I bambini indaco, il prossimo stadio dell’evoluzione umana


Fotomontaggio che rappresenta un bambino indaco (immagini via e via).

Sankar mi ha portato davanti a uno sgabello posto di fronte a una scatola nera delle dimensioni di una latta di biscotti. Dentro la scatola c’erano una piccola lente che spuntava verso il mio viso e un groviglio di cavi diretti al suo computer. “Non essere nervoso,” mi ha rassicurato. Dalla scatola nera usciva un altro cavo che portava a un pannello a forma di mano, pieno di sensori. “Quando te lo dico, metti la mano sul pannello.”

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Sono venuto allo studio di Sankar a Moorgate per farmi fotografare l’aura. Non è una cosa che farei di solito, ma stavo indagando sul fenomeno dei “bambini indaco”—bambini che sarebbero nati in uno stadio più avanzato di consapevolezza umana, che possiedono abilità insolite e qualche volta soprannaturali. Ho sentito dire che, quando fotografati da specialisti dell’aura come Sankar, l’alone che circonda questi ragazzi—chiaramente invisibile agli occhi—si rivela. Volevo sapere se ero una di queste anime benedette.

Fatta la foto e registrata l’aura, Sankar mi ha accompagnato al suo computer per mostrarmi il risultato: una fotografia in bassa risoluzione della mia faccia, circondata da una nuvola rossa che sembrava fatta con l’effetto spray di Microsoft Paint.


Fotografia dell’aura dell’autore.

“Sei una persona molto attiva, vero?” mi ha chiesto. Direi di sì—voglio dire, lavoro molto più di quel che dormo e mi addormento sempre sul divano, quindi tecnicamente non sono mai a letto… “L’aura di una persona si divide in sezioni,” ha continuato Sankar. “Ciascuna parte ci offre una lettura di un aspetto della vita di quella persona. La tua aura è rosso intenso.

“Tutta?”

“Sì,” mi ha risposto.

“Ed è normale?”

“Non esiste un normale.”

Dopo aver parlato per un po’ con Sankar del suo lavoro, gli ho spiegato il motivo per cui ero lì e gli ho chiesto se sapeva qualcosa dei bambini indaco. Mi ha detto di averne sentito parlare nella comunità spirituale e di aver incontrato degli adulti indaco, ma mai bambini. Prima di andarmene ha detto una cosa che mi è sembrata un po’ strana, come se fossi finito in un testo di Stephen King mai portato a termine: “Questo è il tempo in cui nascono i bambini indaco, non è vero?”

Inizialmente parlavo dei bambini indaco come di un “movimento”, ma gli indaco che ho incontrato mi hanno immediatamente corretto (“Non è un movimento; un movimento è qualcosa in cui puoi entrare, come se stessimo portando avanti un’ideologia”). Quindi chiamiamolo fenomeno; come gli X-Men se non fossero andati a stare in quella grande scuola con il pelato.

Il fenomeno dei bambini indaco è iniziato intorno agli anni Settanta—il termine è stato coniato dall’autoproclamata sensitiva e sinesteta Nancy Ann Tappe, che a metà anni Sessanta, dopo aver notato come una gran quantità di bambini nascessero con aure “indaco”, ha pubblicato un libro sull’argomento, Understanding Your Life Through Colour.


Nancy Ann Tappe. (Immagine via)

Come per molti fenomeni spirituali, però, non ci sono definizioni precise di cosa significhi quell’aura indaco: nessun dogma riconosciuto da cercare, o profeti da scoprire. Ognuno lo interpreta come preferisce. Ma perlopiù alla gente sembra piacere l’idea che i bambini indaco rappresentino il prossimo stadio dell’evoluzione umana e possiedano caratteristiche che vanno dalle più banali—sono più creativi e empatici dei loro simili—alle più sublimi: possono leggere la mente.

Il sito Spiritual Growth Prophecies elenca una serie di elementi che accomunerebbero i bambini indaco: “Nascono sentendosi e sapendo di essere speciali e dovrebbero essere riveriti;” “Questi bambini sono sicuri di sé e hanno un maggior senso del proprio valore;” “Un indaco sa di essere come è e si aspetta che anche tu te ne accorga;” e “ il raggiungimento dei loro bisogni personali è importante per loro, e te lo faranno sapere.”

A me dalla descrizione sembrano solo quei bambini egocentrici e rompipalle che quando incontri in metropolitana cambi vagone, ma a proseguire nella lettura delle caratteristiche mi pare di capire che la loro arroganza sia giustificata: “creativi, con una vena artistica e talento per la musica, la poesia, ecc;” “intuitivi o sensitivi, spesso hanno avuto visioni di angeli o di gente morta;” “possiedono un forte desiderio di aiutare il mondo” e “cercano amicizie vere, profonde e durature.”

