Música

Abbiamo parlato con JD Samson di politica, sessualità e musica

Non c’è niente come le feste di JD Samson: di sicuro sa come far divertire la gente. A un djset della Samson è tutto pace, amore e ballare fino a mattina come disgraziati. JD ha fatto fortuna con la sua musica e con le feste PAT (simpatico nomignolo ispirato al personaggio del Saturday Night Live), a cui la comunità gay è solita radunarsi e conciarsi per bene, tutti i giovedì di tutti i mesi, allo Union Pool di Brooklyn. Fino alle quattro, ci sono hipster, single, coppie che escono per ballare e distruggersi. I limoni dietro il bancone del bar sono una regolarità, un’occorenza più che celebrata.

L’ex componente di Le Tigre—ora fa parte di MEN, collettivo musicale di Brooklyn—ha fatto uscire il suo secondo album, Labor, questa settimana e non mancano di certo tracce che affrontano politica e sessualità, ma che allo stesso tempo ti fanno venire voglia di dimenare il culone. Ha portato questo disco a un livello superiore contrapponendo la sua vita privata al suo personaggio pubblico. Si tratta di un argomento mai realmente affrontato finora dalla trentacinquenne: ascoltate la profonda e intima “Neon Poles”, per esempio.

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Se la Samson ha una reputazione da tipa con i controcoglioni, quando l’abbiamo beccata di persona—con addosso una t-shirt e un cappellino da baseball—all’Union Pool ci è sembrata decisamente docile e mite. Già dai primi cinque minuti di dialogo è stato subito chiaro come negli anni, la dolce Samson sia stata costretta a smorzare la sua irriverenza a causa delle esperienze nell’LGBT e nelle comunità musicali; questo album evidenzia la sua crescita. Siamo andati ad un PAT per parlare con lei delle sue “feste per adulti”, della reunion di Le Tigre, e di come sia diventata un’icona per la comunità gay.

Noisey: Mica male qui. Da quanto tlavori alle feste PAT?

JD Samson: Solo da questa primavera. L’intenzione iniziale era di farle solo d’estate, ma alla fine le abbiamo tenute una volta al mese. Questa doveva essere l’ultima. Per la prossima ci prendiamo proprio tutto il locale. Ci saranno dj dappertutto. È davvero divertente, ma anche molto faticoso.

Ci credo, dovrai pianificare e organizzare tutto.

Sono estremamente generosa. Voglio pagare bene le persone, e finisco col dare via tutto. Dico sempre “Te lo meriti più di me.” Non è l’ideale per il mio conto in banca.

È bello da parte tua! Allora, la peggior cagata mai avvenuta a uno dei tuoi PAT?

Ad ogni festa abbiamo una specie di tema visivo, così una volta ho comprato tre palloni in foil, uno a forma di P, uno di A, uno di T, ci hanno giocato tutti a fine serata. È stato fico. La gente ne era rapita. Un’altra volta ho fatto una roba con le luci, sempre a formare la parola PAT, e le ho accese e spente tutta la sera. Ah, e anche l’uomo tappeto. Ne hai mai sentito parlare?

Giorgio l’uomo tappeto

Sì!

Vuole che la gente gli cammini sopra alle feste. Voleva venire, ma gli ho detto di no. Era troppo per noi.

Stanno tutti così male? Sesso in pubblico?

Di solito la gente limona di brutto, ma questa festa ha una grande energia positiva, felice. Ci ripensavo mentre venivo qui: nessuno ha mai sboccato o fatto a botte. È davvero bello. Alla fine ci sono prevalentemente gay e lesbiche che vogliono ballare.

Quindi nessuna overdose di md, come al Governor’s Ball?

No, è una festa per adulti. La gente sa badare a sé stessa.

È considerato un posto sicuro per persone di ogni genere e orientamento sessuale?

Assolutamente sì, sento che sono persone di ogni tipo quelle che vengono qui. Quando la pista è piena è un grande mix. Questo mi rende felice, fare questa festa. C’è così tanta gente che balla e che si mescola. È la sensazione più bella. Il bello inizia tipo alle 2.

Suonerete mai tu e i MEN a una serata PAT?

Non ci sono mai live. Faccio sempre djset e ogni tanto metto qualcosa dei MEN.

Stai glissando un po’. Spesso negli articoli in cui parlano di te, sbagliano la tua identità sessuale. Come rispondi alla gente confusa?

