È inutile provare a interpretare The Master


Via.

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo SKY Online.

Videos by VICE

In The Master ci hanno visto di tutto: “un film troppo lungo”, una mezza biografia di John Steinbeck, un collage di scarti di There Will Be Blood, il ritratto di Ron Hubbard, un film sul bromance, “una sinfonia di immagini e di musica,” un film “che si capisce e non si capisce.”

Il sesto film di Paul Thomas Anderson, a sedici anni di distanza dal primo e cinque dall’ultimo, There Will Be Blood, è, questo si può dire, un film ambizioso: la prima casa di produzione aveva messo a disposizione 35 milioni di dollari + Hoffman e Renner. Ad Anderson servivano più soldi e Joaquin Phoenix, così si è messo alla ricerca di entrambi.

The Master è girato in 70 mm per dare spettacolarità alle immagini (una scelta eufemisticamente singolare nel cinema dal 1950); Anderson se ne è fregato della mancanza di sale adatte alla proiezione della pellicola. E se n’è fregato anche del trailer, aggiungendo scene scartate dal montato finale. SPOILER DEL TRAILER: Joaquin Phoenix non prenderà in mano nessuna pistola.

“Quando ho cominciato a scrivere non sapevo dove sarei arrivato.” Ambientato negli anni Cinquanta tra la California e New York il film racconta l’incontro tra Freddie Quell e Lancaster Dodd. Freddie, interpretato dal più stratosferico attore vivente nella sua interpretazione migliore interpretata nello stato di grazia che contraddistingue gli eroi, è un veterano della seconda guerra mondiale con disturbi psichici (“Ho quella che voi medici chiamate nostalgia”), innamorato di Daisy, una sedicenne che ha conosciuto prima di partire arruolato nella marina a cui ha promesso che sarebbe tornato per sposarla. Al suo ritorno dalla guerra si cerca un lavoro prima come fotografo in un centro commerciale, poi come raccoglitore di cavoli, e poi, del tutto inadatto al lavoro sulla terra ferma, si imbarca di nascosto su un veliero “al sicuro, in mare.”

L’unica cosa per cui Freddie è un talento è il suo miscuglio alcolico fatto in casa. Il comandante della nave è Lancaster, a capo di una setta chiamata “La Causa”, che si autodefinisce “scrittore, medico, fisico nucleare, filosofo teoretico, ma soprattutto uomo,” e decide di non denunciarlo per clandestinità, e di accoglierlo come “protégée e cavia” dei suoi esperimenti a patto che non smetta di creare quell’intruglio.   

“Non è la storia di Ron Hubbard,” ha spiegato più volte Anderson: “Non volevo che fosse la sua biografia.” Prima dell’uscita del film gran parte del pubblico si aspettava proprio questo. Ed è rimasta delusa. Questo perché il paragone con Scientology non ha senso.

Quello che importa in 144 minuti di film è il rapporto tra i due protagonisti, il loro amore, mai completamente definibile. Un’incantevole relazione liquida.

Di entrambi i personaggi non conosciamo molto del prima e del dopo il loro incontro, hanno sostanza soltanto nella loro interazione. E che interazione! “Joaquin Phoenix ha lo stesso livello di concentrazione di Daniel Day-Lewis,” ha detto Anderson: “Lui e Philip non si toglievano i panni dei personaggi per tutta la durata delle riprese.” Per questo Anderson, soltanto lasciando accesa la cinepresa, ha lasciato che il film si muovesse con loro due.

The Master è una serie di esperienze estetiche. Scene virtuose, come durante l’interrogatorio sulla barca di Lancaster, quando Freddie decide di sottoporsi a un esperimento divertente, nel quale deve rispondere alle domande del Maestro senza sbattere mai le palpebre, per non compromettere l’”applicazione”, e non ricominciare da capo l’interrogatorio.

Scene fantastiche, in spiaggia dove alcuni marinai in costume fanno la lotta, compongono con la sabbia una donna distesa e Freddie si masturba sul bagnasciuga. O sulla nave, Freddie sulla cima a prendere il sole sorridente mentre gli altri marinai da giù gli lanciano banane.

Scene commoventi. Nel deserto, in cui Hoffman chiede a Freddie di “indicargli un punto all’orizzonte e di raggiungerlo più veloce che può.”

In The Master tutto il difficile è stato già fatto: dalla regia di Paul Thomas Anderson, dalle interpretazioni di Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman e dalle musiche Jonny Greenwood. Non serve fare nient’altro, né cercare riferimenti biografici, né voler conoscere la verità. The Master va percepito. Per una volta non dobbiamo vederci niente e raccontarci stronzate.

L’ultima immagine del film è stata trovata dal regista durante il lavoro di montaggio: “Non saprei spiegare il perché, ma ho capito che quell’immagine era giusta. Ho sentito qualcosa di forte, ho messo da parte il chiacchiericcio intellettuale, l’ho lasciato fuori dalla mia testa, e ho seguito quell’inclinazione.”

Thank for your puchase!
You have successfully purchased.