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Politică

Salvini ha usato un prestanome della ‘ndrangheta per dare contro al sindaco di Riace

Il “cittadino di Riace” diventato virale nell'invettiva contro Domenico Lucano non era proprio un normale cittadino.

di Leonardo Bianchi
08 ottobre 2018, 7:59am

Grab via Facebook.

Questo sabato si è tenuta una grossa manifestazione a Riace in solidarietà a Mimmo Lucano, posto agli arresti domiciliari la scorsa settimana. E mentre centinaia di persone sfilavano sotto l’abitazione del sindaco cantando “Bella ciao,” Matteo Salvini e il suo staff social pensavano intensamente a una contromossa—concretizzatasi poi nel consueto status su Facebook.

“Oggi la sinistra (tra cui la Boldrini...) ha manifestato solidarietà al sindaco di Riace, finito ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina,” ha scritto il ministro dell’Interno. “Quando hanno indagato me, l’Associazione Nazionale Magistrati ha difeso il pm dichiarando ‘basta interferenze’, ora diranno le stesse cose?”

Il vicepremier ha poi invitato i suoi seguaci (“se avete due minuti”) ad ascoltare l’intervista—risalente all’aprile del 2016, cioè al periodo in cui iniziavano i primi attacchi a Lucano—ad un “cittadino di Riace” che parla del sindaco. Nel video, questo cittadino fa un ritratto non troppo lusinghiero di Lucano e del suo modello di accoglienza: sostiene, tra le altre cose, che il sindaco sfrutta i migranti e li fa lavorare al posto degli italiani per abbassare le paghe; e che il comune non sgancia un euro per le famiglie riacesi in difficoltà, ma trova i soldi per fiori e altre piccole cose. Insomma: Riace, sostiene, non è questa specie di paradiso in terra che Lucano, e con lui la stampa “compiacente” al seguito, vuole far credere.

Ma chi è l’uomo che parla nella clip? Ecco: qui la storia si fa decisamente interessante. Come hanno ricordato alcune testate locali, tra cui Iacchitè e il Corriere della Calabria, Pietro Zucco—questo il suo nome—non è un “cittadino” qualunque.

Anzitutto, è stato vicesindaco nell’amministrazione precedente a quella di Lucano, e attualmente fa parte di Noi con Salvini. Inoltre, e questa è la circostanza più significativa, nel 2011 fa è stato arrestato con l’accusa di essere una “testa di legno” del clan ‘ndranghetista Ruga-Metastasio.

Come spiega Iacchitè, quando faceva il vicesindaco ha gestito il ristorante ‘La Scogliera’ di proprietà di Cosimo Leuzzi—oggi al 41-bis—che è stato poi confiscato dalla Dda e affidato al comune di Riace. Zucco ha anche gestito “La cava di Stilo”, che secondo le forze dell’ordine è riconducibile a Vincenzo Simonetti, all’epoca arrestato con lui e ritenuto affiliato alla cosca Ruga-Metastasio. In pratica, sostiene la Dda di Reggio Calabria, Zucco sarebbe stato un “prestanome della ‘ndrangheta.”

E dire che, nel luglio appena passato, Salvini ci era andato giù piuttosto duro sulla ‘ndrangheta: l’aveva definita una “merda” e un “cancro che “purtroppo si è allargato in tutta Italia,” e aveva promesso di “portare via anche la mutande a questa gente.”

Se però si tratta di dare addosso ai propri avversari politici, è tutto ok e non c’è nessun problema. In questo modo, personaggi quantomeno ambigui si trasformano magicamente in “cittadini” e vengono arruolati nell’infinita propaganda del ministro dell’Interno contro il “pensiero unico” e i “nemici dell’Italia”.

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