Tierra Whack fa rap per l'era di Instagram

Tierra Whack fa rap per l'era di Instagram

Dato che a forza di "Gucci Gang" ci siamo abituati alle canzoni corte, Tierra Whack ha sfruttato i limiti di Instagram per scrivere 15 splendide canzoni da un minuto l'una.
28 agosto 2018, 11:22am

Se leggete i media musicali americani allora sapete già che tutto ciò che andava detto sulle canzoni rap super-corte è stato scritto qualche mese fa. In un articolo, Sheldon Pearce di Pitchfork è partito da "Gucci Gang" di Lil Pump e si è chiesto come e perché i rapper più giovani hanno cominciato ad accorciare sempre più i loro pezzi. Le risposte che ha individuato sono principalmente tre.

La prima: Gucci gang, Gucci gang, Gucci gang, Gucci gang. Sono canzoni basate sulla ripetizione, su un'interpretazione impetuosa, sul fare casino, e quindi dopo un po' stancherebbero. La seconda: Per aumentare i propri ricavi via streaming conviene avere molte tracce che durano poco invece di poche tracce che durano molto - da cui l'avvento dei preoccupanti album lunghi tanto per essere lunghi, come VIEWS e Scorpion di Drake, Culture II dei Migos o Lil Boat 2 di Lil Yachty. La terza: la musica viene fatta da e per chi l'ascolta, e questo "chi" è un ragazzo abituato a dedicare poca attenzione a tante cose e per poco tempo. Il che non è un problema ma, come ha dimostrato uno studio ripreso da The Outline, un tratto tipicamente umano che si è acuito con il passare del tempo rendendoci capaci di fare multitasking in modo efficace, in barba alla classica opinione "i computer ci hanno ammazzato l'attenzione".

C'è una frase di quell'articolo, in particolare, su cui conviene concentrarsi: "In fondo, poi, più un pezzo è corto meglio lo puoi mettere in uno Snap o in una Instagram Story". Ogni volta che gli esseri umani si appassionano a un nuovo contenitore di cose su internet, pian piano questo comincia a venire usato anche per fare cultura. Un esempio recente è la twitteratura, per cui i 140 caratteri del tweet erano il mattoncino-base su cui costruire letteratura. E via di haiku e aforismi ma anche di riassunti estremi, di romanzi iperbrevi, di lunghe catene di tweet interconnessi.

Nel momento in cui scrivo Instagram è il contenitore di cose che stiamo usando tutti di più. Facebook cresce sempre meno, man mano che la gente si rende conto del male che sta facendo al mondo permettendo a chiunque di esprimere opinioni piene d'odio e razzismo, mentre Instagram ha da poco annunciato di aver raggiunto un miliardo di utenti registrati a livello mondiale (che poi Instagram è, tristemente, sempre Facebook). Così come in passato avevamo deciso di adottare il tweet come particella minima del fare-letteratura, di update in update abbiamo cominciato ad adattarci ai confini di Instagram e a usarli per farci stare dentro arte.

Un esempio recente viene da FKA twigs, che ha lanciato da qualche mese quello che chiama un "Instagram Magazine". Usando la funzione galleria, pubblica periodicamente nel suo feed una serie di dieci fotografie accomunate da un tema, annodandole con brevi testi e illustrazioni. Similmente a chi usa il suo feed come macro-scacchiera in cui inserire immagini che ne vanno a creare una più grande, osservabile solo nel suo insieme, twigs ha giocato con le regole del sistema per infilarci dentro dell'arte.

Applicare queste pratiche alla musica è più difficile. Un'immagine statica resta lì; un video, unico modo per mettere musica su Instagram, ha una durata massima dopo la quale o scompare o ricomincia dal principio. I quindici secondi delle storie e il minuto del feed sono spazi che vengono quindi usati nel modo più semplice, cioè per condividere piccoli assaggi di opere più lunghe e ampie. Ma se questi vincoli diventassero, come il tweet di cui sopra, la particella minima del fare-musica? È stata proprio questa l'idea che ha avuto Tierra Whack, autrice di Whack World, geniale progetto rap pensato per stare comodo nei confini imposti da Instagram.

