780.000 dollari per un figa, 3.000 per un cazzo. È cosa ben nota che la vagina domini il mercato del sesso, ma questa cifra ci dà un’idea più precisa della reale e concreta differenza, dell’abisso che passa tra i due organi riproduttivi della stessa specie.
Certo, l‘asta in questione era in un certo senso impari: da una parte una ventenne brasiliana davvero in forma (anche se col naso e i vestiti di una coatta di Ladispoli); dall’altra un ventunenne russo con i denti di un eroinomane, in tenuta da judoka, le cui foto ispirano puzza di gulasch mista a calzini sporchi. È ovvio, quasi giusto, che ci sia una differenza. Ma così alta? Il cazzo vale 0,0003 volte la figa?
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Da un parte ci sono pure logiche di mercato. Analizziamo brevemente l’offerta: più passa il tempo, più diventa difficile, immagino, trovare ragazze che a vent’anni siano ancora vergini. Ma la questione si fa ancora più ardua dal punto di vista maschile: esistono davvero, nel mondo Occidentale, ragazzi vergini a 21 anni? È come trovare un ago in un pagliaio ricoperto di sterco di mucca: non solo è molto, molto difficile, ma è anche una cosa che non ti andrà mai di fare. Questo per dire che il vero problema sta dal lato della domanda: chi è così scemo da spendere cifre astronomiche per una scopata che probabilmente durerà 27 secondi (a parte la fantomatica donna brasiliana che ha pagato 3.000 dollari per il pisellino di Alexander)? Non molte persone, a quanto pare.
Invece sembra essere tutto il contrario per l’altro sesso. La domanda per ragazze vergini c’è eccome. Ed è proprio qui che sta il mistero: perché pagare così tanto per scopare una ragazza illibata? Un’esperienza del genere, di solito, può andare dal “non piacevole” al “dramma totale”, fino a raggiungere il livello ultimo della presa a male, anche conosciuto come “splatter”.
Che a livello storico la verginità femminile abbia sempre avuto un valore superiore è fatto accertato, legato di volta in volta a sopravvivenza della specie, desiderio di possesso esclusivo o concezione della donna come proprietà—a questo punto, pare persino inutile scomodare Freud o i vari episodi di American Pie. Sembrano ragionamenti legati ad epoche ormai passate, ma a quanto pare sono più attuali che mai.
Così, con le dovute eccezioni a seconda della cultura, da un punto di vista di genere è innanzitutto l’uomo a giudicare la propria verginità “un fardello” di cui sbarazzarsi, mentre quella femminile, quale costruzione sociale, è percepita come un dono, un onore da conservare. Del resto, le stesse donne, pur accettandola, possono giudicare negativamente la verginità nell’uomo di una certa età, individuata come sinonimo di inesperienza sessuale e fonte di mancato appagamento delle proprie fantasie.

Il doppio standard, quindi, non è una cosa di cui stupirci. Qui, a fare la differenza, è stato ancora una volta internet, che ha portato all’estremo un qualcosa di tutto sommato normale, magari non giusto, ma normale. E a farne le spese sono stati soprattutto in due. Da una parte la ragazza brasiliana, che nonostante avesse messo all’asta la verginità per soldi e fama, a un certo punto ha dichiarato di volerlo fare per dare i soldi “ai poveri”, e ora dovrà davvero farlo, per non rischiare il linciaggio. Dall’altra, il nerd milionario giapponese che ha speso 780.000 dollari per una scopata, che in questo momento sarà chiuso nella sua stanza piena di modellini di Ultraman da 10.000 euro l’uno, ad uccidersi di seghe guardando foto di Catarina. Speriamo per te che ne valga la pena, Natsu, le prossime pippe le dedicheremo a voi.
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