Il rap di Chadia Rodriguez è uno specchio

Dentro al suo messaggio indipendente e sex-positive si rivedono migliaia di ragazze e ragazzi, tanto da attirare l'attenzione di Big Fish e Jake La Furia.
09 ottobre 2018, 12:59pm
Foto di Mary Olano, per gentile concessione di Sony Music.

Nata in Spagna, ad Almeria, cresciuta a Torino, e stabile a Milano da novembre 2017, Chadia Rodriguez da aprile di quest’anno ha fatto uscire un totale di quattro singoli per Sony Music, che l’hanno rapidamente portata al centro dell’attenzione nella scena trap locale. L’ultimo di questi è uscito venerdì 5 ottobre, si chiama “Sister (Pastiglie)”, ed è un remake trap del vecchio pezzo dei Prozac+ “Pastiglie”.

Il fatto che Chadia non abbia precedenti artistici, e che sia una giovane donna (20 anni a novembre) sicura di sé e a proprio agio col proprio corpo, ha turbato una buona fetta del pubblico medio italiano. Poco importa se su scala globale le rapper donne sono sempre più consapevoli dei loro corpi, per nulla intimidite al raccontare le proprie esperienze di vita più turbolente, o al parlare esplicitamente di sesso e uomini: Cardi B, Nicki Minaj, Bbymutha, Cupcakke sono solo alcuni esempi. L’Italia è sempre stata bigotta e basica, in termini di gusto musicale, e le cose non sembrano migliorare.

Chadia ha madre spagnola e padre marocchino, e alcune di queste influenze si riflettono nella sua musica. “Per i beat, tutti realizzati da Fish, amo farmi ispirare tanto da quello che mi circonda, quanto dai suoni con cui sono cresciuta,” mi spiega Chadia in un bar vicino allo studio di Sony, a Milano, davanti a un succo alla pesca. “Mi piacciono sia sonorità latine, quindi legate indirettamente alla Spagna, che arabeggianti. Sono felice di lavorare con Big Fish, che ha una cultura musicale enorme.”

La sua carriera nasce infatti da una serie di fortunati scambi di musica tra Chadia, un suo amico producer che ha fatto da tramite, Big Fish e Jake La Furia, che non appena hanno avuto tra le mani i pezzi che la giovane torinese registrava al telefono, ne hanno capito il potenziale e hanno reso possibile il contratto con Sony.

È proprio Fish a illustrarmi al meglio la figura di Chadia, il giorno stesso dell’intervista: “Chadia è la persona che tante ragazzine andavano cercando. Le adolescenti del 2000/2001, che la mattina devono andare per forza a scuola, e devono seguire delle regole, vedono in lei la ragazza senza regole che dice cose. Anche su Instagram, tante di loro cantano o ripostano frasi dei suoi pezzi. Lo vedo come segno di forza e indipendenza per le ragazze: lei è la prima a dire ‘Oh, che cazzo volete?’. Negli ultimi 30 anni le ragazze della scena rap italiana hanno sempre voluto vestire i panni dei ragazzi, fare come loro, essere al loro livello. In tutto, a partire dal modo di porsi. Chadia invece è una ragazza, forse più di tante altre. La sua forza è questa”.

Chadia Rodriguez. Foto di Mary Olano, per concessione di Sony Music.

Noisey: Ti piace Milano?
Chadia Rodriguez: Sì! Mi sono subito ambientata molto bene. Sono riuscita a circondare da persone favolose, che mi vogliono bene, che ogni giorno credono in me, e continuano a spronarmi di brutto. Mi ci sono voluti un po’ di mesi, ovviamente, ma nel complesso sono molto soddisfatta della mia vita.

