La droga non è divertente

È domenica, quindi è probabile che nelle ultime ore abbiate ingerito delle sostanze o vissuto qualche esperienza talmente distruttiva da aver deciso di non assumerne più per tutta la vita. O fino al prossimo weekend. Per farvi cagare sotto o darvi degli spunti, qui di seguito trovate qualche storia a tema.

Illustrazioni di Sam Taylor.

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KETAMERDA

Quell’anno ero a un festival, e passavo le giornate nell’area campeggio ingollando ketamina a colazione. L’unico problema della ketamina a colazione, tuttavia, è che arrivati all’ora di pranzo, muoversi è impossibile e il cervello è come una spugna lentamente imbevutasi del piscio caldo e invecchiato di Ernest Hemingway. Un giorno di questi ero particolarmente lucido, potevo comunicare con tranquillità e non sentivo nessuno dei disturbi solitamente associati al distacco cerebrale da K. Ma non ero minimamente in grado di muovermi.

Un amico mi ha piazzato su una sedia da campeggio, mi ha fatto bere un po’ d’acqua e acceso una sigaretta, avvicinandomela alle labbra ogni volta che volevo fare un tiro. Andava tutto bene, a parte queste piccole complicanze, almeno finché non ho avvertito un brontolio allo stomaco e mi sono ricordato della scodella di chili che avevo mangiato la sera precedente. Chiamatelo sesto senso, chiamatelo preveggenza o semplicemente l’avere 22 anni, ma è stato in quel momento che ho capito che mi sarei cagato addosso. E non c’era nulla che potesse evitarlo.

L’ho sussurrato al mio amico nella speranza che mi trascinasse vicino a un cesso chimico, o quantomeno mi abbassasse la zip nella privacy della mia tenda. Invece ha radunato quanta più gente poteva e l’ha fatta raccogliere intorno a me. Riuscivo a sentire lo sfintere rilassarsi e contrarsi, un ritmo inesorabile e destinato a esplodere. Così, fissando otto persone con la morte negli occhi, mi sono lasciato andare, mentre il sole di mezzogiorno brillava un po’ di più.


I PORCI MAGICI

Avevo 15 anni e stavo andando a scuola insieme a un amico, Chris. I genitori di Chris erano la personificazione dell’hangover hippy, quindi lui era cresciuto con l’idea che le droghe psichedeliche, l’incenso e i sandali fossero parte integrante della vita di ogni persona sulla faccia della terra. Chris e suo padre si erano procurati dei funghi, e come se fosse la cosa più normale del mondo, lui ne stava ciancicando un paio alle otto di mattina, in attesa dell’autobus. Non ne avevo mai presi prima, ma Chris sembrava a suo agio, quindi non mi sembrava ci fossero motivi per cui rifiutare la sua offerta. 

La prima lezione è stata interessante. Ho trascorso la maggior parte del tempo rosso in faccia, a ridacchiare per qualsiasi cosa uscisse dalla bocca dell’insegnante. Questo era un tipo sulla sessantina, e aveva da tempo superato la fase in cui si prova un minimo interesse per quanto avviene in classe durante la spiegazione. Così mi ha ignorato, lasciandomi libero di ridermela senza alcuna ragione. Il punto di svolta è stato nel corso dell’ora successiva. Seduto, avevo la sensazione che i miei piedi fossero stati legati al pavimento. La cosa mi ha allarmato, tanto che di fronte alle domande dell’insegnante sono rimasto a fissarla con la bocca spalancata, per poi emettere una serie di suoni che in vita mia avevo sentito uscire soltanto dalla gola di un maiale poco prima di essere tramutato in prosciutto o bacon.

E poi ho vomitato. Sul banco. Stranamente non sono finito nei guai o che, ma ho imparato che la scuola è già abbastanza allucinante senza altre sostanze a fare da corredo.


LA TENDA SBAGLIATA

Ero a un festival e per l’occasione un paio di amici ed io avevamo preso dell’MDMA. Nel viaggio, il campeggio si era trasformato in un parcheggio a più piani in cui il cielo faceva da soffitto. Avevo con me anche dell’altra droga, e preso dalla voglia di rincarare la dose mi sono messo a cercarla—inutilmente. Dovevo averla persa nel corso negli spostamenti, e chissà per quale assurda ragione mi ero messo in testa che trovare una minuscola bustina bianca in mezzo a tutto quel casino coperto da strati di sporcizia sarebbe stato una passeggiata.

