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Music by VICE

Guida per cazzari alla Italo Disco

Tutto quello che dovete sapere per fingere di essere esperti di un genere che, vi piaccia o no, ha generato tutta la musica dance degli ultimi trent'anni.

di Angus Harrison
15 luglio 2015, 8:22am

Sei l'erotonauta per eccellenza, tutti ammirano la tua bellezza e hai un cuore grande e splendente quasi quanto la tua chioma. Ti stendi in spiaggia indossando costumi da bagno fluorescenti, pippi cocaina sulle piastrelle bianche e nere del tuo bagno e sulla credenza zeppa di magnum di champagne tieni il busto in marmo di un filosofo greco e un bonsai. Nei tuoi sogni appaiono aperitivi surreali in technicolor. Ti scopi un robot. Sei un sacco Italo.

Quello che abbiamo appena descritto è uno scenario italo al cento percento, una specie di versione b-movie della disco, un genere di musica così ovviamente emotivo che ti ci affezioni subito, senza via di scampo. Ma la sua vera magia è che, tecnicamente, non è neanche disco: anzi, fa spesso molto più schifo della disco, ma possiede un profondissimo e innegabile fascino che sfiora tutte le corde del cuore.

Continua sotto.

La cosa più importante che c'è da sapere sulla Italo Disco è che non possiede una forma precisa e definita, e soprattutto non ce l'aveva al tempo in cui è nata. In realtà, quella che oggi consideriamo Italo fino a metà anni Ottanta non aveva neanche un nome: fu la label tedesca ZYX a darglielo. Era un movimento senza una vera origine né dei confini definiti, in Italia la si considerava semplicemente musica pop. È quindi abbastanza complicato scriverci una guida seria senza perdersi dei pezzi, tralasciare roba importante e, in generale, fare incazzare della gente, ma ho deciso di farlo ugualmente perché sono un bello stronzo nichilista.

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Sabrina Salerno

La storia che gli annali della musica hanno costruito intorno a questo genere musicale è quindi completamente falsa, ma comincia con la morte della disco americana, genere che aveva dominato la seconda parte degli anni Settanata ma che sul lungo andare stava lasciando una scia di disgusto e risentimento nello statunitense medio, il cui culmine fu la famigerata disco demolition night. Eppure l'onda lunga della sua influenza stava ancora attraversando l'Europa, che ne voleva anzi sempre di più. Il calo di produzione nei paesi in cui il genere era nato e il conseguente innalzamento del costo dei dischi d'importazione finirono quindi per scatenare un'esplosione nell'industria discografica italiana: i producer iniziarono a farsi i dischi—e a farsi la disco—da soli. Da un punto di vista musicale, però, non ci avevano evidentemente capito niente, finendo per creare incidentalmente un nuovo genere.

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Da qui in poi la Italo si è divisa in due categorie fondamentali. Va infatti riconosciuto che uscivano tracce prodotte da autentici artisti della disco: musicisti e producer dotati di strabilianti macchine elettroniche e anni di esperienza musicale, che miscelavano i nuovi suoni sintetici in formule glamour e spaziali; parellelamente, però, usciva anche roba prodotta da gente che si era prefissa gli stessi obiettivi senza avere né le macchine né l'esperienza. Alla fine dei conti è proprio questa seconda categoria a fornire al genere il suo tenero allure, tra ritornelli pieni di romanticherie banali cantati con finto accento yankee, melodie di ARP Odyssey e bassline trotterellanti. Era il suono di un mondo immaginario: un'America fantastica piena di autostrade fantastiche da attraversare con una fantastica macchina sportiva, prima di inforcare gli occhiali da sole e decollare verso le stelle. Detta così potra sembrare una roba trashissima, ma si tratta di una forma espressiva sincera e autentica, senza la quale non avremmo gran parte della musica dance di oggi.

ARTISTI

La Italo non è un genere particolarmente improntato sulla leadership di un gruppo di artisti, ma è più che altro un costante flusso di banger senza origine precisa emersi durante un diluvio di suoni frettolosi e composti da sognatori dell'elettronica. Detto questo, ci sono un po' di nomi da cerchiare in rosso.