Con che musica sei cresciuta?
In generale ho ascoltato rap da sempre. Ho avuto varie fasi, a partire da quella techno. Ho sempre amato la techno, lo trovo un genere quasi spirituale. Sono fan di quel tipo di techno un po’ più deep-house, allegra. Non è nel mio stile ascoltare cose che fanno prendere male. I Club Dogo sono stati i miei riferimenti, fin da bambina. Sognavo di essere come loro, e dovevo solo continuare a crederci. Avevo un amico che aveva contatti con quella scena, e quando gli ho detto che avevo dei pezzi miei, mi ha chiesto di passarglieli, che li avrebbe girati a sua volta a un paio di persone. Così sono arrivati a Big Fish.

Come sono nati quei primi pezzi?
Li registravo al telefono. Magari tornavo a casa ubriaca o fatta, mi piaceva una certa rima su un certo beat, e la registravo. L’ispirazione mi veniva—e mi viene tutt’ora—in momenti random della giornata, di notte prima di andare a dormire, o al ritorno da serate.

Quando hai iniziato a scrivere musica?
Da bambina. La musica è sempre stato il mio sogno nel cassetto. Appena ho avuto la possibilità l’ho colta subito, perché è ciò che avevo sempre sognato. Da piccola ricordo che avevo l’abitudine di dire cose a caso, scrivere rime in qua e là. Col tempo ho iniziato a ragionare su come potessi articolare un testo vero e proprio, quindi sulla tecnica di scrittura, la metrica, ecc.

Artiste donne che hai seguito, o di cui sei fan?
Cardi B! Il suo posto se l’è preso, e ho preso tanto da lei. È stata una delle prime a mettersi a nudo davanti a tantissime persone. Mi piace il suo personaggio, anche se non si tratta neanche di personaggio. È proprio lei così. Oltre a lei, nella scena italiana sono molto fan di Arisa e Giorgia. Apprezzo il modo in cui sono riuscite a trasmettere certi messaggi, o a parlare di loro. Mi sono sempre piaciute.

Cardi B o Nicki Minaj?
In realtà tutte e due. Non ho modelli assoluti, cerco sempre di non dover scegliere. Piuttosto prendo un po’ dall’una e dall’altra, e metto del mio come tocco distintivo. Tutte e due riescono a darmi una sensazione forte, e mi piace imparare da tutte e due.

Leggevo che ti scrivono moltissime ragazze, sui social. Per loro sei come un riferimento, no?
Sì, un sacco di ragazze mi scrivono dicendo che si rivedono in me, che sono contente di sapere che sono anch’io nella scena, e che le mie parole le fanno stare meglio. Molte mi dicono che le loro mamme che soffrivano per gli ex fidanzati, con la mia musica riescono a stare meglio. Se madri e figlie si divertono e passano insieme del tempo grazie alle mie canzoni, a me fa solo piacere.

Tante ragazze mi scrivono poemi per dirmi quanto mi vogliono bene, quanto apprezzano quello che sto facendo, e di come riesco ad aiutarle. Io spesso rispondo, perché che problema c’è a rispondere a una fan? L’amore che loro danno a me deve essere uguale a quello che dò loro, quindi per me interagire con chi mi supporta è proprio importante. Ci deve essere un equilibrio. Ho sempre piacere a passare del tempo con i miei fan, in qualsiasi contesto, che sia fumare una canna o bere un Estathé. Così riesco a capire le loro esperienze, condividere i dolori, cosa che mi è vitale nella mia carriera.

È interessante che ci sia una ragazza, nella scena, a parlare delle proprie esperienze di vita, senza scendere a compromessi con la controparte maschile.
Nella scena ci sono sempre stati più uomini ad essere autorizzati a dire la loro, come e quando volevano. Non potevi dire più di tanto, parlavano delle tipe come fossero oggetti, e dovevi farteli andare bene. Ora perlomeno la narrazione è invertita, e ci sono più voci femminili a farsi valere. Certo, chi non capisce è perché non vuole capire. In tanti si ascoltano le canzoni in inglese di rapper donne, in cui magari parlano della loro vita non propriamente tranquilla o convenzionale, ma dato che non sanno l’inglese non se ne rendono conto sul momento. Pensano che sia figo perché tanto è in inglese, il beat spacca, e nel complesso suona bene. Poi se scelgo di farlo io, in italiano, viene subito criticato, anche se il contenuto è lo stesso.