Così mi sono messo alla ricerca, lasciando andare avanti i miei amici in direzione della tenda. Dopo innumerevoli tentativi, e con mia grande sorpresa, della droga non sembrava esserci traccia. Ho deciso di raggiungere gli altri, ma essendo in trip non avevo minimamente idea di dove stessi andando, così ho trascorso le due ore successive ad aprire tende di sconosciuti e cercare di entrarci. Ad ogni urlo o insulto non potevo che uscire e ripetere a me stesso, “Ok, è qui vicino,” per poi sentirmi dire poco dopo, “E che cazzo, è la decima volta che cerchi di infilarti, e per dieci volte ti ho detto che non è la tua cazzo di tenda.” Così, fino allo sfinimento.

Quindi, un consiglio: se volete farvi un bel trip, cercatevi qualcuno che sia in grado di accompagnarvi e vedere la realtà al posto vostro.


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IL BOTTINO

Poco fa ho provato della marijuana per la prima volta, durante una festa di Halloween (lo so, sono in ritardo di 15 anni per queste cose, ma non giudicatemi—almeno non per questo). Ero bella fatta e felice, e vagando mi sono ritrovata nelle scale. C’era una caramella mezza scartata, lì, qualche scalino più in basso. Il mio fidanzato, anche lui alla prima esperienza con l’erba, ci si è diretto contro in tutta velocità, prima di inciamparsi e rotolare giù. Ho urlato, ma era più per la caramella che per lui. Stava cercando di afferrarla, e io ne volevo assolutamente un pezzetto. Così mi sono fiondata giù dalle scale nel tentativo di superarlo e conquistare il bottino.

Ma una volta lì, mi sono accorta di essere circondata da 20 o 30 persone che non conoscevo, tutte intente a fissarmi. Alcune sembravano non capire bene, ma la maggior parte rideva di gusto e puntava il dito. Sono diventata rossa, e ho compreso in un lampo la portata di quelle storie sulla paranoia associata alla marijuana. 

Ho trascorso il resto della serata alternando momenti di risate isteriche a singhiozzi, con la caramella ancora stretta tra le mani. È stata un’esperienza imbarazzante e confusa, ma ehi, almeno posso dire di essere l’unica adulta sulla faccia della terra a frignare per dei dolciumi.
 

AUTISTI DELLA DOMENICA

Anni fa, qualche amico ed io avevamo organizzato una scampagnata al mare, decisi a non esagerare in previsione dei successivi giorni di lezione. Poco dopo la partenza, e dimenticati i nostri intenti, ognuno si era già scolato mezza bottiglia di vino a testa e aveva preso un po’ di MDMA. Abbiamo mollato la macchina al primo centro abitato incontrato lungo la costa e passato un’oretta nell’area fumatori di un tristissimo locale dubstep, almeno finché non ci siamo resi conto di essere troppo fatti per starcene in uno spazio chiuso a cazzeggiare. Così abbiamo proseguito verso la spiaggia. Due si sono staccati dal gruppo dicendo che avrebbero fatto quattro passi, e non avendo niente in contrario li abbiamo lasciati indietro.

La mattina successiva ci siamo svegliati, ma la coppia sembrava scomparsa. Ridendo abbiamo ipotizzato fossero stati arrestati, ma alla fine eravamo convinti avessero semplicemente deciso di tornarsene a casa a smaltire l’incredibile quantità di porcate ingerite. Siamo tornati in università e affrontato al meglio le nostre mattinate. A pranzo, però, ancora nessuna notizia dai due. Eravamo preoccupati, e abbiamo fatto qualche telefonata tra amici, ospedali e commissariati. 

Alla fine abbiamo scoperto che la coppia si era intrufolata nel parcheggio di un albergo, dove un taxi vuoto aveva entrambe le portiere aperte. L’autista era sceso a prelevare un cliente, e le chiavi erano rimaste nel quadro. Siccome fare cazzate è sempre un’ottima idea quando c’è di mezzo la droga, i due avevano deciso di saltare su e percorrere qualche chilometro lungo la costa. 

Così, dopo chiamate alla polizia, inseguimenti combinati e una nottata in custodia, i geni si erano ritrovati senza patente, costretti a mesi di lavori socialmente utili, e in libertà vigilata. Morale della favola: mai rubare dei cazzo di taxi.

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