Venerdì sera, un gruppo di terroristi ha lanciato una serie di attacchi simultanei a Parigi, uccidendo almeno 129 persone, secondo le stime riportate dai media.
Si hanno pochissime informazioni su come gli attentati, presumibilmente connessi all’ISIS, siano stati pianificati. Tuttavia, questo non ha impedito il diffondersi di speculazioni in merito ai metodi di comunicazione adottati dal gruppo che potrebbe essere riuscito ad eludere la sorveglianza grazie all’utilizzo di applicazioni di messaggistica crittografate oppure comunicando per mezzo della PlayStation 4.
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Il ministro degli Interni belga Jan Jambon ha dato il via al circo mediatico lamentandosi dell’estrema difficoltà di controllare le comunicazioni che avvengono tramite la PlayStation 4. Tuttavia le sue considerazioni non erano direttamente correlate agli attacchi di Parigi; infatti, risalgono a ben tre giorni prima degli attacchi ed erano parte di un discorso che ha tenuto nel corso di un evento della rassegna POLITICO.
L’autore dell’articolo virale di Forbes che ha diffuso questi sospetti ha anche ipotizzato che i terroristi potrebbero benissimo comunicare tra loro senza scambiarsi alcuna parola, “magari scrivendo piani d’attacco con le monete in Super Mario Maker o spedendosi messaggi a colpi di mitra sui muri in Call of Duty.”
Il picco più alto raggiunto dai media nel trattare l’ipotesi piuttosto infondata che l’ISIS utilizzi la PlayStation 4 per organizzare attacchi terroristici e comunicare è stato toccato durante questo momento involontariamente comico del Today Show di lunedì, in cui gli inviati si sono scambiati messaggi di chat in diretta attraverso dei videogame.
“E ricordate che tutto questo non passa attraverso nessuna compagnia telefonica,” hanno ricordato quelli del Today Show.
Eppure, non è stata ancora presentata alcuna prova a sostegno dei sospetti che gli aggressori di Parigi abbiano comunicato tramite metodi simili.
Eppure, non è stata ancora presentata alcuna prova a sostegno dei sospetti che gli aggressori di Parigi abbiano comunicato tramite metodi simili.
Matt Suiche, esperto di sicurezza francese che vive a San Francisco, ha valutato la questione e ritiene che, ovviamente, esiste la possibilità che l’ISIS adoperi le console di videogiochi per reclutare nuovi adepti o comunicare, ma che in questo caso, è più probabile che i terroristi “abbiano pianificato gli attacchi incontrandosi direttamente di persona per evitare lasciarsi dietro delle tracce di qualsiasi genere.” A conferma di questa ipotesi, è emerso che molti dei sospetti coinvolti nell’attacco vivevano nella stessa città belga.
“Per organizzare un incontro si può comunicare tramite piccioni viaggiatori o scriversi in gergo eludendo qualsiasi controllo”, ha spiegato Suiche a Motherboard via chat. “Parliamo di soggetti che vivevano nella stessa area geografica, sparsi nel raggio di pochi chilometri. Potevano tranquillamente vedersi in casa l’uno dell’altro, come ben prima dell’avvento dei cellulari.”
Un portavoce di Sony, che produce la Playstation, si è rifiutato di rispondere ad una serie di domande specifiche sui metodi utilizzati dall’azienda per collaborare con le forze dell’ordine.
“Siamo attivamente impegnati nel monitorare l’utilizzo dei nostri prodotti e invitiamo i nostri utenti e partner a segnalare attività che possono essere ritenute sospette, illegali oppure offensive,” ha dichiarato via mail il portavoce. “Quando identifichiamo o ci vengono segnalati una serie di comportamenti, innanzitutto provvediamo verificando in prima persona per prendere in seguito le contromisure adeguate.”
Julian Sanchez, esperto di sorveglianza e fellow senior presso il Cato Institute, ha dichiarato che, per quanto ne sa, sulla PlayStation 4 “le comunicazioni degli utenti non sono crittografate end-to-end “.
