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televisione

L'affaire Mark Caltagirone è la più grande opera d'arte contemporanea d'Italia

La fiction che ci hanno regalato nelle ultime settimane Pamela Prati e il suo entourage non ha eguali, giudizi morali o legali a parte.

di Costantino Della Gherardesca
24 maggio 2019, 9:02am

Immagine via Facebook/Verissimo.

Mercoledì, in prima serata, si è consumato uno degli ultimi capitoli della storia di costume più surreale e lucherina d'Italia: il Pratiful, la storia del presunto matrimonio di Pamela Prati con l'imprenditore Mark Caltagirone che, come confermato da lei stessa proprio nelle ultime ore, non esiste.

A far cedere la Pamela post-Bagaglino-post-Grande-Fratello-chiusa-dentro-l'armadio è stato proprio quanto successo mercoledì scorso a Non è la D'Urso, quando Eliana Michelazzo, una delle sue agenti, ha confessato di essersi sentita per dieci anni con un uomo—anche lui ascrivibile al cluster dei fidanzati immaginari. Lasciando intendere che la sua storia, fatta di truffe e sentimenti, è simile a quella della sua cliente. Per l'occasione, proponiamo un commento alla vicenda a firma di Costantino Della Gherardesca.

Adesso: immagina di essere un Marchese governante della Contea delle Fiandre. Nelle tue terre scorre un fiume. Chiedi ai tuoi scagnozzi di mettere una catena attraverso questo fiume. Da quel momento in poi tutte le barche che passano dovranno pagare pedaggio. Quello che stai facendo si chiama rent-seeking. Stai sfruttando privilegi monopolistici per ottenere guadagno senza creare ricchezza o benessere per nessun altro. Se avessi costruito un ponte, e magari una locanda dove avrebbero potuto lavorare gli abitanti della Contea, non sarebbe stato rent-seeking. Ma d’altronde, visto che hai dei privilegi monopolistici, perché dovresti sbatterti e magari indebitarti per costruire ponti e locande quando ti basta mettere una catena attraverso un fiume?

Adesso che hai in mente i meccanismi del rent-seeking, immaginati l’ordine dei giornalisti italiano. Chiudi gli occhi e visualizza i giornalisti che parlano a La7, quelli istituzionalmente considerati "seri". Mi segui?

Ora volta pagina e pensa alla tanto vituperata Barbara D’Urso. Cerca di ipotizzare l’indotto economico che è stato creato per cameramen, elettricisti, autisti, truccatrici, autori, parrucchiere e opinionisti grazie alla creazione metafisica di Mark Caltagirone e Simone Coppi.

Barbara D’Urso nella sua Contea ha eretto un ponte e aperto una locanda. Anzi, più che una locanda, una galleria.

L’opera d’arte “Mark Caltagirone e Simone Coppi” è stata creata dal collettivo Aicos Management di Pamela Perricciolo ed Eliana Michelazzo. Le testate di gossip sostengono che Pamela Perricciolo ed Eliana siano da anni amanti lesbiche, nonché delle ingannatrici. Per quanto mi riguarda, il giudizio morale e legale è insignificante, perché i giustizialisti non hanno mai capito l’arte, e mai la capiranno. Non a caso “Simone Coppi”, il fidanzato corporalmente inesistente ma reale di Eliana, è un magistrato che si occupava di “antimafia minorile”. Quale miglior scherno verso la religione italiana del giustizialismo di un magistrato fantasma inventato per rubare soldi ai VIP? E che cos’è, esattamente, l’antimafia minorile? Il Ministero della Giustizia ha adibito qualcuno per autorizzare le intercettazioni a dei novenni che stampano dollari nel Beneventano?

Eliana Michelazzo ha dichiarato a Barbara D’Urso che la sua relazione con Simone è durata dieci anni, ma Eliana non ha mai incontrato Simone, e il sesso tra di loro è stato solo virtuale, tramite messaggini. A mio avviso questa dichiarazione potrebbe essere stata un campanello d’allarme per le donne eterosessuali all’ascolto: consce che le esigenze che una donna ha con un uomo per essere soddisfatta sessualmente siano ben altre, a quel punto avranno dubitato della veridicità dei fatti raccontati da Eliana Michelazzo. Una donna eterosessuale può anche accettare un uomo fantasma, ma un cazzo fantasma, ecco, quello proprio no.

Il paese reale, quello composto da elettori con tanto di certificato, pensa che i personaggi della televisione siano tutti ricchissimi. La verità è ben altra, la verità è Pamela Prati. Secondo Dagospia, Pamela Prati si era rivolta alla Aicos Management dopo essersi trovata in braghe di tela grazie a debiti accumulati con il Bingo. Noto investimento dei ricchi, il Bingo. Un inciso: la Aicos Management si occupava anche di Georgette, l’opinionista mora presente da Barbara D’Urso quel fatidico mercoledì, e uno dei contenuti mediatici che le avevano suggerito era: racconta di avere la sclerosi multipla. Il giorno dopo la spettacolare serata in cui è stato rivelato che Simone Coppi era un magistrato fantasma, Pamela Prati ha dichiarato a Silvia Toffanin, sempre su Canale 5, di essere stata plagiata dalla Aicos Management.

Pamela Prati ha ammesso davanti alle telecamere, dopo mesi, di non avere mai incontrato Mark Caltagirone, che non l’ha mai sentito neanche al telefono e che pensava di incontrarlo “il giorno del matrimonio”. In mezzo a tutto questo mindfuck, va ricordato, ci sono anche due bambini metafisici che sarebbero “in affido” a Mark Caltagirone (un ectoplasma). Il maschietto è tifoso della Lazio, la femminuccia sta facendo delle “terapie importanti” (per qualche malattia?).

Ovviamente gli opinionisti, il pubblico in studio e il paese reale si sono scandalizzati perché sono stati tirati in ballo dei bambini CHE NON ESISTONO. Pamela Prati, nella sua ultima apparizione, ha accettato parte dell’infamia, ma ha scaricato la maggior parte del barile e quindi riconosciuto il dovuto merito artistico della Aicos Management. C’è una cosa su cui però è stata categorica: ha dichiarato di non avere alcun debito. Bugiarda sì. Ma povera, in televisione, davanti a tutti, no.

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