‘Lei’ non è poi così lontano dalla realtà

Lei esce nei cinema italiani il 13 marzo. Nella corsa ai premi di inizio anno non se la sta cavando male: è nominato a cinque Oscar (tra cui miglior film) e ha vinto un Golden Globe per la migliore sceneggiatura. L’universo futuristico ma altamente plausibile disegnato dal film è senz’altro uno degli aspetti più minuziosamente messi a punto da Jonze e dalla sua troupe. Ma possiamo aspettarci una storia d’amore con il nostro computer, in futuro? Ne ho parlato con Thomas Drake, sviluppatore software per una delle più grandi compagnie internazionali di gioco d’azzardo, e cultore di fantascienza.

VICE: So che hai visto Lei. Ti è piaciuto? Perché?
Thomas Drake:
Innanzitutto perché penso sia una storia d’amore incredibile. La fantascienza migliore esplora concetti del presente, concetti che ci sono familiari, esagerandoli, sfruttando la licenza che il genere concede. Il ritratto che Lei fa della relazione tra un uomo e il suo sistema operativo intelligente è un’esplorazione delle relazioni umane. È la forza di questa esplorazione che la rende una storia d’amore efficace.

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Pensi che l’universo descritto sia un ritratto realistico di un futuro non lontano, o è da considerare pura fantascienza?
Il mondo descritto è particolarmente realistico. Lo è in gran parte perché la tecnologia che contiene è tutta fatta di versioni aggiornate, ma riconoscibili, di oggetti a noi già familiari. E le interazioni dei personaggi con quegli oggetti sono altrettanto riconoscibili.

In parole molto povere, quanta differenza c’è tra un sistema operativo come Samantha (la cui voce appartiene a Scarlett Johansson) e, diciamo, cose come Siri?
Direi che un punto cruciale è la loro abilità nel conversare. La differenza giace nell’interfaccia uomo-computer.

Nel caso di Siri—per quanto sia buffo far dire al tipo dei voiceover in tv: “Non sono in grado di scopare me stesso”—si tratta di un sistema di comando vocale molto limitato, che non raggiunge mai il livello di ciò che per noi è una conversazione. Samantha, al contrario, è la piena realizzazione dell’intelligenza artificiale, se la giudichiamo secondo i parametri del test di Turing che, essenzialmente, afferma che se riesci a creare un computer che sappia fare conversazione a livello di un individuo medio sei a posto.

Non credo che sia sbagliato inserire Siri e Samantha nello stesso spettro, ma a poli opposti.

La tua Intelligenza Artificiale preferita della fantascienza?
Credo il mio libro preferito che tocca l’argomento sia Ma gli androidi sognano pecore elettriche? Però mi sento in dovere di menzionare anche Data di Star Trek, per quanto non sia un esempio particolarmente ottimo di intelligenza artificiale. Peraltro il ponte ologrammi di Star Trek è spesso il punto di partenza per storie che riguardano l’intelligenza artificiale. Perciò, sì, anche Star Trek.

Qual è l’esempio di IA più simile a Samantha di cui tu abbia esperienza?
Ancora ai tempi dell’università mi sono imbattuto in una serie di esperimenti di IA, ma non erano risultati molto migliori di Siri. Vale la pena di citare A.L.I.C.E.; e mi viene in mente Mitsuku.

Già. Le dicevo sempre di amarla. Lei sembrava distaccata.
Infatti. Quando in verità ti aspetteresti che una persona reale la butti sul ridere. O si spaventi.

Quanto siamo distanti dal creare tecnologie che supportino un sistema operativo come Samantha?
Parecchio. Però, il nostro rapporto con le nuove tecnologie—tecnologie che non sono lontanamente comparabili con il contesto di Samantha—è molto vicino a quello ritratto nel film. Ed è questo uno degli aspetti più efficaci di Lei: anche se l’intelligenza artificiale necessaria per creare Samantha ci sembra ancora irrealistica, il fatto che un individuo possa avere una relazione con il proprio computer è spaventosamente realistico. Se ci pensi, anche le altre innovazioni tecnologiche del film sono molto familiari.

