Quella di giovedì, di Santoro e Travaglio e Berlusconi, è stata la notte del successo del Cavaliere: non ha preso statuette in testa, non ha insultato le femmine, non ha perso nessuna capsula dentale nonostante ne abbia chiaramente abusato e soprattutto ha dimostrato di avere ancora delle carte da giocare. La cosa ci ha lasciato confusi e sgomenti, non tanto perché abbiamo visto il Cavaliere uscire indenne da una possibile graticola, cosa che è capitata un bel po’ di volte, ma perché proprio non ci aspettavamo che in quel covo di comunisti nessuno gli torcesse un capello. Ma ancora di più ci ha confuso il vago sentore che gli autori televisivi ci stiano prendendo per il culo, ribaltando ruoli, parti e copioni a sorpresa: mentre gli impavidi comunisti che pensavamo avrebbero attaccato duramente, fisicamente, Silvio, ridono, scherzano, sono intimiditi e imbarazzati dalla sua abbronzata persona, coloro che pareva ovvio avrebbero abbassato le mutandone davanti allo storico membro del panorama politico italiano hanno mostrato un’attitudine riottosa e incalzante.
Sì, perché il nostro disorientamento non è mica iniziato giovedì, ma si è espanso di studio in studio insieme al Cavaliere, che, come un duellante in un torneo, si è trovato a combattere ogni sera con avversari diversi. Per chiarirci un attimo le idee vorremmo ricapitolare come sono andati finora i suoi incontri, dal più al meno vittorioso.
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SERVIZIO PUBBLICO – Michele Santoro e Marco Travaglio
Della serata di La7 si è detto tutto, fratelli coltelli, collaborazionisti, Zelig, eravamo quattro amici al bar. Tutto sommato, il momento più atteso da quando esiste una TELEVISIONE ANTAGONISTA, è stato puro intrattenimento. Perché chi si aspettava una cosa tipo questa, con un po’ di politica, programmi e persone serie che parlano di cose serie, probabilmente non ha capito concetti apparentemente semplici come ‘spettacolo’ e ‘Italia’. Davvero vi aspettavate un discorso politico pieno di contenuti? Noi no, e a dirla tutta non l’avremmo neanche voluto, perché ci avrebbe annoiato e perché dopo 18 ANNI DI NIENTE avrebbe avuto il senso di un parto nella sabbia. Il problema è che a saperlo non siamo solo noi, ma lo stesso Cavaliere, che di tv e pubblico sa quello che c’è da sapere, e vince. Ma non vince solo lui, anche Santoro va a casa contento, perché ognuno ha i suoi obiettivi, chi il sorriso di un bambino (modello standard dell’elettore del Pdl) chi la bavetta eccitata di un produttore televisivo.

OTTO E MEZZO – Lilli Gruber
Io dalla Gruber mi aspetto gambaletti, pelle, frustini e tira-pugni. La Gruber rientra nel mio sommerso che urla “SARAI MIA!” e nel mio emerso che bisbiglia “pugni in faccia a Berlusconi pugni in faccia a Berlusconi.” Settimana scorsa il momento è arrivato e io mi sono concesso un mucchio di pensieri, su quanto sarebbe stato bello, su come mi sarei divertito, e sulla prima parola che avrei voluto sentire dopo la sigla tu-tu-tu, FISTING! Urlata, ma passeggera. E invece no, Lilli non ce la fa, non lo interrompe, ci prova ma non riesce e lui, come il nonno anziano della fermata dell’autobus, vince e dice tutto, non lo fermi, ma lo assecondi. Lilli, mentre tu annuisci, sorridi e fai circostanza, lui parla, e parla, ed è nonno, ancora, e parla, ancora, ed è divorziato, ancora, ed è tutto il resto, COMUNISMO, ancora, mani dietro la schiena, inclinato un po’ in avanti (nonnismo). La guerra è arte e LA NOIA vince sempre, sulla guerra come sull’arte, Fabio Volo lo sa. Peccato Lil, sarò sempre qui per te.
Sinceramente tuo.
Me.

Quelli del mezzo
Uno mattina, Studio Aperto, Canale 5, in mezzo c’è stato un po’ di tutto, comparsate, balletti, ma niente di particolare, il tutto semplificabile in un “sconfitte – vittorie 0 a 0.” Se proprio dobbiamo scegliere diamo un punto di merito a Rai uno, dove l’ottimo Franco di Mare ha fatto di tutto per giocare pulito decidendo bene di non parlare, di non interrompere e di pensare ad altro. Forse l’ha imparato nei Balcani, o in Africa, o in America Centrale, quando faceva l’inviato di guerra e dove se non ti nascondi non sopravvivi. Poi è finito a Uno Mattina e ci è rimasto. Davanti al Cavaliere Franco assiste sopito alle parole dell’ospite, che se ne esce con due note a margine di un discorso politico che non interessa a nessuno, soprattutto la mattina. Momenti belli di questo intermezzo un po’ così, “Siamo convinti di vincere” e “Ho detto ‘sceso in campo’ perché avevo un rango superiore.”