La scuola di pensiero opposta, portata avanti da accademici come David Cohen e Robert Todd Carroll, è che i genitori di figli con comportamenti fuori dall’ordinario adottino la definizione per comodità, piuttosto che cercare una vera diagnosi. Nel suo Dizionario dello Scettico, Carroll nota che, “Una delle tesi di The Indigo Children [manuale per genitori che credono che i propro figli siano indaco] è che molti dei bambini a cui sia stata diagnosticata l’ADHD siano in realtà ‘un nuovo tipo di stadio dell’evoluzione umana’,” aggiungendo, “Si può capire perché i genitori non vogliono che i loro bambini siano etichettati come affetti da ADHD. Quell’etichetta implica imperfezione.”

Quindi invece di riconoscere i problemi dei propri figli, i genitori li possono chiamare “bambini indaco” e dire ai loro amici all’asilo che i loro bambini hanno un “dono”  invece che un problema. Il dottor Ovais Badat, uno specialista nei disturbi di deficit di attenzione, mi ha detto, “Se un bambino con molti sintomi di ADHD non viene curato durante l’infanzia, potrebbe—secondo i risultati delle ricerche—avere seri problemi accademici, sociali ed emotivi. In età adulta, i bambini che non sono stati trattati si vanno a trovare in una situazione di svantaggio, sono più predisposti a contrarre malattie mentali, ad avere incidenti, a perdere il lavoro e a diventare criminali.”

Spezzone da —film sui bambini indaco.

Quindi, anche se i bambini in tal modo possono essere considerati “dotati”, gli effetti collaterali della mancata diagnosi del disturbo che conferisce loro il dono potrebbe essergli dannosa in futuro.

Quando ho iniziato a indagare sui bambini indaco, dopo aver consultato tutti i forum pertinenti, ho subito notato che nel regno indaco è benvenuta gente di ogni età. L’etichetta non è solo per mamme spirituali pronte a individuare poteri soprannaturali nei loro bambini, ma è una spiegazione per tutti quegli adulti che si siano qualche volta sentiti a disagio. Se non ti è mai sembrato di avere un tuo posto—o se hai un figlio il cui atteggiamento ti sembra un po’ stranino—ci sono dei comodi, empiricamente rigorosi, quiz su internet che ti diranno se il tuo bambino è indaco o no.

Ecco alcune domande:

-Tuo figlio si comporta dalla nascita come fosse un re?

-Tuo figlio si rifiuta di fare delle cose che gli vengono dette?

-Aspettare in coda è per tuo figlio un tormento?

Di nessun bambino normale, chiaramente, si potrebbe rispondere “sì”—la maggior parte dei bambini adora stare in fila—quindi questi test sono a prova di bomba (a parte il fatto che, nonostante la mia aura non fosse indaco, i risultati del mio test mi hanno comunicato di essere, di fatto, un umano indaco—cosa che ho sempre saputo e aspettavo solo venisse confermata.)

Ma, per qualche ragione, la gente insiste sempre sul non fidarsi di quel che si legge su quei rudimentali siti di test. Quindi, nello sforzo di capire se le “persone indaco” esistono davvero, ho pensato che sarebbe stato meglio cercarle e fare loro qualche domanda.

Dopo aver scritto a numerosi gruppi su Facebook, un uomo con “indaco” nel nome mi ha aggiunto e mi ha scritto un messaggio in bacheca: “Sei un indaco?” mi ha chiesto. È venuto fuori che questo tipo gestisce il gruppo Facebook degli Indaco del Regno Unito e, anche se sembrava un po’ nervoso—ha insistito perché non usassi una sua foto e mi ha rassicurato di non fare uso di droghe— ha inoltrato una mia breve lettera ad alcuni gruppi di indaco su internet. Ho ricevuto due risposte; una con qualche risposta alle mie domane e una in cui mi veniva proposto un incontro.

Breve documentario sui bambini indaco.

Innanzitutto, quello che ha risposto alle domande. La mia domanda sull’ADHD è stata ignorata e la domanda sui poteri degli indaco ha ottenuto solo una vaga risposta—che i poteri sono tutti psichici e non verificabili; cure Reiki e altre cose del genere. Quando gli ho chiesto se gli indaco sono in giro da tanto tempo o solo negli ultimi anni, la risposta è stata: “Da quel che ho capito la prima generazione di indaco ha iniziato a manifestarsi  in forma umana nella prima metà degli anni Sessanta. Io sono nato alla fine di quel decennio. Il mio ruolo è quello di rendere più sopportabili lo shock e il disagio dei numerosi indaco nati dagli anni Ottanta ad oggi…[sospiro] faccio del mio meglio.”

Il fatto è che, anche se pare ci fossero bambini indaco nati “numerosi” qualche decennio fa, non sono riuscito a trovare nemmeno un bambino britannico con il dono di un’aura indaco. Ne ho letto, ho sentito parlare di gruppi in tutta l’America—di genitori che dicevano arrabbiati ai docenti che non sapevano come insegnare ai loro figli indaco—ho setacciato forum spirituali e ho interrogato tutti gli indaco britannici che ho incontrato. Anche il dottor Badat mi ha detto di averne incontrari nel corso dei suoi studi. Ma, da quel che vedo io, la comunità britannica di indaco è composta solamente da persone di mezz’età per cui il fenomeno è una specie di terapia.

