Vice Interviews – Be your own pet

Nel caso non lo sapeste ancora, il pettegolezzo della settimana riguarda i Be Your Own Pet, perché a quanto pare la loro etichetta li ha costretti a togliere tre pezzi dal nuovo album perché “troppo violenti.” Evidentemente i testi che hanno fatto cacare addosso gli avvocati della Universal parlano di uccisioni multiple di teenager con scopo di furto di pizza, o più generalmente di istigazione alla “distruzione.” Dando per scontato che tutta questa faccenda ci sembra totalmente gay, ma considerando che i componenti del gruppo hanno appena abbandonato la terza superiore per intraprendere il sogno di qualsiasi teenager, da dove arriva tutta questa rabbia liceale? Fortunatamente è stata la prima cosa che abbiamo chiesto al gruppo la scorsa settimana, quando li abbiamo incontrati a Londra.

Vice: Come mai tutta questa rabbia contro la vostra vecchia scuola?
Jemina: Odio tutte le persone con cui sono andata a scuola. Quando mi capita di incontrarli è sempre imbarazzante. Ho lasciato la scuola usando il gruppo come scusante. Tutto il disco in realtà riguarda quanto odiamo la scuola. “Blow Your Mind” parla proprio di quanto cazzo odiavo tutti. Nel senso, sono persone normali, ma proprio non ci voglio avere niente a che fare. Credo dipenda soltanto dalla mia esperienza pessima a livello di amicizia con le ragazze. Che non fanno altro che parlare tantissimo e accoltellarti alle spalle. La mia intenzione per il disco era di prendere spunto da una mia esperienza di merda e scriverci dei pezzi divertenti a riguardo. “Becky” parla di una mia ex migliore amica che me l’ha messa nel culo, e allora io ho ucciso la sua nuova migliore amica e sono finita in riformatorio.

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Qual è la cosa più imbarazzante che vi hanno chiesto di fare per promuovere il disco?
Jonas: Uno dei pezzi del disco si intitola “Food Fight,” e ai cari ragazzi della stampa è piaciuta taaaanto l’idea di fotografarci mentre ci lanciamo il cibo addosso.
Jemina: E ci sono delle foto di lotte con il cibo anche nell’artwork dell’album. Ma la gente si è presa troppo bene. Adesso ci tocca lanciarci la roba addosso ad ogni singolo shooting. Quel pezzo ci si è totalmente ritorto contro. Che poi mi va bene fare la lotta con il cibo, ma ogni volta che abbiamo a che fare con la stampa ci dobbiamo per forza sporcare. Verdure sott’olio e ketchup e sciroppo al cioccolato non vanno per un cazzo bene assieme.

Jemina, ti è capitato di avere dei groupie maschi schifosi?
Jemina: Ricevo un sacco di attenzioni bizzarre. Quando abbiamo suonato a Londra un tipo disgustoso è salito sul palco e ha provato a baciarmi. Mi ha infilato la lingua in bocca. Io ero tipo “Nooooo!”

Mi ricordo la scena. Dopo che l’hanno tirato giù dal palco un sacco delle ragazze nel pubblico hanno provato a menarlo a sangue.
Jemina: Dopo quell’esperienza diciamo che il mio livello di tolleranza verso gli svantaggiati è calato mostruosamente. La prima volta che abbiamo suonato a Leeds metà del pubblico continuava ad urlare “Mostraci le tette!” e io ero mortificata perché avevo tipo 17 anni e mio papà era dietro il palco. E poi va a finire che mi capita di menarmi con dei ragazzi…

Sei mai arrivata ai cazzotti?

Jemina:
Come no, mi è capitato di prendere a pugni dei ragazzi. Un tipo di Nashville mi ha assillato durante tutto un concerto. Alla fine mi ha dato della puttana e ha provato a toccarmi. Al che gli ho urlato “Non. Mi. Toccare” [intercalando le parole con dei pugni]. A volte la gente non è capace di tenere le mani al loro posto.

Cos’altro succede a Nashville?
Jonas: Se ti capitasse di venire a Nashville in estate ti porterei a fare ca-brewing, cioè andare in canoa bevendo birra. Non è niente di così assurdo, praticamente scendi lungo il fiume bevendo birra e fumando erba.
Jemina: Poi però devi tornare a casa guidando sbronzo e fatto. Non so come si potrebbe definire questa cosa… incidente in macchina?

Il posto peggiore dove avete suonato?
Jemina: In Germania abbiamo fatto un paio di concerti in un quartiere a luci rosse dove c’erano, ovviamente, un sacco di zoccole. Indossavano tutte dei piumini e avevano i capelli super ingellati. Avevano anche dei jeans strettissimi e degli zainetti. Sembravano delle ragazzine confuse che avevano smarrito la strada per la terza media. 
Jonas: Credo che la Germania sia l’ultimo paese sulla terra in cui potrei mai pensare di trasferirmi.

SAM WOLFSON

Get Awkward dei Be Your Own Pet è appena uscito su XL.

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