I Tauro Boys hanno creato qualcosa di grosso—e ora?

Una community di fan appassionati, un nuovo modello di fare rap tra pop punk e testi visionari, e ora una missione: uscire da Roma e prendersi l'Italia con il loro primo album Alpha Centauri.
12 luglio 2019, 9:38am
tauro boys alpha centauri
Tutte le foto compaiono per gentile concessione dell'ufficio stampa dei Tauro Boys e di Thaurus

In un certo senso possiamo dire che in questi due anni e mezzo i Tauro Boys li abbiamo visti crescere. Si sono presentati con un mixtape, il TauroTape1, pieno di cose che non si erano mai sentite nel rap italiano: beat che andavano dal cloud al metal passando per le musiche dei videogiochi, un intero vocabolario di espressioni oscure e reticenze che prendevano il posto dei soliti cliché spacconi del rap, un accento romano che per la prima volta andava oltre i limiti geografici della Capitale.

L’eterogenità dei brani e dello stile personale di ognuno di Yang Pava, Maximilian e Prince ha attirato nel giro di poco tempo l’attenzione di un pubblico sempre più grande. Meno di un anno fa abbiamo vissuto l’uscita del secondo Tape come una consacrazione, per via del suo stile più coerente e delle sue produzioni sempre meno lo-fi e sempre più pop, e ci siamo illusi di poter finalmente avere delle certezze sui Tauro Boys. Poi però, mentre nell’aria c’era odore di un terzo capitolo del TauroTape, a sorpresa è arrivato il primo album dei Tauro Boys, che si chiama Alpha Centauri. Questo esordio ufficiale ha ancora una volta mischiato le carte in tavola e per capire meglio che direzione stessero prendendo abbiamo deciso di cercare delle risposte direttamente da loro.

L’elemento che emerge maggiormente parlando con Yang Pava, Prince e Maximilian—il segreto del loro successo, se vogliamo chiamarlo così—è che prima di essere tra i rapper più interessanti del momento sono tre amici che sono cresciuti insieme e durante il percorso hanno iniziato a fare musica. Se gli si chiede dei loro colleghi il discorso va a finire sul Virgilio, il liceo classico capitolino frequentato da altri nomi illustri della scena romana, come alcuni membri della Love Gang e della Dark Polo Gang. Se gli si chiede delle collaborazioni non si citano rapporti di lavoro, ma si arriva sempre a parlare di “fratelli” e di come si sono conosciuti da ragazzi.

Per questo motivo è stata una scelta naturale basare il concept di Alpha Centauri sulla natura una e trina dell’omonimo sistema stellare—da quello che sono riuscito a capire da Wikipedia si tratta di un sistema composto da tre stelle, che viene però comunemente considerato come una singola stella). In questa occasione, per la prima volta, i tre rapper si sono fusi in un’unica entità omogenea * e, tra citazioni dai loro lavori passati e la “novità” dei riff pop punk su gran parte delle strumentali, in realtà già anticipata da certe cose del secondo Tape, sembrano diventati più consapevoli della loro collocazione nell’universo musicale italiano e più preparati ad affrontarne i successivi cicli solari.

Anche in questo caso bisogna evitare di ragionare sul presente dei Tauro Boys come su qualcosa di fisso e immutabile, perché è evidente che un occhio è sempre puntato al futuro e nessun cambiamento è veramente mai escluso. Sia che si tratti delle sonorità, dell’assetto del gruppo, dei concerti o persino della lingua dei loro testi. Due anni fa i giovani tori erano tutti pieni di ricordi di esperienze all’estero ormai lontani, la cornice in cui si muovono non è più Campo de’ Fiori; ma come mi dirà Prince nelle prossime righe “i gusti cambiano e siamo cambiati noi”.

* Dato che era un casino sbobinare tutto in modo ordinato vogliamo rispettare questo concetto, abbiamo preferito lasciare le risposte al plurale senza specificare chi dei tre stesse parlando, salvo qualche eccezione.

