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Music by VICE

Chi è Asia Ghergo?

Una YouTuber qualunque? Lo specchio dei tempi? La prima indie-webstar italiana? Lo abbiamo chiesto direttamente a lei.

di Diego De Angelis
28 aprile 2017, 2:59pm

Screengrab via Youtube.

Avevo la buona intenzione di aprire questa intervista con un'analisi del rapporto tra musica e web, per la quale sarebbe stato cosa buona e giusta citare importanti studi sulla fruizione contemporanea della musica—così da poter dire che i tempi siano ormai maturi per poter alzarsi la mattina e sapere di stare vivendo il futuro. La realtà dei fatti è che non ho nessuna voglia di cercare articoli importanti e imbastirli con finta cura di averli studiati o almeno letti, ma posso esprimermi basandomi sulla mia esperienza. E ne ho molta, dato che sono un habitué del campo di studi principale su cui si gioca il destino delle mode musicali: le feste in casa. 

"Ai miei tempi", cioè fino ai primi anni del decennio, la musica alle feste si doveva portare, ovviamente su penna USB. Nonostante YouTube fosse già una certezza nella vita di tutti gli studenti universitari, sopravviveva quel sapore nostalgico di un'adolescenza passata tra CD comprati dagli ambulanti fuori dai supermercati di provincia e si teneva in piedi una certa continuità con la musicassetta paterna. Era il 2005, tempi in cui con orgoglio infilavi nel notebook una pennetta da 2 giga contenente un greatest hits degli Strokes compilato a mano. E poi guardavi la sbarbina di turno ascoltando il vocione languido di Julian Casablancas sciorinare racconti di amori veloci nelle notti di New York.

Ma sto divagando. Oggi scrivo di qualcosa di diverso—o almeno, di nuovo—e che vale la pena di raccontare. L'indie italiano, dopo qualche anno di assestamento, è ormai diventato un calderone onnicomprensivo in cui convivono un sacco di cose a caso unite arbitrariamente sotto lo stesso cappello. Ma, tornando al discorso della fruizione, va detto che sono tutte realtà accomunate dal fatto di avere dietro una fanbase digitale, principalmente su YouTube. Ecco: ero a una di queste feste quando una tizia si è piazzata su YouTube e ha fatto play su una delle cover di Asia Ghergo.

Co-cosa? Una YouTuber nella playlist di una festa tra universitari? Passo indietro. Chi è Asia Ghergo. Nove mesi fa una liceale nata e cresciuta nel marchigiano comincia a caricare su YouTube le cover dei suoi gruppi preferiti. Nel giro di poco si trova attorno una cricca di fan che le regala visualizzazioni e complimenti a ogni canzone. È un successo fomentato da una schiera di ragazzi infatuati che la personificano con le protagoniste dei testi dei loro gruppi preferiti. E niente, nel giro di nove mesi le sue cover sono ormai oltre la trentina: Asia fabbrica omaggi con stakanovistica presenza.

Prima di intervistarla ho giracchiato sul suo canale, sentendomi vecchio ad ogni canzone che non conoscevo. Quello che mi ha spinto a voler chiacchierare con Asia è il suo essere un fenomeno particolare, simbolo dei tempi di oggi di una scena musicale in rete, tra indie e rap: figlia di un decennio che si apriva con i ragazzini che giocavano e sponsorizzavano le pagine MySpace delle loro band rock e che si chiude con la prima indie webstar italiana.

Noisey: Quando seguo un fenomeno che esplode web mi perdo a leggere i commenti dei fan. Sotto i tuoi video è pieno zeppo di dichiarazioni d'amore. Non è disturbante ritrovarsi tutti questi messaggi alla tua età? Frasi carine intervallate da momenti inquietanti come "Ho appena avuto un orgasmo" o "Vengo sotto casa tua e ti aspetto" . Roba da film di David Lynch. E tu rispondi a tutti con l'emoji di un cuore.
Asia: No, ma figurati! Sono felice. Mi aiutano con l'autostima, per adesso non sto risentendo di alcun contraccolpo, diciamo così. Poi non mi dispiace che non ci siano solo commenti sulla mia musica. È bello che ci sia anche altro.

