Una volta per tutte, 'cos'è il codice'?

Dietro le quinte di un trattato da 38,000 parole di Bloomberg che ci guida nei labirinti del coding.

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24 giugno 2015, 8:52am

Quando Bloomberg Businessweek ha proposto di dedicare un'intera uscita della rivista ad un singolo articolo sulla programmazione, Paul Ford, programmatore e fine scrittore, si è spaparanzato sul divano con un cuscino sotto la testa e stiracchiandosi ha emesso un lungo "aaaaaaahhhhhhhhh" liberatorio prima di mettersi al lavoro.

Partendo da 2.000 parole, passando a 4.000, Ford si è dilungato molto rispetto al nucleo iniziale, richiedendo lo sforzo congiunto di un team composto da editor, grafici e sviluppatori web per rendere l'articolo ciò che è ora: una guida interattiva per principianti che, oltre a spiegare come i computer elaborano il linguaggio macchina, comprende del codice come parte integrante della narrazione. Tutto questo è diventato "What Is Code?".

Ma in cosa consiste esattamente? La presentazione online dell'imponente pezzo da 38.000 parole ha suscitato tanto scalpore quanto il contenuto dell'articolo. Subito dopo la pubblicazione, il pubblico ha proposto di tutelarlo in quanto artefatto dello stato attuale dell'arte dei digital media.

"Si tratta di un' opera d'arte particolarmente complicata. All'interno della descrizione di cosa è un codice di programmazione, ne implementa delle porzioni come parte del processo" dice Jason Scott, proprietario di textfiles.com e curatore presso l'Internet Archive. "L'articolo è composto dallo stesso lavoro dinamico che lo ha creato, un rischio estremo".

Ciò che rende il pezzo di Ford un caso eccezionale non è solamente il fatto di essere esaustivo e divulgativo, ma che è possibile leggerlo come un libro, facendo avanti e indietro tra teoria e cultura attraverso gli archi narrativi.

"Questo prodotto è tanto una ricerca approfondita quanto un affermazione culturalmente rilevante quanto un prodotto concepito come fondamentalmente effimero" dice Scott.

Quindi è arte, ma allo stesso tempo il suo contenuto è stato pubblicato con lo stesso spirito delle news che svaniscono nel giro di ore o di giorni. Perché questo pezzo che ha richiesto mesi per essere messo insieme, è venuto alla luce?

Screengrab: Bloomberg Businessweek

"What Is Code" è partito da una richiesta personale dell'editor di Businessweek Josh Tyrangiel. Nel corso degli ultimi decenni l'americano/a medio/a ha perfezionato la sua competenza tecnica, ma ancora non conosce cosa permette alla tecnologia di funzionare. La programmazione è una sorta di mostro dalle mille facce, duro da dominare, più semplice addomesticarlo. Tyrangiel crede che stia per crollare la barriera che divide l'America e i suoi sviluppatori di codice.

"Siamo alla resa dei conti nel business americano" ha detto " francamente, quando hai del software in tasca e in casa, non hai più il diritto di dire: beh, sarà qualcun altro occuparsene".

Alcune delle mie idee originali erano davvero folli, del tipo: "L'articolo sarà un'API! Lo leggeranno risolvendone i bug!"

Così ha scelto Paul Ford, che ha scritto un paio di pezzi per Motherboard (e tanti altri in giro nel web), per spiegare di cosa diavolo si tratti, particolarmente a beneficio dello staff di Bloomberg che voleva comprendere la programmazione.

"Ho steso la scaletta sotto forma di FAQ" mi ha spiegato Ford, "poi sulla bozza ho semplicemente distribuito le domande e finto che queste costituissero il flusso narrativo definitivo".

La natura in qualche modo retorica del pezzo, conduce il lettore attraverso la storia e poi di nuovo al codice, alternando brevi parti narrative a esempi pratici di logica o implementazioni di codice.

"Un caos particolarmente organizzato (a opinione di Bloomberg)" ha detto Ford "e i lettori hanno gradito qualcuna delle sorprese".

Screengrab: Bloomberg Businessweek

Partendo dalle 2.000 parole estese a 38.000, il team è giunto scegliere come presentare il prodotto in quanto importante pezzo di giornalismo.

"Alcune delle mie idee originali erano davvero folli del tipo: l'articolo sarà un API! Lo leggeranno risolvendone i bug! Interagiranno solamente attraverso una linea di comando REPL! Ci siamo divertiti sfruttando al massimo le possibilità del media adoperato" mi ha detto Toph Tucker, uno sviluppatore di Bloomberg che ha lavorato al progetto.

Alla fine, il pezzo si muove tra elementi interattivi e contribuiti grafici di Steph Davidson e Adam Pearce, i due hanno lavorato alla switchboard che vedete sopra, una tastiera su schermo funzionante e una sorta di gremlin blu che vi guida lungo il pezzo alla maniera di Clippy, l'assistente mascotte di Office.

Come da tradizione, il team di sviluppo ha pubblicato il codice open source per permettere ai lettori di analizzare la follia che si cela dietro la creazione della pagina, ottenendo di fatto ulteriore supporto nello sviluppo.

Bloomberg, ora, sta vivendo il suo momento di popolarità come era successo al caso Snow Fall, uno di quegli avvenimenti che mette l'intera industria del giornalismo a tacere e pronta prendere appunti su di una storia non solo perché appassionante ma anche per come viene presentata.

"La risposta ottenuta costiuitsce un caso di studio perfetto. In effetti, i lettori stanno correggendo e risolvendo i bug del nostro codice e chiedono di contribuire al progetto" dice Tucker. "Questo è perfettamente normale per gente appartenente ad un certo tipo di business ma completamente nuovo per chi si occupa di altro e colmare questo divario è parte delle intenzioni narrative di questa pubblicazione".

Tyrangiel dice che il pezzo vale una lettura, non solo per gli sforzi titanici dietro alla programmazione della pagina, ma perché getta un ponte tra i programmatori e i profani.

"La quantità di tempo richiesto per procedere nel racconto, assicura una carriera da informatico che può durare decenni" dice.

Come minimo, a fine lettura, meriteremmo un diploma digitale.