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La copertina di Alpha Centauri dei Tauro Boys, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Noisey: Alpha Centauri è il vostro primo vero disc. Avevate previsto di arrivare all’esordio su major già dopo due mixtape o avete colto al volo un’occasione? E vi chiedo anche se possiamo considerare chiuso il capitolo TauroTape o se lo porterete avanti in parallelo.
Tauro Boys: Ci sono arrivate varie offerte ai tempi, poi dipende da te se vuoi subito sposarti a una realtà più organizzata o se ci vuoi arrivare dopo. Comunque le opportunità arrivano. Noi abbiamo deciso di lavorare con Thaurus, che sembrava tra le realtà migliori con cui iniziare un percorso più definito. Poi allo stesso tempo ci hanno lasciato la massima libertà artistica, quindi non ci siamo sentiti vincolati: ci hanno dato dei mezzi più maturi e consapevoli per lavorare a un disco. Per quanto riguarda il discorso dei tape, non si può mai sapere. Sicuramente il TauroTape come concetto non è stato assolutamente abbandonato: possiamo dire che Alpha Centauri sia una cosa che ha spezzato la linea perché tutti si aspettavano il Tape3. Però diciamo che non è stato accantonato, è stato solo anticipato da Alpha Centauri.

In base alla vostra esperienza qual è la differenza tra fare un mixtape e fare un disco? E cosa ne pensate della situazione mixtape nel rap italiano?
Banalmente la differenza è che un tape è un concetto molto più libero, che ti serve per sperimentare: se vuoi prendere una base di Travis Scott e ci vuoi fare un pezzo sopra, lo fai. Il disco invece è un po’ più personale. Devi avere un concetto, un’idea, qualcosa di tuo. È questa la differenza tra i tape e Alpha Centauri. Nei mixtape ci sono anche tracce sconnesse l’una dall’altra, invece nel disco c'è una linearità. L’ultimo a fare mixtape veramente fighi in Italia e che ci ascoltavamo noi è Gué Pequeno coi suoi Fastlife; altrimenti la Dark Polo Gang, quando faceva gli album a coppie erano considerati mixtape, anche se poi i beat erano inediti. Gemitaiz e Madman sono gli unici ad aver fatto i mixtape in stile americano… ne hanno fatti otto, porcoggiuda! I più bravi a fare quello possiamo dire che sono loro. Per noi il tape voleva dire avere uno spazio, una raccolta di brani in cui sperimentavamo.

A proposito di “linearità” su disco, con Alpha Centauri avete virato su una nuova wave vicina al punk rock anni 2000…
Già avevamo iniziato con il TauroTape 2, diciamo che più che altro c’è stato un cambio di assetto interno. Ci siamo presentati in una maniera più omogenea e strutturata, cosa che prima magari veniva un po’ meno. Già aver fatto tutte le tracce di questo disco in tre è stato un messaggio: è proprio il concetto di Alpha Centauri, uno e trino, questa galassia composta da tre stelle ma che risulta come una stella sola, quindi abbiamo provato ancora di più a fonderci. Poi c’è la possibilità che nel prossimo progetto, qualunque esso sia, ci sarà più attenzione alla singola stella del sistema.

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I riferimenti che vengono fuori banalmente sono sempre blink-182 e Sum 41. Voi che gruppi ascoltavate di quella scena?
In realtà ci ascoltavamo più un altro tipo di rock, ad esempio i Red Hot Chili Peppers, gli AC/DC o i Muse. Il pop punk non l’abbiamo mai ascoltato troppo, non volevamo riprendere quell’immaginario; più che altro ne riprendiamo il background, dato che siamo sempre figli di quella generazione. Quando passavano certi gruppi in radio li ascoltavamo anche per riflesso, il nostro lavoro è prendere tutta quella roba che ci ha influenzati da quando eravamo piccoli e farla un po’ più nostra, senza stare troppo a pensare a chi prendere come riferimento. Andiamo in studio e molto spesso partendo dal beat viene fuori una cosa e arriviamo a dire “ah cazzo, sembriamo i Sum 41”. Se riprendi quelle sonorità tocchi le corde di tante persone anche inconsciamente: sentono una canzone dei Tauro Boys e gli richiama qualcosa del loro passato.

