Qualche mese fa stavo passando davvero un periodo di merda. Qualcuno potrebbe suggerirmi che non è il caso di parlarne, soprattutto su Internet, ma una delle ragioni per cui sono uscita dalla merda è proprio perché ne ho parlato con qualcuno.
Ho sofferto di disturbi alimentari, durante la mia adolescenza. Per anni ho semplicemente fatto quasi a meno di mangiare. Non potevo parlare con i miei genitori di questo problema. Nel senso, ci ho anche provato, ma la loro reazione è stata qualcosa tipo: “Questo è troppo, cazzo. Senti, se vuoi continuare a comportarti come una stronza ti manderemo in qualche clinica in cui ti faranno mangiare a forza e poi vediamo se quando tornerai a casa non ti piacerà mangiare normalmente.”
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I problemi di salute mentale sono come una macchia, una volta che ti afferrano, rimani segnato per sempre. Devi svegliarti ogni mattina e forzarti a fare meglio del giorno precedente, per te stesso, e questo non è per niente facile. Nessuno capisce che il passo che ti porta a dire “Oggi ero lì lì per distruggermi di nuovo, ma ho scelto di non farlo” è davvero grosso.
Mi ci è voluto un bel po’ per capire che la vita fa abbastanza male, le persone ti fanno abbastanza male, perché tu scelga di aggiungere a questo male quello che ti fai da solo. So che suona un po’ come un sermone quando parlo così, ma qualche volta serve. (Penso davvero che sarei un grande trainer motivazionale, comunque, fatemi un fischio se volete chiamarmi a parlare a qualche assemblea scolastica).
Ecco perché odio quando sento alcuni genitori dire che Justn Bieber è un modello negativo per i loro figli, o qualunque altra stronzata sui modelli negativi. Non ci si può incazzare con qualcuno che vive la propria vita, solo perché i ragazzini lo adorano e poi ignorare nel dettaglio quello che i propri figli stanno passando. Un genitore ha davvero il potere di controllare il comportamento del proprio figlio, è la persona che deve allenarlo ad andare nella giusta direzione, mettere i giusti presupposti perché suo figlio sia sempre più forte, e questo significa anche non farlo sentire in difetto se ha un problema.
La depressione giovanile sta diventando epidemica. Mi hanno scritto in molti per chiedermi consigli su temi come autolesionismo e anoressia. Leggendo i messaggi che vengono fuori da Twitter, da Tumblr e dai mezzi di espressione di questa generazione, mi rendo conto che abbiamo davanti un panorama di pensieri davvero incasinati. Allo stesso tempo, però, la musica ha perso forse un po’ di mordente e le informazioni che passano da questo mezzo sono inutili come andare a messa ed ascoltare la predica di un prete che ti esorta a pregare Dio perché renderà la tua vita migliore, basta che ci credi e mantieni alta la fede, poi chiaramente non succede nulla. Allo stesso modo, quando vai fuori a ballare, ti sbraghi di alcol con i tuoi amici, tutto è e dev’essere al top, e forse può succedere che per qualche istante senti che questa felicità è qualcosa che può durare, ma poi vai a casa e ti detesti di nuovo.
Forse sono diventata particolarmente sensibile a questi argomenti dato che ho osservato più e più volte i miei amici mentre si divertivano in discoteca e io stavo impalata a bordo pista, essendo totalmente negata a ballare. Forse invece è proprio la mia vita personale che mi ha portato ad analizzare più a fondo queste cose.
Un sacco di gente pensa che il successo sia un rimedio per la depressione. Tutti vogliono essere come le star, ma per metà del tempo le star non vogliono nemmeno essere se stesse, vi dicono niente tutte le storie di droga, tutte le Whitney, tutte quelle persone così tremendamente tristi da aver bisogno, ogni giorno, di sostanze per tenerle vive. Anche solo tra i miei amici c’è un’alta percentuale di depressione. Negli scorsi anni, tre dei miei più cari amici hanno tentato il suicidio.
Sono alcuni anni, ormai, che non ho più disturbi alimentari, e anche se ho i miei alti e bassi, non è certo terribile come in passato. Non sono migliorata perché sono famosa, ma perché sono stata aiutata e ho iniziato ad imparare come essere felice. Vorrei che anche altri, che hanno più o meno la mia stessa storia, provassero a fare lo stesso.
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