Il petroliere

Amo Daniel Day -Lewis. Lo cuoro. Lo adoro. Amo i suoi baffi. Amo i suoi tatuaggi e i suoi orecchini da pirata. Lo amo anche senza baffi e orecchini. Amo la sua faccia e amo la sua voce- e non me ne frega niente che si sia sposato quella noiosissima sfigata della figlia di Arthur Miller, la regista del peggior film della sua carriera. Amo che si veste sempre come un falegname. Amo che per prepararsi per il suo ruolo ne L’ultimo dei moicani abbia imparato a vivere nei boschi costruendosi canoe, cacciando, trattando pelli animali e vivendo in simbiosi con un fucile antico- che pare si sia portato appresso alla cena di Natale. La sua fede nella recitazione estremamente metodistica gli ha praticamente lasciato dentro parte di ogni personaggio che ha interpretato. Cioè, stiamo parlando dell’uomo che, quando interpretava un paraplegico, ha rifiutato di alzarsi dalla sedia a rotelle per tutta la durata delle riprese. È un po’ strano che il suo idolo sia Valentino Rossi, ma sono disposta a perdonargliela.

Dato che il vecchio DDL manco sa che esisto, il meglio che posso fare è andare al cinema e vedere il suo nuovo film, Il petroliere, che è nelle sale da venerdì scorso. Non ci sono scene di sesso nel film, ma almeno Lewis beve un sacco di whiskey e prende a sberle e pugni un sacco di gente. Non per rovinarvi nulla, ma a un certo punto usa pura un birillo da bowling. Che altro dire: anche se alcuni dei suoi altri film mi piacciono, questo è senza dubbio la miglior opera di P.T. Anderson, che continua a usare la California come tavolozza per dipingere la storia americana con spirito critico e un pizzico di nostalgia. Rimpiazzando la Los Angeles degli ultimi 40 anni con l’inizio del secolo, Anderson narra la storia di un magnate del petrolio (Lewis), dagli albori alla totale e sfrenata ricchezza / pazzia, un po’ come in Quarto Potere. Giusto per far quadrare il cerchio sull’America contemporanea, c’è pure un predicatore inquietante, interpretato benissimo dal ragazzino muto del film più sopravvalutato del 2007, Little Miss Faccia da Culo.

Ah, e la bellissima colonna sonora è stata composta da Johnny Greenwood. Quindi, per voi donne lesbiche e uomini etero che non volete fare del lento amore con Daniel Day Lewis, Il petroliere trasforma i temi noiosamente fondamentali dell’America moderna (petrolio, fondamentalismo religioso) in qualcosa di avvincente e appassionante, e per di più riesce a farlo facendovi anche piacere i Radiohead. Vorrà pur dire qualcosa.
GAYLORD McCHICKEN

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