Una donna che è a proprio agio con la propria carica sessuale, e non ha problemi a esporre il proprio corpo come e quanto vuole, viene automaticamente vista come una troia, da queste parti, ed è tutt’altro che una novità.
Ovvio. Quando invece se hai il coraggio di esporlo, è semplicemente perché stai bene con me stessa. Non mi vergogno di rimanere nuda davanti a nessuno, non mi imbarazza. Se mi insulti perché sono in intimo o nuda in una vasca da bagno, non hai capito niente di me. Ad ogni modo, la cosa figa anche della critica, è che in qualche modo ti torna utile a salire. Ben venga che ci sia gente che parla male di te: suscita interesse in chi magari non ti ha mai sentita ed è solo curioso. Tipo “andiamo a vedere che fa questa puttana che fa vedere il culo”. Poi quando vanno a vedere il contenuto, magari cambiano idea e iniziano a seguirmi.

Sì, gli hater ora come ora generano più clout dei fan.
Già. Si è visto tanto con la DPG. All’inizio tutti a insultarli, odiarli in ogni modo possibile, ma loro se ne sono fregati, hanno continuato a fare il loro, e sono diventati quelli che sono ora. Le persone che li insultavano ora sono sotto al palco a cantare le loro canzoni. Io sinceramente cerco di vivere la mia vita al massimo, fare le cose che mi piacciono, e fottermene del giudizio delle persone.

Per un artista conta davvero tanto ciò che fai vedere di te sui social. Poi quando i tuoi fan, o le persone che ti seguono, ti incontrano dal vivo, si fanno un’idea più vera di te e capiscono meglio che persona sei. Ho incontrato dal vivo due mie fan, e una di loro mi ha detto che, venendo dal rock e non avendo mai ascoltato rap, adesso si ascolta le mie canzoni e ha il coraggio di mettersi un vestito attillato. Prima girava con maglioni, felpe e vestiti larghi, perché si vergognava del suo fisico, mentre ora no. Cose come queste mi danno molta forza, sapere che dò a mia volta forza agli altri. Mi danno la forza di continuare e di dire sempre la mia. Quando mi abbatto un attimo, leggo i loro messaggi e sto meglio.

Pensi mai a te alla loro età, e a come ti rapportavi con i tuoi idoli da piccola?
Ci penso spesso. Alla loro età mi capitava di cercare l’appoggio dei miei idoli, ma non mi affidavo a quello per andare avanti. Sono sempre stata riferimento di me stessa. Ero il mio stesso guru. Sono sempre cresciuta da sola, e continuerò a farlo. Allo stesso tempo sento che il fatto che io sia passata attraverso tutto quanto quel dolore, non significa che lo debbano fare tutti i ragazzini—o le ragazzine. Attraverso la mia musica cerco di far capire determinate cose che magari i genitori o gli amici non possono far capire.

In casa come hanno accolto la tua scelta di dedicarti alla musica?
Sono sempre stata supportata. È una cosa che ho sempre voluto fare, se mi appoggi bene, se non mi appoggi bene lo stesso. Alla fine se ti piace una cosa non è che puoi farti tanto ostacolare: se ci tieni davvero la fai.

