Música

Abbiamo parlato con i Selton della loro giornata in studio alle Officine Meccaniche

I Selton sono una delle grandi band di rock tropicale. Di origine brasiliana, i quattro hanno formato la band a Barcellona per poi trasferirsi in Italia. Hanno pubblicato tre album uno più popolare dell’altro e sono ormai dei veri boss della musica in tutto il mondo.

Il loro nuovo album si chiama Loreto Paradiso ed è un bel ritratto di Milano come se al posto della circonvalla ci fosse la barriera corallina e al posto della Torre Velasca un vulcano fumante. Il primo singolo estratto dall’album, “Voglia Di Infinito”, è stato registrato durante la session di nove ore con Hector Castillo alle Officine Meccaniche di Milano, offerta da Converse Rubber Tracks.

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Abbiamo fatto una telefonatina a Daniel Plentz dei Selton per capire come quell’esperienza abbia cambiato il punto di vista del gruppo e il loro modo di lavorare e, ovviamente, per parlare di Brasile e Milano.

La canzone che i Selton hanno registrato alle Officine Meccaniche

Com’è andata l’esperienza alle Officine Meccaniche? Che cosa farete con il materiale che avete registrato?
Innanzitutto a livello personale ci siamo trovati veramente bene, siamo rimasti in ottimi rapporti con tutte le persone con cui abbiamo collaborato in studio. È stato un onore registrare alle Officine Meccaniche, perché sapevamo che in quella sala sono passati da Ella Fitzgerald a Lady Gaga—e il risultato ci è piaciuto molto. In un giorno di studio abbiamo completato tutte le chitarre, qualche percussione e un po’ di programmazione elettronica, poi si è trattato solo di aggiungere le voci. Il pezzo si chiama “Voglia Di Infinito” e sarà un singolo del nostro nuovo album Loreto Paradiso. “Voglia Di Infinito” è stato l’ultimo pezzo a entrare nel disco, grazie a Converse, e sarà anche il primo singolo italiano, per cui una parte importante della nostra carriera. È stata una grande opportunità. Poi abbiamo già in programma un nuovo singolo, “Junto Separado”.

Che cosa avete imparato da Hector Castillo durante l’esperienza in studio?
Purtroppo abbiamo avuto poco tempo per costruire un vero rapporto, perché ci vuole un po’ di intimità e un contatto umano più lungo di quello che abbiamo avuto noi. La parola fondamentale è stata spontaneità: abbiamo registrato tutto dal vivo e lui ha tentato di fotografare il momento, ed è stato molto bello perché in questo disco non abbiamo registrato molte cose in questo modo, ed è una cosa speciale perché ci si guarda mentre si suona e c’è un’energia diversa. L’altra cosa interessante è una cosa un po’ tecnica: ci ha insegnato un trick per accordare il rullante della batteria, davvero molto utile, uno dei più belli che mi abbiano mai insegnato.

Dai, spiegamelo.
È un po’ complesso. In due parole si tratta di sbilanciare la tiratura della pelle, stringendo molto alcuni tiranti e lasciando più aperti altri, e questo fa sì che oltre a suonare preciso si evitino delle risonanze fastidiose per la registrazione.

Voi siete una band italo-brasiliana e l’anno scorso siete stati in tour in Brasile. Com’è stata quell’esperienza? Che differenza c’è tra i concerti in Brasile e quelli in Italia?
Tornare a casa ci piace sempre tantissimo. L’Italia del Nord è sempre un po’ fredda, come pubblico, a parte Milano. Invece in Puglia è più simile a suonare in Brasile: la gente reagisce di più allo stimolo della musica, appena cominci a suonare la gente inizia subito a ballare. Al Nord Italia la gente si muove meno. Il Brasile poi è più faticoso perché si va in tour in aereo: per ogni spostamento bisogna andare all’aeroporto, spedire gli strumenti, non c’è la comodità di viaggiare con il furgone. Il cibo è ottimo, ma anche in Italia lo è!

Quando registrerete il vostro prossimo lavoro terrete presente le dritte imparate durante questa esperienza con Hector? Seguirete i suoi consigli?
Sicuramente l’idea di registrare tutto dal vivo e catturare la spontaneità della performance… scusa, aspetta un attimo, sono in coda per un panino: [rivolto al paninaro] vorrei il panino del giorno, quello con il pollo, grazie. Quello è sicuramente un metodo di lavoro interessante. E poi ci piacerebbe lavorare con Converse un’altra volta, magari in Brasile. È stata un’opportunità notevole.

Benissimo, grazie, buon pranzo!

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