Chi è Torso?

Chi è Torso?

Torso è nato a Torino ed è cresciuto a Rimini, da ragazzino suonava nelle band metalcore e ad un certo punto, è stato il rapper preferito di Miss Simpatia.
Mattia Costioli
Milan, IT
27.10.16

Un rapper una volta mi ha detto che quella italiana è una scena relativamente piccola e che, con un po' di voglia e impegno, non è impossibile stare dietro a ogni singola uscita. In questo senso YouTube gioca un ruolo fondamentale e livella molte delle differenze tra mainstream e underground. Il che non significa che il risultato sia necessariamente benefico, ma affidandosi alla riproduzione per correlati e con la giusta miscela di attenzione e disinteresse si può volare tra hardcore senza ritornelli, cloni di Future e cloni dei cloni di Future senza mai cavarci un ragno dal buco (né superare le diecimila visualizzazioni). Questa premessa da poracci serve solo per dire che è stato in una circostanza simile in cui sono incappato in Torso. Nel mezzo di una pesante sessione di shuffle mi sono ritrovato nelle orecchie un ritornello che fa così: ​brutta troia del cazzo ​[la vita, NdR] / dammi quello che mi spetta / la mia squadra è qui che aspetta​ / tra poco ti accetta​. Ho subito cambiato tab e mi sono ritrovato con un video girato con quell'effetto VHS che, a me, ha ricordato in prima battuta alcune produzioni di Bones, un rapper la cui storia lunga corta è riassumibile in: tizio californiano depresso e coi capelli lunghi che fa rap virato emo e che, dal 2011 ad oggi, ha fatto uscire una cosa come 40 mixtape e 70 video tramite la sua etichetta/collettivo/crew TeamSesh​. Questa seconda inutile premessa serve solo a spiegare la prima questione che ho affrontato quando ho deciso di intervistare Torso (provate ancora a dire che non parliamo degli emergenti, dai) cioè quel video: "Le riprese in stile VHS, quell'immaginario un po' dark… È tutta roba nelle mie corde, anche perché ho una storia un po' insolita per un rapper italiano".

Seduto, lo vogliono loro / sedato, ti voglio moscio / drogato, ti vogliono morto / monotono, ti vogliono robot​. / Terzo millennio, sono un figlio del terzo millennio  Torso è nato e cresciuto a Torino ma nel 2008 si è trasferito a Cattolica, in provincia di Rimini, che non è esattamente uno dei punti nevralgici del panorama rap italiano (non che a lui sia mai fregato granché del panorama rap italiano, fino a un certo punto). La sua famiglia è fatta di musicisti e, in particolare, tutta la discendenza maschile si è specializzata nella nobile arte del suonare la batteria, Torso compreso, che ha imparato quando era ragazzino: "Da lì in poi c'è stata solo una naturale evoluzione degli eventi e fin da quando avevo tredici anni ho iniziato a suonare con alcune band, ne avrò girate dieci, ogni anno ne cambiavo una".

​Credo che tutti i nati in un'intorno di cinque anni a partire dal 1990 si siano trovati ad un certo punto a riempire un hard disk di roba che andava dalla A di A Day to Remember alla S di Silverstein e, tra chi ha il coraggio di ammetterlo e chi no, Torso fa parte del primo gruppo. Le influenze di quei gruppi, che si articolavano dal pop punk al metalcore, si riflettevano poi nei progetti in cui è stato coinvolto.

​Tutte le foto gentilmente offerte da Torso

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"In provincia è difficile fare musica e in generale anche solo trovare una location figa per i video è una tragedia, perché dopo un po' le esaurisci: c'è solo campagna e nient'altro, ma non è per questo che ho smesso di suonare la batteria", mi racconta, mentre cerco di capire quale sia il percorso che l'ha portato a mettere insieme dei pezzi dal valore memetico incommensurabile (e forse parzialmente involontario). "Mi sono reso conto che prendere le decisioni in cinque, sei persone come è naturale che succeda in un gruppo, è davvero un casino. Con una delle band in cui ho militato abbiamo fatto un mini tour, abbiamo girato Nord, Centro Italia… Ma dopo un po' ha cominciato ad andare tutto a scatafascio. Ripeto: stare in una band è un casino".