Giorgio Moroder

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Ok, in realtà Giorgio non c'entra direttamente con la italo disco, ma fu una pietra angolare fondamentale per il genere. Non tanto perché è di origini italiane, quanto perché è a lui che si devono alcuni dei primi esperimenti con l'elettronica in campo dance, lo slittamento della disco in territori sintetici. Questa è una nozione banale quanto Noel Gallagher che ti rivela di essere influenzato dai Beatles, ma "I Feel Love" pose le basi per tutta la dance a venire. In aggiunta, date un'occhiata al video di "Together In Electric Dreams" e provate a dire che non è Italo come la merda.

Klein & MBO

Il duo Klein & MBO era composto da un italiano (Mario Boncaldo) e un americano (Tony Carrasco), che è la cosa più italo che esista. Furono probabilmente la realtà più forte della scena, portando l'influenza italo in tutto il mondo: molte delle loro tracce che divennero infatti delle hit nelle scene underground di New York e Chicago da cui nacque la house.

Kano

Anche i Kano (Luciano Ninzatti, Stefano Pulga e Matteo Bonsanto) ebbero un'importanza cruciale nello spargere il verbo italo in tutto il mondo, e furono i primi a fare il botto a livello internazionale: diversi loro singoli entrarono i classifica in America, Svizzera e Germania. Chi ha orecchie per intendere ascolti "Now Baby Now" e si ricordi di quando Felix Da Housecat l'ha campionata in "Glitz Rock".

Sabrina Salerno/Clio/Valerie Dore

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Tre nomi per raccontare un lato importantissimo della Italo: le pop star, per quanto non fossero delle gigantesse come le dive della disco. Alcune, come Valerie Dore, non erano neanche delle vere cantanti quanto piuttosto dei progetti messi insieme da dei producer che assemblavano facce e voci appartenenti a persone diverse, usando l'identità della star come meta-veicolo per la traccia. In parole povere, la Italo era già avanti rispetto alla PC Music quando ancora Danny L Harle non era manco nato. Avrete anche fatto caso che l'immagine della donna nel mondo Italo non era proprio una roba rispettosissima.

LABEL

ZYX

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Dal punto di vista internazionale ZYX fu senza dubbio l'etichetta più importante, da quello italiano, ovviamente, molto meno. Di fatto fu questa label tedesca a inventarsi il termine "italo disco", diffondendolo con le loro compilation a tema. Ebbero quindi il merito di inquadrare il microcosmo italo, confezionarlo a dovere e venderlo in tutto il mondo.

Goody Music

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Jacques Petrus.

Un giorno girerò un film su Goody Music. Capitanata dal producer e DJ Mauro Malavasi e dal folle megalomane Jacques Petrus, Goody Music fu una delle poche label autoctone a poter competere con nomi internazionali più grossi. "I'm a Man", firmato Macho, è un esempio molto calzante, considerato che fu il primo singolo disco prodotto e composto da musicisti italiani a diventare una hit mondiale, sbancando praticamente ovunque, dall'America al Giappone al Brasile. Ciononostante, la cattiva reputazione e il caratteraccio di Petrus, che raramente arrivava a riconoscere i propri fallimenti, lo portarono a fare scelte d'affari assai discutibili, fino ad addentrarsi nell'oscura palude dell'usura e a finire ammazzato nel 1986, a quarantesette anni, nella sua villa di Guadalupe.

Power Records

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Anche Power era italiana, e va menzionata per avere fatto uscire un bel po' di chicche. Ebbe vita brevissima, dall'86 all'87, un arco di tempo nel quale riuscì a buttare fuori una serie di perle kitsch da fare invidia ai Duran Duran.

PEZZONI

Klein & MBO - "Dirty Talk"

Il classicone dei classiconi. Uscito nel 1982, abbastanza avanti negli anni Ottanta perché il beat sia costruito da delle drum machine, ma non abbastanza perché ogni singolo suono sia techno techno techno.

Baby's Gang - "Happy Song"

Eh be', "Everybody, let's go to the gig, we can dance there, dance and eat an ice-cream, everybody dancing all night long, try to do it, sing a happy song" è il miglior testo di sempre.

Paciscopi - "Love's Harmony"

Non è molto considerato come classico Italo, ma a me piace da morire. Quella bassline così cicciona è praticamente il prototipo dei trent'anni a seguire, pieni di notti passate in cantine buie e sudate con luci strobo e fumo. Poi ci sono quei geniali mini-sfrigolii di drum machine tipo popcorn. Commovente.