Una di queste persone è Caroline, che ho incontrato fuori dalla stazione di Charing Cross. Amichevole e chiacchierona, si è aperta subito e ha parlato per tre quarti d’ora senza che le facessi alcuna domanda. Ha avuto una vita difficile—compagni violenti, depressione combattuta con antidepressivi, pensieri suicidi, l’intero spettro dell’infelicità.

“Mi son sempre sentita diversa da tutti gli altri. Non mi sono mai sentita a mio agio,” mi ha detto. Finché ha iniziato a leggere degli indaco su internet e ha scoperto che tutto quel che provava poteva essere spiegato dal fatto di essere anche lei un indaco. “Sono andata a un appuntamento al buio con uno che possiede una grossa azienda a Canary Wharf. Abbiamo parlato per un quarto d’ora e viene fuori che è molto spirituale. Mi ha detto, ‘Sai di essere indaco, non è vero?’ E io ho detto, ‘Sì, lo so’.”

Ho chiesto a Carline cosa ne pensava della storia della sindrome da deficit di attenzione e iperattività, e mi ha risposto, “Non ne so molto. Una cosa strana è che gli indaco che conosco amano tutti gli animali, amano tutti la natura, sono molto spirituali. Anche le persone con l’ADHD sono così? Quand’ero a scuola c’erano sicuramente bambini con problemi del genere. E non erano per niente spirituali o amanti degli animali.”

Akiane, bambino di dieci anni, presunto indaco.

Si definisce olistica, ma si rende conto che a volte la medicina tradizionale sia importante. Sembrava anche più illuminata di quanto mi aspettassi, più razionale di quel che t’aspetti da una che ti parla di aure.

Ma, dopo un po’ che chiacchieravamo, Caroline ha detto qualcosa che ho preso come una rivelazione. Mentre parlavamo dei suoi momenti di difficoltà e di come scoprire di essere un indaco l’abbia aiutata a affrontare i suoi problemi, ha detto, “C’è gente che viene [ai gruppi di indaco] e dice, ‘mi sento molto giù oggi, penso molto al suicidio.’ Se dicessi una cosa del genere a una persona normale, non capirebbe, penserebbe soltanto, ‘Perché? Cos’è successo? Perché ti senti così?’ ma non lo puoi spiegare. Gli altri indaco capiscono, quindi possiamo aiutarci a vicenda.”

Forse affrontare le proprie emozioni mettendole a confronto con una lista online aiuta le persone nel trovare giustificazioni al fatto che non si trovavano bene a scuola, che non sono riuscite a tenersi un lavoro o che fanno fatica a adattarsi a un nuovo ambiente. E se le aure e un’idea un po’ vaga di rappresentare il nuovo stadio dell’evoluzione umana aiuta alcune persone ad affrontare quei problemi, che male c’è?

Però, come per tutti i grandi problemi—guerra, fame, sfilate di moda—l’intera questione diventa più difficile quando nell’equazione entrano i bambini. Come mi ha detto il dottor Badat, il non voler affrontare la possibilità che un bambino sia affetto da ADHD—che sia perché si ritiene il bambino un indaco o no—non porterà a risultati positivi. E il problema maggiore è che è una patologia abbastanza facile da curare.

Per farmi un esempio, mi ha detto, “Invito tutti gli scettici a confrontarsi con i miei pazienti che erano affetti [da ADHD] e che ora sono completamente trasformati dal trattamento, rimanendone essi stessi sorpresi. Hanno un lavoro, alcuni vanno addirittura all’università. Stanno diventando punti saldi per le loro comunità e famiglie e se ne stanno alla larga dal crimine, tutto grazie, in alcuni casi, a una semplice ed economica medicina e a qualche sostegno nella gestione dell’ADHD.”

È facile capire i genitori che non vogliono accettare che i loro figli abbiano un disturbo. E, specialmente nei casi di ADHD—al contrario dei bambini con problemi fisici—i sintomi sono invisibili, e per questo è facile per i genitori interpretare male il loro atteggiamento, o pensare che siano così perché sono “dotati”, invece di considerare i sintomi riconducibili a una specifica condizione medica.

Facendo affidamento  sull’invisibile, sull’opzione spirituale, e non affrontando come dovrebbero i sintomi dell’ADHD quando si manifestano, questi genitori corrono il rischio di vedere i loro figli diventare meno “dotati” man mano che crescono, e di vederli finire per essere adulti che lottano per trovare il proprio posto nel mondo spirituale in cui sono stati catapultati, ma che rimangono ancora senza una spiegazione al perché non si sentano a loro agio in nessun altro posto.

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