Te lo chiedo perché a volte essere figli di immigrati rende le cose più difficili, specie quando si tratta di supporto per determinate scelte di vita.
È vero. Mio padre è musulmano e marocchino, non dico che sia stato l’uomo più felice del mondo a vedere la figlia che si fuma le canne mezza nuda su YouTube. Quando però ha visto che ci credevo, che era quello che volevo fare, mi ha appoggiata al 100 percento. Non è semplice, come dici tu, sono d’accordo. Da piccola gliene ho fatte passare di tutti i colori, per trovare la mia indipendenza, la mia libertà. Non mi interessava se ero figlia di un musulmano. Non dico che non ci credo, però non dico neanche che ci credo. Ho avuto tanti casini che mi hanno reso quella che sono, e non mi lamento di niente. E immagino neanche i miei genitori! [Ride]

In generale direi che da quando vedono che la musica è una cosa che so fare, e la faccio bene, col cuore, si sono tranquillizzati. In generale se devo fare una cosa, mi impunto fino a farla alla perfezione. Magari nel mentre mi dispero, penso di non farcela, ma poi mi rendo conto di essere circondata da persone come Big Fish e Jake che credono tantissimo in me, ed è una forza in più. Mi aiuta a credere di più in me stessa. Se fai una roba dove sei circondato che non credono in te, stai certo che tu per primo non crederai mai in te stesso.

Che consiglio puoi dare a chi vuole dedicarsi a una sua passione, anche in contesti, familiari e non, relativamente avversi?
Di buttarsi, e fare in modo di circondarsi di persone che le sostengono veramente, che credono in loro. Poi tu devi sempre essere la prima persona a credere in te stesso, ma nel caso in cui alcuni siano più deboli, avere attorno persone incoraggianti e fiduciose è essenziale. Io stessa ho continui alti e bassi, mi ritrovo spesso a pensare di non essere in grado, o non all’altezza. Poi realizzo che non posso mollare proprio ora, lasciando a metà una cosa su cui tante persone hanno creduto. Non è giusto né per me né per loro.

Il sostegno dei genitori, come dicevamo, è molto importante. Ne risenti, se cresci senza. Io da piccola giocavo a calcio, l’ho fatto per sette anni. Dopo che mi sono infortunata avevo deciso che non avrei più giocato, perché sentivo che quella roba avrebbe continuato a farmi sentire peggio. Non era giusto per nessuno andare avanti. Mio padre non lo capiva, pensava che avrei dovuto continuare, insistere, mentre secondo me no. Quando ho capito che era il momento di mollare, lui si è allontanato un po’ da me. Il nostro rapporto ne ha risentito. Poi col passare degli anni ci siamo ritrovati, e adesso che mi sostiene al 100 percento sono contenta. Tutta quella sofferenza, la distanza e il conflitto, è servito a rendermi la persona che sono ora. Penso che non mi manchi niente dalla vita.

La copertina di "Sister (Pastiglie)".

Parlami un po’ del tuo ultimo singolo, “Sister (Pastiglie)”.
I Prozac+ sono il primo gruppo pop-punk che ho ascoltato quando ero più piccina. Quando ho saputo che Fish era amico loro, mi sono esaltata da morire. Del tipo “ti prego, facciamo qualcosa con qualche loro pezzo, chiediamo il permesso”. Quando hanno accettato a cedere proprio quel pezzo, ero felicissima. “Pastiglie” mi ha sempre dato un senso di allegria, e mi sono sempre immaginata un mondo estremamente colorato, pieno di pastiglie colorate, come poi è stato fatto nel video. Loro sono artisti che stimo tantissimo, e per me, aver fatto un remake di un loro pezzo, è un onore immenso. Infatti spero che piaccia a molte persone [Ride].

Il progetto è partito subito dopo “Fumo Bianco”. Abbiamo scelto di farlo uscire adesso perché era una cosa in cui credevo tanto, e volevo realizzarla al meglio, in modo da fare uscire il massimo sia da me che da loro. È un singolo che riesce a coinvolgere un pubblico diverso, più adulto, considerando che sono un gruppo che si ascoltavano quelli che ora sono trentacinquenni. Con i pezzi precedenti il target è quasi sempre stato più giovane, adolescente quasi. Ora Instagram dice che il mio pubblico arriva fino ai 65 anni, quindi sono solo contenta.

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