Perché Caparezza piace a così tante persone?
Tutte le foto sono prese dal sito ufficiale di Caparezza.

Perché Caparezza piace a così tante persone?

Per trovare risposte soddisfacenti al successo trasversale del rapper pugliese, ho deciso di fare un'analisi del "genere" Caparezza.
20.9.17

Ricordo bene la prima volta che sentii "Fuori dal Tunnel": ero in prima media e dei miei compagni si stavano destreggiando in una reinterpretazione a cappella della canzone, deridendomi perché non la conoscevo. Evidentemente, non avevo visto abbastanza Top of the Pops in quei giorni—errore imperdonabile in fase di pubertà, al quale cercai di rimediare comprando una copia taroccata di Verità Supposte. Sono passati quattordici anni da quel giorno, Top of the Pops purtroppo non lo trasmettono più, ma l'autore di "Fuori dal Tunnel", invece, è ancora in circolazione, più carico che mai. Il nuovo album di Caparezza si chiama Prisoner 709, è appena uscito e io, come in quel triste giorno di prima media, continuo a chiedermi perché piaccia così tanto, quindi ho provato a scavare in profondità per cogliere l'essenza di Caparezza.

Per trovare risposte soddisfacenti al mio interrogativo, ho deciso di cominciare la mia ricerca con un'analisi della forma-Caparezza. Quello che a un primo sguardo non può certo sfuggire a un osservatore attento è che il nome dell'artista si è basato su una descrizione analitica della realtà: Michele Salvemini, così registrato all'anagrafe, ha i capelli ricci, ne ha molti, li tiene lunghi tanto da poter essere una vera e propria espansione del suo cranio. Quale nome migliore allora se non Caparezza, un modo spassoso per richiamare non solo all'immagine della sua testa e del suo cuoio capelluto simpaticamente ispido ma anche alle sue origini—tema che non mancherà di riproporsi abbondantemente nella sua poetica?

Capelli ricci e vaporosi non sono però l'unico marchio che contraddistingue l'artista di Molfetta. Se la vista non bastava a fartelo rimanere impresso, ci si mette anche il timbro pungente della sua voce, elemento che ti consentirebbe di individuarlo tra mille altri rapper. Si potrebbe pensare che il Salvemini abbia deciso di improntare la sua sonorità su una sorta di falsetto beffardo, su una specie di vocina demoniaca che trapana il timpano solo perché quello è oggettivamente l'unico modo in cui sa cantare. In realtà i fatti dimostrano esattamente il contrario. È MikiMix, il nome con cui si presentava Caparezza agli inizi della sua carriera, a svelarci una sorprendente verità. Come potete vedere in questa sua apparizione al Festival di Sanremo, Michele sa cantare anche senza il tono che lo contraddistingue. E allora perché lo fa? Perché scegliere di usare quel suono mefistofelico da tortura medievale combinato con arrangiamenti à la Rage Against the Machine quando si ha un'alternativa? Presi di per sé, gli elementi estetici della figura di Caparezza non bastano a spiegare il suo successo. Forse il suo alto indice di gradimento è dato da ciò che dice.

Tutte le foto sono prese dal sito ufficiale di Caparezza.

L'elemento di base delle canzoni di Caparezza è quella gigantesca sfera semantica che è contenuta nella parola "società". La società come luogo di diseguaglianze, la società come generatore di paradossi: la società malata, insomma. L'ambiente che circonda il fu MikiMix è un motore ingolfato che lo schiaccia e lo attanaglia. La denuncia sociale si applica tendenzialmente a qualsiasi campo, dalla Chiesa Cattolica alla casta dei politici. Il risultato è un meraviglioso universo in cui ci si ritrova in un liceo perennemente okkupato, dove ogni gruppo di studio analizza una tematica sociale nel modo più semplice possibile, con sopra quel pizzico di spirito anti sistema che un giorno ci condurrà finalmente a indossare tutti le maschere di V per Vendetta e a rovesciare la sopracitata società malata.

È chiaro che questa direzione contenutistica si presti perfettamente a occasioni ben più grandi di una semplice manifestazione contro la Gelmini, pace all'anima sua. Quindi quale scenario migliore per esprimere lo spirito Caparezza se non l'evento dove tutta la rabbia sociale si concentra in un momento solo, galvanizzata dai flauti dei Modena City Ramblers e guidata dai vapori della resistenza condensata in una bottiglia in plastica di vino rosso, se non il Concertone del Primo Maggio?

La critica sociale però deve essere in qualche modo accompagnata anche da una forte estetica campanilistica se vuole arrivare a colpire dritto al cuore del manifestante-ascoltatore, se vogliamo che questo si unisca alla lotta. Quale tema migliore se non quello dell'italiano arrabbiato, consapevole della bellezza della sua terra deturpata dalle ingiustizie del nostro Paese? Caparezza usa l'arma taranta e Puglia Sounds senza pietà, contribuendo ad alimentare quel travisamento estetico del Sud Italia fatto solo di crimini, cime di rapa, trulli e "posti incantevoli", ma soprattutto Al Bano.

Tutte le foto sono prese dal sito ufficiale di Caparezza.

Prelevato direttamente dalla sua azienda vinicola, Al Bano ci regala un featuring che dimostra quanto i pugliesi siano forti con il falsetto o, in generale con le voci maschili acute. Non è però il solo a vantare una collaborazione con il nemico numero uno della società malata. Caparezza è infatti riuscito nell'incredibile impresa di ricordare al mondo quanto nessuno nato dopo il 1980 si fosse mai inculato gli Spandau Ballet, proponendoci un duetto con Tony Hadley, il famosissimo cantante della band britannica. In questo capolavoro di rivalutazione di star decadute degli anni Ottanta non manca una profonda e attenta analisi della realtà con frasi degne di una conversazione sull'autobus tipo "Come ti sei ridotta in questo stato", con riferimento alla Povera Italia, pronunciate tra dissolvenze di Tony Hadley—anche lui sorprendentemente bravo a creare delle frequenze vocali particolarmente fastidiose e apparentemente costernato per la situazione del Nostro Paese.

Alla luce della mia analisi, il senso di un rapper adulto con i capelli a cespuglio, la spigliata propensione alla critica sociale e la tendenza a duettare con artisti di dubbia provenienza continua a non essermi del tutto chiaro. Ma soprattutto, non riesco a spiegarmi quale sia il motivo per cui così tante persone lo trovano interessante. Probabilmente, il suo successo si spiega con la sua versatilità: Caparezza è abbastanza generico e condivisibile nel suo essere contro. Non dice cose davvero scomode, e quindi finisce per piacere ai tantissimi italiani un po' indignati per le sorti del Bel Paese, prendendo dentro un pubblico politicamente trasversale. Ma è anche abbastanza istituzionalizzato, danzereccio, folkloristico e simpatico da poter essere presentato all'enorme pubblico informe del pop.

Personalmente, ho la vaga impressione che il buon Michele sia una sorta di ultimo colpo di coda della musica italiana impegnata, quella che ormai si è abbondantemente convertita all'intimismo, lasciando stare la classe operaia e concentrandosi sul più sano e più appropriato egocentrismo. Caparezza è un Primo Maggio orfano di padre sessantottino che boccheggia sulla riva di un fiume ormai asciutto: quello dell'impegno politico che si mischia con l'arte.

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