YouTube a parte, ho anche ricevuto tanti messaggi privati di gente che si impegna davvero a scrivermi certe cose che io a volte mi stupisce davvero. Roba che mi metto a leggere la sera prima di addormentarmi, per me è qualcosa di particolare. Sono sincera, è davvero bello.

Vedo che sei seguita da tante persone che suonano e producono. Quello che succede sulla tua pagina Facebook è quello che succede sulla pagina di uno dei protagonisti di questa nuova ondata.
Questo è normale, ma perché con molti di loro ormai ci conosciamo.

Ho fatto delle ricerche su tuo padre dopo aver visto una sua cover degli Afterhours. Era un musicista piuttosto noto nei dintorni maceratesi!
Eh sì, era famoso ai tempi suoi! [Ride] Più o meno vent'anni fa.

Tuo padre aveva uno spettacolo itinerante, si chiamava "Sorrisi & Skanzoni Circus".
Sì, quello esiste anche adesso. Qualcosa che vale la pena di vedere, è davvero bello, un progetto dove lui e altri bravi musicisti arrangiano la musica italiana tra piazze e sagre nei dintorni.

Ti piacciono Amici o X Factor? Vorrei un tuo parere sui talent show.
Non guardo Amici, non mi piace. X Factor invece lo seguo da tanto tempo, mi diverte molto come forma d'intrattenimento, però non mi interesserebbe partecipare, se è quello che mi stai chiedendo. Non mi piace come funziona a livello contrattuale. Con X Factor la tua fama dura per un periodo. Pensa solo ai vincitori dello scorso anno. Che fine hanno fatto? Un po' di visibilità in TV, un provino, niente di più.

Vorrei sapere qualcosa di più sui tuoi coetanei. Cosa ascoltano? Intendo nella tua classe ma generalizzando, pensa alla tua scuola e poi alla tua città.
Per quanto riguarda i miei amici, loro ascoltano prevalentemente la musica da discoteca, commerciale. Musica che non ascolto. Il mio migliore amico ascolta Sia. E da me vanno ancora di moda i Green Day. Non viene ascoltato quello che registro.

Esiste una diversità con loro? O pensi di poter rappresentare le passioni musicali dei ragazzi di diciott'anni?
I miei coetanei ascoltano quello che passa Spotify. La maggior parte. Spotify ha cambiato i nostri ascolti. Nessuno ha l'abbonamento (ride), ma tutti lo usano.
Non mi sento di rappresentare i miei coetanei. Quando suono a Macerata mi dicono "Fai un pezzo degli Arctic Monkeys o dei Green Day!". Quella che faccio la considerano musica di merda, detto chiaramente. Direi proprio che non posso rappresentare un bel nulla.

L'indie è cambiato dopo Lo Stato Sociale e Calcutta. A prescindere che ti piacciano oppure no.

Penso che Spotify sia rischioso per i più giovani, appiattisce le facoltà di ricerca. E' fin troppo semplice. Tu la musica la scopri così o hai altri metodi? Ti capita di andare in un negozio di musica e trovare roba vecchia, bootleg, cose perdute?
Spotify è peggiorato col tempo, per quanto mi riguarda non lo uso per scoprire nuova musica. Uso YouTube, usando alcune pagine come Le Rane o Sei tutto l'indie di cui ho bisogno. Appena escono nuovi album li pubblicano, conosco chi gestisce queste pagine e diciamo che questo è il mio giro. Ho un legame con la musica fisica, in particolare con quella di mio padre, i suoi vinili che conservo gelosamente. Sono cresciuta con i classici: Cure, Ramones, Sex Pistols, Rolling Stones.
Dove abito io non ci sono negozi di musica che valgono la pensa di essere frequentati.
Ti capita mai di finire nei reparti delle offerte? Lì prendo quello che ha la copertina che mi piace di più. Puoi immaginare quante cacate ho preso. Ma a volte ti capita di acquistare quello che non ti aspetti: in Irlanda comprai con questo ragionamento un album di Scout Niblett e me ne sono innamorata.