Whack World è composto da 15 canzoni da un minuto l'una che potrebbero anche essere una canzone da 15 minuti. Ognuna di loro sta in una casella sull'Instagram di Tierra Whack, accompagnata da un breve video che fa tutto il possibile per mettere a disagio lo spettatore, creando un contrasto con il senso di gioia che trapela dalle canzoni. Per Tierra Whack il rap è creta da modellare con pochi gesti: i suoi sono beat ridotti all'osso, composti da pochi accordi e leggeri interventi sonori, interrotti sul più bello con una strizzata d'occhio. Ascoltare le sue canzoni è provare una serie di piacevoli eiaculazioni precoci o orgasmi improvvisi, consci che un altro ne arriverà nello spazio di sessanta secondi.

"Black Nails", il pezzo che apre Whack World, mette subito in chiaro lo scopo del progetto: "Farò meglio a convincermi che venderò / Essendo me stessa". Questo significa, per Tierra Whack, prendere le parole e metterle nel frullatore assieme a dei cucchiaioni di tempera colorata, così da creare un beverone di lingua: "Tengo 'sta roba per me stessa / Ascolto solo me stessa / Scrivo barre nella mia cella / Riso accanto al mio cavolo nero". Sotto la sua voce, note cristalline accompagnano l'ingresso nel suo mondo surreale. E poi arriva "Bugs Life", e si comincia a fare sul serio.

La testa che era rimasta abbassata nel primo video si rivela: è la sua, per metà tumefatta e morta, come dopo un ictus. La sua bocca comincia a sputare parole che uniscono orgoglio e narrazione personale: "Probabilmente sarei esplosa in un giorno fossi stata bianca / Se avessi rappato con un microfono e avessi indossato baggy bianchi". Il messaggio di Tierra Whack si basa sull'affermazione di sé come ragione di vita, che si tratti di sovvertire la tradizionale narrazione della donna-in-attesa-del-ragazzo-perfetto ("Sore Loser", cantata da una bara ripiena di glitter) o di deformare il proprio corpo dietro a lenti d'ingrandimento affermando il proprio benessere ("Pretty Ugly").

Il corpo, la mente e il cibo sono le tre aree tematiche che Tierra Whack esplora in maniera più approfondita. "4 Wings", ambientata in un ristorante cinese, esordisce con "Sale, pepe, ketchup e salsa piccante / Friggo croccante perché non mi piace la roba soffice" per poi aprirsi in un confessionale pubblico: "Mi apro, guardo Dio, omicidi / Non sono perfetta ma improvviso / Droppo 'sta merda e i miei negri si gasano / Notti infinite a piangere quando è morto Hulitho". "Fruit Salad", "Macedonia", la vede allenarsi in una palestra da Willy Wonka mentre canta "Preoccupati solo di te stesso, di nessun altro / Bevo acqua, mangio frutta, mi prendo cura del mio corpo". A intrecciarsi alla sua voce beat colorati, pasticci di pittura che diventano felice espressionismo.

Sempre a Hulitho è dedicata "Pet Cemetery", in cui Tierra parla del suo "cane" - nel senso di "amico" - che le è stato portato via, come se fosse un randagio, ma "Tutti i cani vanno in paradiso", come dice un celebre detto statunitense. Il cimitero in cui si trova a cantare, uggioso come un romanzo gotico, si anima di muppet che fanno capolino dalle tombe per i controcori: "Paradiso, paradiso!" E in un minuto si torna alla gioiosa affermazione di sé con "Fuck Off": "Tesoro, sono stata male, ero triste / Ogni volta che sono felice tu ti incazzi / Spero che ti venga uno sfogo sul culo / Mi ricordi quello sfaticato di mio padre", canta Tierra Whack, felice come se stesse raccontando la giornata più bella della sua vita. E la musica quello sembra evocare, quasi fosse un jingle scanzonato che accompagna il title screen di un piattaforme anni Novanta.

Il rap di Tierra Whack è naïf, semplice e ingenuo, espresso a forza di smorfie e pernacchie, sorrisi e canzonette. La sua capacità di non prendersi sul serio e, al contempo, di prendersi terribilmente sul serio non ha eguali nel rap americano contemporaneo: in lei c'è un non so che della quieta rivoluzione di Chance the Rapper, del senso di esplosiva narrazione di sé dell'ultima Janelle Monaé, delle bambinesche filastrocche indie pop dei Beat Happening. Se nel rap non cercate solo facili melodie e ormai generici cazzodurismi, Whack World dovrebbe essere uno dei vostri album dell'anno.

Elia è su Instagram.

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