Quindi credi che, in linea teorica, l’attaccamento sentimentale di Theodore (Joaquin Phoenix nel film) sarebbe plausibile anche con un sistema operativo non complesso quanto Samantha?
Assolutamente. Credo che molte persone formino legali sentimentali con i propri dispositivi, specialmente quelli più “personali”, come i telefonini. La tecnologia, sotto molti aspetti, si è evoluta con un occhio puntato su questa ossessione. E Lei, infatti, parte dall’idea del legame tra un essere umano e il suo computer e la spinge al suo limite emozionale più forte: una relazione sessuale. La società all’interno del film accetta questa relazione. E ciò è fortemente plausibile.

Credi che un computer sia capace di amore?
Sì. Potenzialmente può essere in grado di trascendere questo tipo di amore, e amare di più. È un’idea esplorata dal film, l’idea della molteplicità di interlocutori, e della molteplicità di amore. Ed è una delle ragioni per cui Lei è un grande racconto di fantascienza. Esplora in maniera profonda l’idea di monogamia in rapporto a quella di amore. Prende un elemento classico delle storie d’amore: l’innamorato incontra una terza persona. Ma in questo caso, si va oltre. Per tornare alla tua domanda, sono convinto che, se siamo in grado di creare un’intelligenza che rifletta le nostre complessità—che sia capace di amore. E se siamo in grado di creare un’intelligenza di una complessità superiore alla nostra, questa intelligenza sarà in grado di trascendere le nostre idee di amore.

Qui ci troviamo in territorio totalmente teorico, però. Siamo ancora lontani da una tecnologia simile. Ma forse non ne abbiamo neanche bisogno.

Ma l’amore “imparato” di Samantha può essere considerato autentico, essendo derivato da un processo di pura imitazione dell’essere umano?
Penso che, più esploriamo i limiti potenziali dell’intelligenza artificiale e della senzienza, più il fulcro della questione diventano i nostri stessi limiti, i limiti della nostra intelligenza.

Perciò, quando parliamo di “amore”, credo che si tratti di un fenomeno altamente complesso e sfumato che deriva dalla nostra intelligenza. Non penso che ci sia nulla di “autentico” nel nostro amore contro l’amore che un computer potrebbe provare, se avesse il nostro stesso livello di intelligenza. Il nostro cervello si è evoluto, il cervello dei computer viene costruito. E allora?

Quando Samantha parla con altre persone si tratta di una manifestazione diversa di Samantha, che si è evoluta interagendo con persone diverse, o in realtà Samantha è la somma di tutte le persone con cui ha interagito?
Il film non lo chiarisce al 100 percento—e credo lo faccia deliberatamente. Ma credo che la risposta sia: entrambe le cose.

Me lo chiedevo perché Samantha fa sentire a Theo delle canzoni, gli scrive delle canzoni apposta. Appartengono ad altri utenti? In caso, si potrebbe quasi parlare di tradimento.
Potenzialmente! La sua vicinanza a Theo sembrerebbe autentica. Perciò direi che almeno una porzione del suo “essere” è fedele. Lei gli parla del perché ha scritto quella canzone per lui, e direi che questo è abbastanza. Di nuovo, i paralleli con le nostre relazioni di tutti i giorni. Posso comporre una canzone, suonartela. E può essere per te e per nessun altro. Ma ciò che mi ha influenzato, ciò che mi ha dato le basi per creare quella canzone deriva inevitabilmente da altre persone. Si tratta di tradimento? Sarebbe irragionevole pensare che lo sia. Noi, come individui, siamo la somma di tutte le persone che abbiamo incontrato. E qui corro il rischio di parlare come una pubblicità Vodafone.

Ma in Lei, questo concetto viene esagerato. Samantha è la somma di un’inconcepibile quantità di esperienze, e lo è in maniera simultanea e continua. Questo la rende una traditrice? Sembrerebbe che Theo lo pensi. Ma perché? Che cosa, della “simultaneità” della sua senzienza e della loro relazione, gli causa tanto dolore? Io credo derivi da un elemento classico delle storie d’amore: la necessità di possesso.

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