PORTA A PORTA – Bruno Vespa
Un applauso agli autori, ai notai, agli elettricisti, ai cavalli e ai domatori. Tutti bravi, come da contratto. Porta a Porta di Bruno Vespa con Berlusconi è stato il momento comico dell’anno, e l’anno è appena iniziato, quindi ce lo siamo già giocato. Vedere Vespa che fa il verso al Silvio è stato il concreto realizzarsi di Avengers, o Dredd, o Selvaggi: sospensione d’incredulità. Certo, parti dal presupposto che dallo studio di Vespa non ti puoi aspettare nulla di politicamente denso, ma non ci saremmo immaginati di arrivare addirittura alla farsa comica. Oltretutto questi due attori sono bravissimi, i migliori Tognazzi dai tempi di Tognazzi! A questo giro la coppia più bella del mondo finisce per fare i bisticcini con il piglio narrativo del tormento cinematografico Sarandon-Roberts. Vespa riprende Silvio e Silvio mette il muso, per un pochino. E sono bravi, bravissimi, come non se ne vedeva da un po’. Premio Oscar e contenti tutti, elettori del Pdl e non, i primi soddisfatti del risultato e i secondi placidi nel vedere che come si accordano loro non si accorda nessuno.

L’ARENA – Massimo Giletti
Non scordiamoci mai che Giletti è quello di Mattina in famiglia, Mezzogiorno in famiglia, I fatti vostri e Una voce per Padre Pio nel mondo, quello di Domenica In, Miss Italia nel mondo e Buon Natale con frate indovino. Tra lui e Magalli il capo-pollaio è quello basso, e gli occhi bassi e il ciuffo stanco fanno di lui l’avversario meno cattivo della Tv italiana. E invece eccolo lì, che scorna e scalcia e si alza, contro un Cavaliere che quasi se ne va e si arrabbia, ma per finta. A casa mia a Natale succede un po’ la stessa cosa. C’è mia zia che parla male di mio padre, con mia madre. Mia madre che guarda mio padre, e mia sorella che vorrebbe alzarsi ma non può, perché la mamma è distratta. E allora strilla. Ovviamente Giletti non è la mamma, ma il piatto con tacchino e patate di mia sorella, che si becca le urla anche se non le merita, e non le ha chieste. Mia mamma è il pubblico, che guarda altrove. La cosa è ancora più semplice: gridare a Giletti è facilissimo perché A) UNA VOCE PER PADRE PIO NEL MONDO, e B) Se ti incazzi ti incazzi con chi conosci, un fratello, un cugino, mia madre. Ti conosce e la conosci, non c’è niente di strano nel dare un po’ di schiaffi a mia madre, o a Giletti. Almeno, così dice mia zia.

DOMENICA LIVE – Barbara d’Urso
Barbara d’Urso è quel labrador senza peli dei sogni di un infante, incapace di ingannare, e tramare, buona solo a voler bene a tutte le cose di Dio e del mondo, come l’amore, i consigli del nonno e il pubblico interessato della Tv domenicale. La sua purezza è tale da tagliarla fuori dai giochi televisivi pre-elettorali colpevoli di aver ribaltato ruoli e interpretazioni. Lei non lo sa, o non lo capisce, o è abbagliata dalla troppa luce in studio, e alla fine regala il momento più negativo della campagna elettorale del Cavalier Berlusconi. Troppa coerenza Barbara, io lo so, hai fatto solo quello ti si confà, sorridere, ascoltare, annuire e illuminarti, nessuno ti ha detto il contrario, e tu hai solo ascoltato, e agito col cuore, e la cosa un po’ mi spaventa. Perché forse quello che fa più paura di Silvio Berlusconi di per sé è il suo elettore medio, e nello studio della d’Urso, e nel vuoto nei suoi occhi, abbiamo potuto vedere la vertigine di nulla che affligge colui e colei che ancora si affidano alle parole del Cavaliere. Se gli scontri con i giornalisti più o meno pilotati, più o meno di parte, ci forniscono un quadro della situazione che potremmo paragonare a un film surrealista o a una commedia di quarta categoria, Barbara d’Urso ha dalla sua la forza del realismo.
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