Parliamo di Roma. L'impressione da fuori è che la scena locale funzioni come una sorta di ciclo, chi raggiunge l’apice tende la mano a un artista emergente e così via: penso a come Side Baby sia diventato un po’ il padrino del rap romano o alla vostra vicinanza alla Love Gang.
È vero che un po’ funziona così, ma nel nostro caso gli artisti che hai citato, la Love Gang e Side, li conoscevamo e c’è un rapporto diverso. Ora come ora di nostri amici o persone più piccole di noi che ci stanno vicino e fanno rap non ne abbiamo, quindi non ci viene da ragionare in quel modo. Con Ketama e Side è un discorso a parte, siamo tutti cresciuti negli stessi licei, nelle stesse zone e siamo amici da dieci anni: noi eravamo tra i primi ad andare ai loro concerti quattro anni fa quando erano meno conosciuti, quindi è nato un rapporto di fratellanza, supporto e rispetto. La scena romana che citi tu è nata molto casualmente, si è creato un gruppo di gente che veniva più o meno tutta dal Virgilio, da Trastevere, quindi lo spingersi a vicenda è stato abbastanza automatico. Ora come ora però ci deve ancora essere qualcuno dopo i Tauro Boys: se arriverà un nostro amico che non si è ancora imposto ma sta facendo musica e stava al liceo con noi lo spingeremo volentieri.

Cosa ha significato per voi lasciare Roma per trasferirvi a Milano? Cosa vi manca di più di Roma?
Ci mancano gli amici. Gli amici e le abitudini. Comunque Milano è diventata la nostra base lavorativa, quindi per tutto ciò che non è lavoro preferiamo ancora Roma.
Yang Pava: Io sono ancora romano! Sto facendo ancora su e giù, ma di base sto a Roma. Ho mantenuto questa formula perché alla fine i Tauro Boys sono sempre stati divisi: prima due in Olanda e uno a Roma, adesso due a Milano e uno a Roma, quindi manteniamo sempre il doppio contatto mantenendo vari satelliti in giro.

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Visto che avete citato anche la dimensione internazionale, Maximilian, una particolarità del vostro primo Tape erano le tue strofe in tedesco che però hai abbandonato già dal Tape 2: qual è il motivo di questa scelta? Pensi che in futuro ci possano essere delle collaborazioni tra i Tauro Boys e qualche artista straniero?
Maximilian: Mi auguro vivamente di sì, anche perché abbiamo tutte le carte in regola per poter approcciare artisti internazionali. In realtà sul tedesco ti dirò che non l’ho mai veramente parlato: lo capisco e lo so pronunciare perché sono nato in Germania e ho molti parenti che stanno ancora là. Però mi piace molto il rap tedesco quindi ai tempi del Tape 1, in cui appunto ci sentivamo di voler sperimentare di più, mi volevo togliere questo sfizio di poter fare una canzone o delle barre in tedesco. Poi, come dicevamo prima, non abbiamo mai detto che la fase Tape sia finita quindi non è detto che i Tauro Boys abbiano smesso di parlare altre lingue. Che ne sai che domani non facciamo un disco in tedesco o in polacco?

Yang Pava, la prima volta che vi ho ascoltati mi hanno subito colpito i vostri testi e in particolare l’originalità delle tue strofe per le espressioni utilizzate e per la loro enigmaticità. Come nasce un testo dei Tauro Boys? Tutto ha un senso o c’è una certa dose di nonsense e dobbiamo smettere di cercare risposte?
Yang Pava: Ti dico subito che tutto ha un senso, quindi purtroppo dovrete continuare a rompervi la testa finché non trovate il significato. Ovviamente io posso dare indizi, molto spesso dico mezze frasi che però si concludono sempre in un mio ragionamento. Di nonsense ogni tanto ce n’è, ma molto poco, la maggior parte delle cose incomprensibili sono più metaforiche; questo lo dico per quanto riguarda i pezzi miei, ma in generale un po’ tutto il nostro stile è metà veritiero e metà veritiero in senso metaforico. C’è sempre un mezzo significato, il nonsense a tutti noi non ci fa impazzire, però magari può apparire quando dico qualcosa di molto personale che possono capire solo Prince e Max, che sono i miei fratelli. Poi il pubblico dice "Ok, ma di chi stai a parlà Pava?”. Ad esempio quando in "Hold Up" dico “sto con nonna Mary, Isola Tiberina” sto parlando letteralmente di mia nonna.