Per tornare al discorso della diversità degli ascolti tra te e i tuoi coetanei. Per te ascoltare roba indie è stato un gesto di ribellione? Come se fosse stata una questione di libertà o di scelte, per allontanarti dagli ascolti "commerciali" di chi ti stava affianco.
La diversità dei miei ascolti da quelli di chi mi sta attorno mi piace.
Difenderò l'indie fino alla morte, lo amo. C'è qualcosa che ci accomuna, a noi che ascoltiamo l'indie. Non siamo soli.
L'indie ha questa cosa che a volte ti mette una felicità immensa, altre volte tristezza. Per quanto mi riguarda l'indie è catartico. E poi più l'ascolto e più mi piace. Ho fatto crescere mio fratello con l'indie, e questa è una cosa della quale posso vantarmi a vita.

Mi parli di questa catarsi ma è tipica di tanti generi come il jazz, la classica, la new wave. Se devo parlare di catarsi e stare in Italia penso all'hardcore dei primi anni Novanta. Non condivido quindi la tua considerazione, ma mi piace come tu stia cercando di dare una definizione all'essere indie. Mi sembra che tu me ne stia parlando come dieci anni fa alcune persone definivano gli emo.
La persona che ascolta indie non si definisce dall'aspetto, ma dall'atteggiamento, un po' intellettualoide, un po' strambo. Gente particolare. Poi vabbè, per quanto mi riguarda l'indie ha qualcosa che lo lega agli hippie.

Ti chiedevo questa cosa perché ho l'impressione che tu ti sia trovata male con la comunità con la quale sei cresciuta e quindi te ne sia trovata un'altra. Descrivi l'indie italiano come qualcosa di piccolo, ma, insomma, in città come a Bologna o Milano l'indie ormai è una cosa grossa. Lo Stato Sociale va a Sanremo, Calcutta è sulle radio nazionalpopolari. E poi non riesco a capire bene come funzioni questo legame che è nato con una parte del rap. Perché chi ascolta Calcutta spesso finisce ad ascoltare anche la Dark Polo Gang? Dove sta la linea rossa che parte da Levante e finisce a Wayne?
Penso che l'indie e la trap siano simili in un senso: sono due generi di musica che tentano di ribellarsi al resto del panorama. Chi ascolta l'indie si avvicina alla trap perché trascina e richiede un minimo di apertura mentale. La DPG l'ho scoperta tramite il mio ex ragazzo. Ai tempi gli dicevo "togli questa merda", poi ci siamo lasciati, ed è imbarazzante da dire ma ho cominciato ad ascoltarla perché mi mancava! 

Se tu fossi stata una diciottenne nel 2000, cosa avresti suonato?
Probabilmente avrei suonato Avril Lavigne [ride]. No vabbè, penso il cantautorato del periodo. [pausa] No, che dico, avrei fatto i Nirvana! Io sono innamorata follemente di Kurt Cobain, per me lui è tutto. Ho anche letto la sua biografia, cinquecento pagine della sua vita...

Scusami, come sei passata da Kurt Cobain a Lodo Guenzi? E' una cosa che fa male.
Adoro i testi e mi mettono addosso una felicità incredibile. Adoro le loro canzoni. Mi piacciono e mi piace Lodo Guenzi.

Ti hanno mai contattato dei gruppi di cui hai fatto una cover?
In realtà sono io che scrivo a loro, per attirare la loro attenzione. Mi hanno sempre risposto e fatto i complimenti. Tranne I Cani e i Tre Allegri Ragazzi Morti, che non si sono mai fatti sentire.

La faresti una cover di Bello Figo per Noisey?
No, faccio cover solo di gruppi e musicisti che adoro. Bello Figo proprio no! [Ride]

E comunque una cover Asia ce l'ha dedicata e, nel caso ancora non vi fosse capitato di vedere uno dei "suoi" pezzi, perché non iniziare da qua:

Diego è su Twitter: @Dieg8_6.

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