È facile per tutti relazionarsi con queste circostanze e sarà capitato a chiunque di ritrovarsi coinvolto in un progetto, di qualsiasi tipo, in cui bisogna avere a che fare con altri esseri umani meno entusiasti. Il rap in questo senso è un genere che permette di scommettere su se stessi in modo meno rischioso, o più costante. "È una merda quando ti impegni per qualcosa, capisci che la gente ti segue, ma poi ti accorgi che gli altri non hanno voglia. Uno che non si impegna, l'altro che si sposa… Ad un certo punto ti dici: ma vaffanculo".

Circa quattro anni fa, quando Torso ne aveva venti, la batteria si trasferisce definitivamente in soffitta, dove risiede ancora oggi: "Tra l'altro sono stato pessimo, perché ci avevo speso una barca di soldi". Ed è da quella rinuncia che il rapper torinese inizia a riesumare alcune delle cose che ascoltava quando era di stanza a Torino, prima di trasferirsi in Romagna. "Un po' per caso mi sono messo a spulciare tutti quei vecchi dischi, i Messaggeri della Dopa, Neffa… I classici. In poco tempo ho ritrovato una passione per il rap che non avevo mai del tutto approfondito, nonostante fossi molto vicino all'ambiente".

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Per farla breve: Torso da ragazzino andava sullo skateboard, faceva i graffiti, ascoltava Neffa e suonava la batteria, tutto allo stesso tempo: "Facevo un po' fatica a inserirmi in una categoria specifica, ma il mondo dell'hip-hop è una cosa che mi è rimasta cucita addosso, anche se per un po' di tempo non ci ho fatto molto caso". Tutta questa roba, dopo aver sedimentato per quasi dieci anni, si è trasformata nel ritornello di "Maglia Metal":

​Non è solo un'impressione / smetalliamo anche trappando

Il suo battesimo al mondo del rap, come dicevamo prima, avviene attraverso il writing e le tag, un ambiente mediamente hardcore e in cui si ​trappa​ davvero pochissimo: "Grazie al vandalismo nei confronti della città di Torino ho avuto modo di sviluppare molte amicizie che conservo ancora oggi, nell'ambito del writing. Nei confronti della scena hip hop all'inizio avevo molto odio, perché era un periodo in cui si spingeva molta roba che io percepivo come merda. Giravano in radio le prime commercialate dei Club Dogo, che provavano a svoltare con "Boing​", mentre io arrivavo da ore ed ore di ascolti dei Messaggeri della Dopa. Era naturale che io avessi un po' il rigetto". Il percorso successivo non è lineare e mi confessa che le sue produzioni preferite erano tutte firmate Unlimited Struggle​: "Quella roba che era nuova però… Vecchia. In generale devo dire che negli ultimi tre anni ho recuperato molte cose, ma la verità è che ho dovuto costruirmi una cultura in pochissimo tempo, perché mentre l'hip hop in Italia iniziava a spingere io ero concentrato su tutt'altra musica. Ho capito molto anche la nuova scuola e ci sono arrivato in fretta, dal punto di vista di un ascoltatore mi sembra di aver fatto dei passi da giganti in così poco tempo, dal punto di vista di un artista invece…". ​Il canale YouTube di Torso​ ha circa 300 iscritti e di pastasciutta ne deve mangiare ancora un bel po' e dal mio punto di vista il suo momento di massima esposizione mediatica è stata quando il collettivo di fotomodelli che gestisce Lo Swagghetto​ ha deciso di postare la sua canzone "Drago". Torso mi racconta che dietro la decisione di provare a fare rap non ci sono mai stati chissà quali piani o aspettative in mente: "Lo so che sembro prevenuto, ma la provincia mi genera fastidio e quando sono entrato per la prima volta nello studio di KD-One​ non mi sarei mai aspettato di trovare il potenziale che ci ho trovato. Avevo smesso di suonare la batteria ormai da un anno e sentivo un grande bisogno di fare musica, così mi sono buttato". "Sono successe un po' di cose nel corso del tempo e, in generale, mi sono sempre ritrovato a crederci di più di quanto non facessero le persone intorno a me. Tanto che oggi la mia crew non è più la mia crew". Il riferimento in questo caso è a Kali Black, che per un po' di tempo​ ha racchiuso un sacco di realtà provenienti da Rimini e zone limitrofe, una scena molto lontane dagli epicentri del rap italiano e che, per forza di cosa, si ritrova a giocare con leve molto minori nei confronti del pubblico. "È una crew che abbiamo fondato io KD-One, ma alla fine si torna sempre al punto di partenza e che riguarda la voglia di ognuno di farsi il culo per le proprie idee. Dopo un anno si è un po' smorzata la cosa e la crew esiste ancora, ma purtroppo non esce niente". "I miei numeri sono una cazzata, però quelle 50, 100 persone che si interessano alla mia musica non meritano di essere abbandonate, o almeno: io non me la sento di farlo. Sono dell'idea che quando hai un pubblico, per quanto esiguo sia, devi rispettarlo e devi fargli capire che stai continuando a fare musica, per fare in modo che nessuno si senta tradito".