Sanchez, che usa a sua volta la PlayStation 4, ha aggiunto inoltre che è possibile accedere agli account utente da qualsiasi dispositivo, il che sarebbe “molto difficile” se il servizio fosse crittografato in maniera molto elaborata. Inoltre, ha aggiunto che se Sony dispone di strumenti in grado di segnalare utenti sospetti, possiede pure la capacità di intercettare qualsiasi scambio di comunicazioni tra gli utenti. D’altronde, all’interno dei termini legali di utilizzo del software l’azienda dichiara apertamente la sua capacità di monitorare gli scambi che si svolgono tramite la consolle.
Ovviamente, ci sono molti vantaggi nello sfruttare mezzi di comunicazione non tradizionali con meno probabilità di essere sottoposti a controlli da parte delle autorità. Ma grazie ai documenti diffusi da Edward Snowden sappiamo che non ci troviamo di fronte ad uno di questi. Le spie della NSA e dell’agenzia britannica di intelligence GCHQ si sono già preoccupati di questo in passato, ad esempio infiltrando agenti sotto copertura in World of Warcraft e Second Life o monitorando gli utenti di Xbox Live.
“Sarà difficilissimo catturare ogni persona sospetta che intrattiene una conversazione [online].”
Jay Kaplan, ex dipendente dell’NSA, ha detto a Motherboard che, nonostante le piattaforme non tradizionali siano più complesse da gestire rispetto a quelle classiche, “si è diffusa una mentalità per cui ‘ogni mezzo è buono’ per i fini dei terroristi.”
“È possibile che il controllo di queste reti sia stato semplicemente trascurato o che sia particolarmente difficile tracciare i dati che producono,” ha detto Kaplan in una mail. “Impenetrabile? Questa parola non esiste nel vocabolario dell’intelligence.”
Non è nemmeno chiaro se l’ISIS tolleri l’uso delle console per videogiochi. Stando ad alcuni documenti ritrovati in Syria e pubblicati da Aymenn Jawad Al-Tamimi, un membro del gruppo di esperti in Medio Oriente, il gruppo, che segue regole religiose a dir poco ferree, ha, a quanto pare, proibito ai suoi membri di giocare persino a biliardo.
“Non è appropriato per i servitori mujahideen di Dio occupare il tempo libero con questo genere di cose che non offrono alcun giovamento, ma anzi rappresentano una perdita di tempo,” si legge su un documento legale dell’ISIS, o “fatwa.”
Inoltre, dato che i membri dell’ISIS sono autorizzati invece ad utilizzare app di criptazione sui loro telefoni, perché optare per uno strumento notevolmente più scomodo come la PlayStation? Un articolo di domenica del New York Times riportava che i terroristi hanno utilizzato sistemi criptati di comunicazione, menzionando la popolare app WhatsApp. L’articolo, che si basava su citazioni di ufficiali europei anonimi, è poi misteriosamente sparito.
Vale la pena notare che, nonostante WhatsApp abbia abilitato la criptazione tra gli utenti Android, la piattaforma non sembra essere a prova di spia. All’inizio di quest’anno, infatti, un gruppo di presunti terroristi è stato arrestato in Belgio dopo che le autorità ne hanno intercettato i messaggi su WhatsApp. Inoltre, anche se i messaggi su WhatsApp sono criptati, le autorità possono comunque vedere chi sta parlando con chi—in altre parole, hanno accesso ai metadati.
L’Europol non ha voluto commentare l’articolo.
È possibile che chi ha attaccato Parigi per comunicare abbia adoperato app di criptazione, e persino la PlayStation 4. Ma per ora, nessuno ha prove concrete a sostegno dell’ipotesi.
Il sindaco di Vilvoorde, una periferia di Bruxelles da dove sembrano provenire molti dei jihadisti che si sono diretti in Siria, ha detto lunedì che la mancanza di interpreti arabi nelle agenzie di intelligence del paese è “senza dubbio uno degli ostacoli più gravi” per le indagini sui jihadisti, secondo un giornale belga. Sempre lunedì, le autorità turche hanno detto di aver allertato inutilmente la Francia mesi fa a proposito di uno dei terroristi coinvolti nel massacro di venerdì.
La realtà potrebbe essere che l’intelligence e le forze dell’ordine non abbiano semplicemente notato gli indizi che avrebbero potuto condurli ai sospetti.
“Sarà difficilissimo catturare ogni persona sospetta che intrattiene una conversazione [online],” ha detto a Motherboard Sanchez. “A prescindere dagli ostacoli tecnici, sarà comunque dura.”
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