Casco - "Cybernetic Love"

Casco (Salvatore Cusato) era uno dei più grandi producer Italo, e questo è il suo capolavoro. "Cybernetic Love" uscì nel 1983 e rappresenta il lato più cosmico del genere, ma basta ascoltarla bene per sentire la nascita della techno di Detroit e della acid house.

Caron - "Out of the Night"

Ok, altra scelta personale. Per me questa rappresenta l'apoteosi dell'iper-emotività italo. Che intro, ragazzi! Mi fa sentire come se stessi affogando nella Milano da bere.

Clio - "Faces"

Uno dei migliori esempi del lato pop del genere. Come fece a non rimanere numero uno in classifica per dodici anni di fila, io proprio non lo so.

Riky Maltese - "Warrior"

Il miglior ritornello nella storia della Italo, nonché uno dei migliori dischi Power in assoluto.

Dr Martini - "You are the One"

La cassa di questo pezzo è come un martello pneumatico che buca un soffitto dalle decorazioni rinascimentali e fa cadere tutti gli specchi appesi ai muri, facendo piovere calcinacci su un tappeto zebrato.

Mr Flagio - "Take a Chance"

Scelta un po' ovvia, ma non potevo non includerla. Estasi totale, un monito di quanto sexy può essere la musica dance, tra voci gospel, hi-hat penetranti e robot coi baffi. Tutta roba che io personalmente trovo MOLTO sexy.

Firefly - "Love is Gonna Be on Your Side"

Questo pezzo suona un po' più vicino alla disco americana, infattì è del 1981, periodo in cui la Italo era ancora abbastanza caratterizzata da elementi post-Studio 54, ed è magnifico.

Valerie Dore - "Get Closer"

La colonna sonora di una vendetta contro gli stronzi che ti hanno ammazzato il fidanzato.

COMPILATION E MIX

Best of Italo - ZYX

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Come già sottolineato, la storia della italo sta tutta qui.

Essential Italo Disco Classics - Strut

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Con l'obiettivo di lucrare sul recente revival, Strut ha comunque fatto un buon lavoro, affiancando nomi storici come i Kano a rarità fuori catalogo. La miglior traccia? Probabimente questa.

Mixed Up in the Hague Vol.1 - Panama Records

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Un mix assassino miscelato da I-F, membro della leggenda electro-techno olandese Unit Moebius. Non è proprio italo al cento percento, ma si approccia ai classici con un attitudine fresca e dinamica che i fan più navigati apprezzeranno di sicuro.

I SEGUACI

Be'... tutta la musica dance, praticamente! Dalla primissima ondata del Paradise Garage di New York, con tracce italo che finivano per sporcare di elettronica le selezioni souleggianti di Larry Levan. I beat finirono dritti nella house di Chicago, mentre le linee di synth e le tematiche sci-fi infuenzarono fortemente la techno di Detroit. Nel frattempo, in UK, New Order e Pet Shop Boys ne prendevano alcuni elementi, creando anche il contesto per la nascita della acid house. Cazzo, ascoltatevi "Cybernetic Love" e ditemi se dentro non ci trovate ogni singola traccia mai prodotta dai Daft Punk. Per quanto mi riguarda, pure Kanye West ha fatto un disco Italo.

Per quanto riguarda il genere in sé, be'... le cose iniziarono a girare al contrario: con la nascita della house, ci fu un rimbazo di influenze, e nacque la italo-house, il cui focus principale erano accordoni di piano e ritornelli euforici come in "Ride On Time" di Black Box. Non fraintendetemi, quella roba lì spacca, ma gli anni in cui gli androidi bevevano champagne elettrico erano finiti per sempre.

Oggi la italo disco è più popolare che mai: ci sono clubnight dedicate a Londra come a Berlino, e accade che DJ come Bicep vadano a suonare a Glastonbury e mettano solo quella roba lì, con giusto qualcosina di house. Tutto questo è bene, ma l'importante è non rischiare di scadere nei cliché secondo cui la italo sarebbe una roba kitsch e una semplice curiosità culturale su cui ridere. Certo, ha la stessa classe di un bagnino col petto villoso e una camicia hawaiana di poliestere, ma ha comunque cambiato per sempre la storia della musica.