, in Spagna.

Il presidente argentino Mauricio Macri, ex sindaco di Buenos Aires, non avrebbe invece rivelato pubblicamente di possedere delle quote in una 'società di comodo' con sede nelle Bahamas.

Anche Rami Makhlouf, figura legata al presidente siriano Bashar al-Assad, risulta come intestatario di una serie di compagnie gestite da Mossack Fonseca gettando, come scrive il Guardian, una luce sinistra sulla corruzione nel regime di Assad.

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Non solo politica: stando a Irish Times, infatti, nei documenti figurano anche i nomi di oltre 20 calciatori "di altissimo profilo".

Tra questi c'è Lionel Messi, l'attaccante del Barcellona che non è nuovo a guai fiscali — insieme al padre Jorge Horacio Messi, "la pulce" è sotto processo in Spagna per evasione fiscale perpetuata attraverso l'istituzione di compagnie offshore in Uruguay e Belize.

La lista sembra destinata ad allungarsi nelle prossime ore, mentre nuove rivelazioni vengono pubblicate dai ICIJ e dai media parter internazionali.

Stanno cominciando, in tutto il mondo, le indagini sugli accordi fiscali venuti alla luce in seguito all'enorme leak di dati provenienti da uno studio legale di Panama, che ha svelato una vasta rete di società offshore create da e per figure di rilevanza mondiale.

L'ufficio delle tasse australiano (ATO) ha riferito lunedì di aver aperto indagini su più di 800 clienti di Mossack Fonseca, lo studio da cui provengono i 11,5 milioni di documenti, mentre l'HM Revenue and Customs inglese ha richiesto una copia dei dati per "esaminare da vicino" le informazioni, e intervenire su possibili casi di evasione fiscale "in maniera pronta e appropriata."

Più di 70 capi di governo - in carica e passati - sono inclusi tra quelli citati nei documenti, forniti al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung (SZ) più di un anno fa e poi condivisi con l'ICIJ - il consorzio internazionale per i giornalisti investigativi - e più 100 testate mondiali.

"Al momento abbiamo identificato più di 800 contribuenti; più di 120 sono stati collegati a un'altra compagnia di servizi offshore a Hong Kong," ha dichiarato l'ufficio tasse australiano in un comunicato inviato per email a Reuters, in cui ha aggiunto di voler lavorare con il governo federale, la Commissione anticrimine australiana, e il regolatore antiriciclaggio AUSTRAC per continuare i controlli incrociati sui documenti. Non è però stato fatto il nome della compagnia di Hong Kong.


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