"Sono partito subito a canna e tutto quello che ho scritto e ho registrato l'ho fatto uscire subito, senza pensarci troppo. Su YouTube si trova "Amsterdam​" che credo sia il terzo testo che ho scritto in vita mia". Non voglio menarla per sempre sui parallelismi con Bones, ma anche Torso ha deciso di diffondere la sua musica senza limiti, cercando di non scendere mai sotto la media di un video al mese e, per chi è abituato a lavorare con altre persone, non aver più nessuno da spronare se non se stessi è un vantaggio notevole. Anche aver suonato la batteria per anni è un discreto bonus, quando ti metti a fare un genere in cui stare sul tempo è fondamentale. "Ora sembro uno che se la tira e non è così, perché comunque non ho combinato ancora niente, però saper stare sul tempo mi ha davvero facilitato. L'unica difficoltà forse è che, da ex batterista, mi ritrovo sempre a guardare il DJ anziché il pubblico, perché chiaramente quando suoni la batteria non te ne può fregare di meno di guardare il pubblico".​ Mentre mi racconta alcune degli step che l'hanno spinto a continuare a investire nella sua carriera e nella sua crescita come artista mi racconta che, ad un certo punto, gli è capitato di avere una fan molto speciale: "Lo so che sembra una cazzata, ma una delle cose che mi ha più piacevolmente sorpreso in questi pochi anni in cui ho provato a fare rap a modo mio è stato un props di Miss Simpatia. Mi ha scritto in privato e mi ha detto che ero bravo, mi ha chiesto un po' da quanto lo facevo, le solite cose. Cioè, anche se lei ha fatto una hit sola io ero preso benissimo, perché per quanto piccolo è stato un riconoscimento che quello che stavo facendo poteva avere un valore anche per altre persone". Nonostante questa storia il momento più figo rimane legato ad un live, uno di quelli in cui ha fatto fatica a rimanere concentrato e occhi negli occhi con il suo pubblico. Scrivo suo perché il concerto in questione si è svolto all'Askatasuna di Torino, città natale di Torso che ha ospitato lui e la sua crew, in trasferta dalla Romagna: "La gente si è divertita, pur non conoscendoci,  e ha ballato e saltato tutto il tempo. Quel feedback incredibile nei confronti della mia crew da parte di una città che avevo lasciato da otto anni è stato indescrivibile".

​Un pezzettino del live di Torso all'Askatasuna di Torino​

Quello che mi ha colpito di Torso, oltre al suo avere dei riferimenti culturali molto simili a quelli che hanno ingabbiato anche me, è stata la capacità di costruire un immaginario legato alla ​presa a male​ trasformata in qualcosa di positivo e capace di intrattenere. Forse è una semplificazione anche eccessiva, ma quell'incapacità di riuscire a identificarsi in determinate categorie è una cosa che, anche senza necessariamente doversi trasformare in un robot​, è qualcosa con cui una grossa fetta della nostra generazione deve fare i conti tutti i giorni e Torso la racconta meglio di tanti altri, tra una smetallata​ e l'altra. In realtà il suo flusso di scrittura è meno elaborato del mio processo decostruttivo: "Forse sono un po' un profano, ma non c'è mai stato un momento in cui mi sono messo lì con il quadernetto delle rime per provare a trattare di questo o quell'argomento". Ed è un po' questa spontaneità della musica, determinata dalla facilità con cui la si può diffondere una volta esportata in un file, che mi fa apprezzare la cloud-livella di YouTube a cui accennavo in cima a questo post. "Per me funziona in modo molto più spontaneo, anche se magari qualcuno potrà sostenere che è quello sbagliato. Se un beat mi ricorda una certa atmosfera io inizio a raccontare le mie cose a partire da quell'atmosfera, le rime le sistemo strada facendo, se serve.  Magari se lo dico a un capostipite della vecchia scuola mi ride in faccia, ma per me funziona così". ​Segui Torso su Facebook​ e YouTube​. Segui Mattia su Twitter: @mattia__C