I computer ci renderanno immortali?

Abbiamo chiesto a un esperto se sarà davvero possibile caricare la nostra mente su un computer e vivere per sempre.
5.12.15
Immagine: Shutterstock

La prospettiva della morte rappresenta la nostra paura più grande in quanto esseri consapevoli di esistere, che si tratti della morte di persone care o della nostra. Da sempre, l'idea di sparire senza lasciare traccia ha portato gli uomini a dotarsi di teorie più o meno assurde, o religiose, che contemplano la possibilità di diventare in qualche modo immortali, dal paradiso alla metempsicosi passando per il cannibalismo e la cura definitiva all'invecchiamento.

Al momento, la tecnologia è l'arma più potente che abbiamo, talmente potente che ha assunto quasi un ruolo messianico nella nostra visione del futuro: potenzialmente risolverà tutti i nostri problemi, tra cui la morte. Secondo alcuni intellettuali transumanisti, infatti, la tecnologia futura ci permetterà di vivere per sempre, se non nel nostro corpo fisico, almeno dentro un computer. La sfida del mind uploading è quella di creare una copia perfetta del cervello e caricarla su un supporto non-biologico di modo che sfugga al naturale deperimento del corpo.

Abbiamo parlato con uno dei massimi esperti di mind uploading, Giulio Prisco, per capire quante possibilità abbiamo di vedere le nostre sinapsi tradotte in codice binario e di trascorrere l'eternità a gironzolare tra i comfort bidimensionali di un supercomputer.

La mente umana, per certi aspetti, è un database.

Motherboard: Potrebbe spiegarmi in parole semplici che cos'è il mind uploading?

Giulio Prisco: in poche parole il mind uploading è il processo per cui si va a creare una copia di ciò che si trova nella testa di una persona, una copia sufficientemente accurata, diciamo ad alta risoluzione. In genere quando parliamo di queste cose con chi non è del campo facciamo un esempio molto semplice. Partiamo dal principio che i dati presenti su un sistema di calcolo si possono trasferire su un altro sistema di calcolo; se consideriamo due device, per esempio due iPad, è assolutamente possibile trasferire tutti i dati dell'uno sull'altro. Il mind uploading è esattamente la stessa cosa, solo che uno dei device è un cervello e l'altro, probabilmente, sarà un supercomputer. Chiaramente molto più avanzato dei supercomputer che conosciamo oggi.

Quindi non si tratta di una sorta di database pieno di dati inerenti alla persona, alle sue conoscenze e ai suoi ricordi, ma di un vero e proprio strumento di calcolo, un'intelligenza artificiale?

La mente umana, per certi aspetti, è un database. In letteratura spesso la mente viene paragonata al software che gestisce un database di cui il cervello fisico è il supporto hardware e la mente il software. Esistono persino dei teoremi matematici che dimostrano che quello che un computer sufficientemente potente può fare può essere fatto anche da un altro computer, e questi teoremi si possono applicare tranquillamente al cervello. Ovviamente ci sono delle opposizioni filosofiche...

A livello filosofico, appunto, il fatto di ridurre la mente al cervello fisico crea da sempre un bel dibattito. Secondo lei raggiungere il livello tecnologico tale da poter riprodurre un cervello umano è sufficiente **per tradurre il nostro io in codice?**

A livello filosofico la questione non è poi così complessa, almeno per quanto mi riguarda. Dal mio punto di vista, come dice anche lei, si tratta semplicemente di avere a disposizione la tecnologia giusta. Il cervello è di fatto un computer, ovvero un sistema che funziona rispettando le leggi della fisica, basato quindi sulle leggi dell'universo e non su oggetti metafisici di carattere mistico. Chi si interessa di mind uploading parte da questo presupposto, ha una visione scientifica delle cose.

In base alle conoscenze tecnologiche che abbiamo oggi, il mind uploading è assolutamente possibile, anche perché pochi credono nell'esistenza di una qualche anima o res cogitans. Certo, siamo molto lontani dall'applicazione pratica di queste tecnologie, per ora siamo ancora alla ricerca scientifica di base. La priorità è accumulare conoscenze, lavorare in laboratorio per capire sempre meglio come funziona il cervello, e come funzionano i computer. Bisogna conoscere la mente umana per poterla riprodurre fedelmente.

Mi sa dare dei nomi di persone che ci stanno lavorando, al momento?

Il massimo esperto mondiale è Randal A. Koene, il co-fondatore di carboncopies.org. Se lo domandi a lui ti dirà che il mind uploading è destinato a diventare realtà tra una ventina d'anni, i più entusiasti dicono qualche anno, i pessimisti dicono qualche centinaio di anni. Io credo, in maniera molto molto approssimata, che ci arriveremo più o meno alla fine del secolo.

Le generazioni future potrebbero approfittare di quello che la religione ha sempre promesso, l'immortalità, ma grazie alla scienza.

Come vengono recepite le sue idee, in genere? Immagino che la maggioranza delle persone sia molto scettica.

Alle conferenze incontro sempre il favore del pubblico perché si tratta di un pubblico interessato. Per il resto non mi sembra che le nostre idee siano arrivate davvero fuori dalla nostra cerchia, ed è un peccato perché si tratta di cose che faranno parte del futuro, che lo si voglia o no.

Ho riscontrato una generale mancanza di comprensione, questo sì. È anche importante sottolineare che al momento il discorso sulle nuove tecnologie è molto politicizzato. In Italia forse non ancora, ma negli USA, per esempio, ci sono due tendenze politiche molto chiare: c'è chi le esalta fino all'esasperazione e chi ha una tendenza all'opposizione quasi luddista.

E questa politicizzazione influenza in qualche modo la ricerca?

Certo, purtroppo quando la ricerca scientifica viene politicizzata prima del tempo si crea una confusione generale e si perde di vista la verità. La gente oggi non riesce a trovare consolazione nella promessa di immortalità del mind uploading: una cosa che accadrà tra 100 anni è troppo lontana. Per questo spesso si insiste nel restringere le tempistiche, almeno a parole, si vuole fare del mind uploading uno strumento politico. D'altra parte alcuni, tra cui io, sono convinti che il pensiero transumanista stia avvicinandosi a quello religioso.

Un po' un'attesa messianica. Simile alla religione perché si fonda su un credo cieco?

No, non è un credo cieco perché si tratta di scienza, ed è qui la differenza con la religione. Non aspettiamo una rivelazione ma lavoriamo in quella direzione. Le generazioni future potrebbero approfittare di quello che la religione ha sempre promesso, l'immortalità, ma grazie alla scienza.

L'obiettivo finale è diventare dio noi stessi, quindi**.**

Esattamente, ma è un obiettivo a lungo termine e bisogna ammetterlo. Alcuni, tra cui io, pensano che la scienza del lontano futuro porebbe essere in grado di riportare in vita i morti del passato. Ma potrebbero volerci millenni...