Prince, confrontandomi su Alpha Centauri con amici che vi ascoltano abbiamo notato tutti un’evoluzione sia vocale che di personalità per quanto riguarda le tue parti. Hai notato anche tu qualche cambiamento? E da cosa è motivato?
Prince: Mi fa piacere perché invece molti contestano un’involuzione, cioè da quest’anno tra i messaggi che mi arrivano non ci sono solo complimenti, anche se nulla di allarmante. Dipende sempre se uno è fan della roba che è uscita con questo disco o se è fan dei Tauro della prima ora. Però credo ci sia stata un’evoluzione di tutti quanti, io ho cambiato un po’ stile perché i gusti cambiano e siamo cambiati noi.

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Sarete sicuramente al corrente dell’esistenza di comunità online di vostri fan come “Tauroposting” su Facebook. Ci siete mai entrati? Cosa ne pensate?
Ogni tanto ci mandano dei meme che escono da lì, però nessuno di noi tre ci sta dentro anche se lo conosciamo. Pure su Instagram abbiamo delle pagine meme, sono carine. Ci piace avere un contatto diretto con i fan: dopo i live siamo i primi a scendere dal palco per chiacchierare, abbracciarci e farci le foto. Diciamo che nell’internet non c’è quel tipo di contatto che cerchiamo coi fan, anche perché c’è un po’ uno spacco tra chi era solo fan del Tape 1 e chi ha continuato a supportarci, dal vivo invece sono tutti supporter. Però ci fa piacere che si sia creato qualcosa anche online, se si parla di noi vuol dire che abbiamo creato qualcosa di grosso.

Su Alpha Centauri il vostro producer di fiducia Close Listen è stato affiancato da altri produttori. Quanto considerate Close un punto fermo dei Tauro Boys nonostante non sia un membro ufficiale?
Il rapporto con Close è sempre stato un rapporto soprattutto di amicizia, ci siamo beccati con Michele agli albori del Tape1, ci siamo conosciuti perché lui aveva uno studio e da lì è iniziata un’amicizia e una collaborazione molto stretta. In Alpha Centauri c’è Nick Name, che è il cugino di Pava. Poi abbiamo avuto Zollo di nuovo e Peppe Amore, ma gli altri sono Kenzo che c’era anche nel Tape1 e Prince, questo ragazzo molto bravo. Tornando al discorso mixtape e disco, c’è stata anche un’apertura, un’uscita dalla zona di comfort: noi abbiamo fatto i due tape sempre con Close come unico principale produttore e Tutti Fenomeni come unico feat. Poi abbiamo un po’ sperimentato chiamando altre realtà che abbiamo conosciuto in questi anni a Milano o in generale facendo musica e che non sono legate sempre e solo al mondo dei TauroTape.

Con il vostro esordio su major ci sarà anche un’evoluzione dei live dei Tauro Boys? Com’è stato per voi adattare la vostra musica al palco?
Per ora i live sono la parte su cui dobbiamo allenarci di più, anche se ormai con questo anno di rodaggio con più di 20 date abbiamo messo un po’ a posto lo schema. Sicuramente è la parte più bella, dove possiamo dare energia al pubblico e il pubblico può dare più energia a noi. Dal tour del Tape 2 ci sappiamo abbastanza fare sul palco, siamo più disinvolti rispetto alle prime date; ma non abbiamo avuto il tempo materiale di stacco per lavorare ai live e dargli un taglio unico, cosa che secondo noi arriverà. Abbiamo bisogno un attimo di respirare, ché tra il TauroTape 2, il Tape Tour, Alpha Centauri e Alpha Centauri Tour non abbiamo avuto un momento di stacco. Ce lo prenderemo e poi spaccheremo i culi pure là.

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