Penso di capire la confusione e non sono per niente scandalizzata. Esibisco il mio genere in un modo particolare, e so che questo manda in confusione diverse persone. Lo faccio anche perché è così che mi sento: ogni giorno mi sveglio e so che dovrò farmi strada da sola e raccontare la mia storia, per cui non sono scioccata se le persone sbagliano. Per me la cosa più importante è che gli altri si sentano a loro agio con me e con il modo che ho di esprimere la mia sessualità. Se usano accidentalmente un pronome sbagliato, non importa. Se vuoi parlarne con me, parliamone.

In questo senso, hai mai incontrato qualcuno che ti ritenesse un importante esempio proprio per la tua non conformità di genere?

Credo che ce ne siano un sacco. Adesso mi è venuta in mente perché l’ho vista prima, ma una è Casey Legler, la modella che lavora con Ford per la linea uomo. Stavamo facendo una performance, lei rappava, a un certo punto si ferma e fa, “Questa persona mi ha cambiato la vita.” Per me ha significato molto perché anche lei ha fatto grandi cose per la comunità gay di “donne con sembianze non femminili”

Ritieni il tuo nuovo disco più incentrato sulla politica o sul sesso/sessualità?

Credo sia più una via di mezzo. Da una parte per me questo disco è meno politico. Dall’altra penso lo sia di più perché è molto personale: come se il personale fosse a suo modo politico. Sto sviluppando un’attitudine davvero profonda a riguardo, tipo nel rapportarmi con la dualità che c’è nell’avere una personalità pubblica e una intima, della vita reale, che ha a che fare anche con la mia identità sessuale. Parlo di politica più nel senso di “Con cosa ho a che fare?”

È bellissimo. Allora, il disco di Kathleen Hanna con i The Julie Ruin è uscito da poco. C’è qualche possibilità di beccarvi insieme a suonare da qualche parte a un PAT o in un posto a caso a Brooklyn?

Non lo so. La gente ce lo chiede di continuo e noi diciamo sempre che non si sa mai. Usiamo sempre il verso di “Hot Topic”, “Non ci fermeremo.” E non lo faremo. Tutte noi stiamo facendo musica, arte, abbiamo le nostre vite, siamo felici l’una per l’altra e siamo grandi amiche. Siamo pagine diverse dello stesso libro. Se dovesse capitare di riunirci un giorno, saremmo tutte prese benissimo, ma non abbiamo progetti per adesso.

Escluderesti quindi una reunion di Le Tigre?

Credo che nessuna di noi lo escluderebbe. È solo questione di trovare il momento perfetto della nostra vita, e una perfetta ragione per farlo.

Sono quasi passati dieci anni dal vostro ultimo disco, giusto?

Sì, l’anno prossimo!

Wow! Come ci si sente ad avere una delle voci più potenti della comunità LGBT?

Uh, be’, è complicato. Il potere del microfono mi intimidisce. Ci sono persone al mondo che ci sanno fare molto, Kathleen per esempio. Sono stata in Le Tigre per tanto tempo, l’ho vista appropriarsi di quel potere e usarlo nel migliore dei modi. Sono un po’ più autocosciente ora, forse ho un po’ di terrore da palcoscenico. Questo non vale solo per quando sono effettivamente sul palco o con altre persone. Se qualcuno dice di non essere d’accordo con me, mi sento veramente ferita. È dura essere ammirati e sapere che la gente ha aspettative su di te, come icona della comunità gay. Allo stesso tempo, sono felice di essere stata d’aiuto a tutte le persone che me l’hanno detto, e di essere stata determinante nel cambiare le cose, anche se di poco.

Come pensi di averle cambiate, le cose?

Penso di essere stata nel posto giusto al momento giusto, quando sono nate Le Tigre. Ero una ragazza mascolina che improvvisamente si è ritrovata nel mondo delle femministe mainstream. Era il momento giusto e c’era la giusta atmosfera a livello sociale. Secondo me la gente vuole che l’androginia abbia finalmente una sua rilevanza. Ho accettato la sfida e sono andata avanti. Sono contenta di averlo fatto. Credo che questa rivoluzione sia servita a molto.

Hai mai pensato a rimuovere i peli del viso? Pensi potrebbe distorcere la percezione che gli altri hanno di te?

È buffo, stavo giusto guardando Celebrity Wife Swap, e c’era Coolio.

Si è imbucato a una festa in un college l’altro giorno e ha preparato la cena a tutti.

Sì, è un bravo cuoco, sul serio. Ha gli stessi capelli da una vita, credo sia così un peso per lui… Mi sono detta, “Ah. È così che sono i miei baffi? Dovrei liberarmene? Perché li ho?” Ero molto confusa in quel momento. In effetti la gente mi prende meno sul serio, specialmente quando si tratta di affari. Ho pensato di venderli a una galleria o qualcosa del genere.

Sarebbe stupendo. Te la appoggio.

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