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MafiaMaps è l’app per combattere la mafia con lo smartphone

In Italia ci sono una montagna di questioni politiche e sociali discutibili: l’abbiamo visto pochi giorni fa con le manifestazioni No Expo. A te piace l’Expo? Non ti piace? Condividi le ragioni della protesta? Gambizzeresti chi ha dato fuoco alle automobili? Non mi importa saperlo, perché oggi non parleremo di questo. Oggi parliamo di un’altra questione politica e sociale, una faccenda di ben più semplice trattazione etica: la mafia.

Tutto ciò che possa essere associato alla mafia fa schifo, e questo è un concetto giusto, legittimo e condivisibile che ci viene ripetuto a cadenza regolare da ormai diversi anni. Il problema, almeno nel mio caso, è che continuo a vedere la mafia come un qualcosa di molto distante dalle mie preoccupazioni. Ovviamente sbaglio di grosso, e WikiMafia me lo ricorda ogni giorno dal 21 marzo 2013 a oggi.

WikiMafia è una di quelle poche cose, in Italia, che andrebbero fatte, finanziate e basta. È una Libera Enciclopedia sulla Mafia, una raccolta di tutte le questioni di natura mafiosa di cui siamo a conoscenza; la Mafia agisce nel sottobosco della quotidianità, quindi il modo migliore per evitarla e combatterla è, banalmente, conoscerla.

Per quanto lodevole possa essere l’iniziativa, però, siamo nel 2015 e le enciclopedie Wiki rischiano di puzzare di vecchio. Le informazioni ci sono e sarebbe dunque un peccato se fossero poco accessibili alle nuove generazioni tutte smartphone, app e internet of things. Difatti hanno pensato anche a quello, e nel dicembre 2014 i ragazzi di WikiMafia hanno cominciato a partorire l’idea di MafiaMaps, una app che vuole trasferire tutte le informazioni contenuti in WikiMafia su smartphone e renderle visivamente accessibili grazie alla localizzazione degli “eventi mafiosi” su mappe. Dopo qualche mese di gestazione lo scorso 21 marzo viene lanciata la campagna di crowdfunding per il progetto, che si chiuderà tra un paio di settimane, il 24 maggio.

L’idea spacca: è bello che qualcuno voglia informare su un argomento così importante attraverso dei mezzi non esattamente vetusti. Così ho sentito i ragazzi di WikiMafia e ho fatto un paio di domande a Pierpaolo Farina, responsabile di MafiaMaps. “L’idea nasce da un’evoluzione di un progetto parallelo a WikiMafia, che riguardava la mappatura delle attività mafiose in Italia: per mancanza di risorse economiche—WikiMafia è quel che è grazie al lavoro gratuito di una ventina di volontari e a un budget di 150 euro in 2 anni—quel progetto di mappatura era fermo e così ho deciso di dargli nuova linfa unendo due esigenze: quella di poter consultare facilmente le informazioni ovunque ci si trovi e quella di dare loro una proiezione geografica. Così è nata MafiaMaps, che nelle intenzioni sarà la prima enciclopedia geografica sul fenomeno mafioso, ma in realtà sarà anche molto di più. Ovviamente se il crowdfunding va meglio del previsto,” mi spiega Pierpaolo.

La scelta di voler utilizzare delle mappe per visualizzare al meglio i dati disponibili è piuttosto intelligente: una lista infinita di voci stile Wiki rischia di non rendere percepibile al meglio la quantità di infiltrazioni mafiose che ci circondano. “Difficile quantificare quanti sono i dati da visualizzare, è un campo pressoché infinito, per questo motivo in questa prima fase abbiamo circoscritto la mappatura al fenomeno mafioso e al movimento antimafia, entrambi nelle loro varie declinazioni, cercando di fornire strumenti utili per la diffusione della conoscenza del fenomeno anzitutto al secondo. L’app funzionerà come qualsiasi app di mappe, ma su ogni marker si aprirà un box informativo che rimanderà alla voce su WikiMafia.”

Purtroppo però, come in ogni bella storia, arrivano anche i lati negativi. La campagna di crowdfunding per MafiaMaps è decisamente ambiziosa, in due mesi vogliono raggiungere la bellezza di 100.000€ di finanziamenti—numero non poi così esorbitante se paragonato alla quantità di stronzate che su Kickstarter riescono costantemente a raggiungere il traguardo di finanziamento. La campagna è a un paio di settimane dalla sua conclusione e per ora si contano più di 11.000€ raccolti.

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“Per i mezzi che abbiamo, sta andando bene: siamo a quota 11mila, il che significa che svilupperemo l’app e mapperemo la Lombardia. Da qui al 23 maggio speriamo di arrivare almeno a 20mila… per la mappatura delle altre regioni, una volta sviluppata l’app, pensiamo di lanciare altre campagne di crowdfunding, strumento che preferiamo ad altre strade perché ci permette di creare anzitutto una community di persone che è interessata ad usare l’applicazione e a farla vivere,” premette Pierapolo.

Se i finanziamenti ‘popolari’ non dovessero proprio arrivare, però, potrebbe essere una buona idea chiedere soldi a uno sponsor, o sbloccare qualche tranche di finanziamento pubblico, “Non vogliamo ricorrere a soldi pubblici, quanto meno non a soldi dello Stato italiano: vogliamo dimostrare di poter fare le cose, e farle bene, senza attingere ai fondi messi a disposizione nel campo dell’antimafia (tantissimi a fronte di risultati veramente modesti). C’è chi si è dimostrato interessato a sponsorizzare pezzi di mappatura, ma per ovvi motivi prima di accettare un contributo di uno sponsor gli faremo le analisi del sangue per vedere chi sono veramente e se hanno la nostra stessa filosofia di vita,” mi spiega.

“Preferiamo cominciare con l’offrire poco e poi poter dare tanto, piuttosto che promettere tanto e poi riuscire a fare poco. La gente sa che con i soldi attualmente a disposizione possiamo garantire una mappatura organica e completa solo della Lombardia. Per le altre regioni, si impegnino a diffondere il progetto e a convincere le persone a donare!”

Centomila euro sono una bella cifra, e considerando il tipo di lavoro necessario per gestire un’applicazione del genere una buona idea, invece che ricorrere al crowdfunding, potrebbe essere quella di affidarsi al crowdsourcing. Gran parte della mole di lavoro per un’opera del genere infatti riguarda lo scraping di montagne di dati, che devono essere ripuliti per poi essere reinseriti nel database dell’app. “Abbiamo diversi sviluppatori / programmatori che si sono messi a disposizione in forma gratuita per dare alla luce a tutti i costi l’app—noi però vogliamo retribuirli lo stesso, anche se poco, sempre per via di una certa etica del lavoro che ci contraddistingue in quanto sociologi—, quindi il costo di sviluppo si è già notevolmente abbassato rispetto all’inizio,” mi spiega Pierpaolo.

“Il vero problema sarà riuscire a garantire un equo compenso al grande lavoro che dovranno fare i giovani ricercatori che si occuperanno delle varie sezioni di mappatura: tra trasferte, controllo del dato, riorganizzazione… quello farà la differenza tra noi e una qualsiasi altra startup: noi siamo ricercatori sociali e siamo esperti del fenomeno, oltre ad avere alle spalle WikiMafia che oramai è un punto di riferimento per la conoscenza sul fenomeno mafioso in tutta Italia,” continua.

“Dobbiamo migliorare e possiamo migliorare l’esistente per renderlo più accessibile e semplice per l’utilizzatore finale, cioè il cittadino che vuole indignarsi e non sa da dove partire. MafiaMaps in realtà sarà il maestro Manzi dell’Antimafia: farà fare un salto eccezionale nell’alfabetizzazione dei giovani ma anche di chi più giovane non è, abbattendo gli stereotipi culturali radicati nella cultura dominante. Di più; metterà insieme tutte le varie realtà dell’antimafia, che spesso sono lacerate da conflitti che danno forza solamente alle organizzazioni mafiose,” conclude Pierpaolo.

MafiaMaps è una bella idea e potrebbe essere un bel passo avanti, come ha detto Pierpaolo, nell’alfabettizzazione dei più giovani al fenomeno. Invece che spendere soldi in campagne Kickstarter inutili o in quella cassa di birra in più per il weekend, lasciate qualche euro a MafiaMaps.

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