È fallito il Cocoricò, l'era delle discoteche in Italia è davvero finita

Il Tribunale di Rimini ha messo fine alla storia trentennale di uno dei locali più famosi della Riviera Romagnola.
13.6.19
Cupola cocorico
La piramide del Cocoricò che domina Riccione, foto di pubblico dominio via Wikipedia

Il Cocoricò ha aperto nel posto giusto al momento giusto: Riccione, 1989. Al di fuori di Detroit a metà anni Ottanta e Berlino a primi anni Novanta, è difficile pensare a circostanze migliori per fondare una discoteca. E per tutti gli anni Novanta e i primi Duemila, il Cocoricò è stato la Mecca per chiunque amasse la cassa dritta, il senso di comunione del dancefloor e il luccichio speciale dell’alba sull’Adriatico mentre si torna a casa. Trent’anni dopo, inevitabilmente, la storia del Cocoricò è finita. Il Tribunale di Rimini, come riportano diversi quotidiani, ha dichiarato il fallimento della società che gestisce il locale lo scorso 4 giugno. All’inizio dell’anno la Guardia di Finanza aveva già sequestrato alla società beni per 800 mila euro a causa di mancate dichiarazioni fiscali nel 2015 e 2016.

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All’inizio del nuovo millennio è iniziata la de-discotechizzazione d’Italia, e ormai le cattedrali del divertimento che erano luoghi di pellegrinaggio di migliaia di giovani nei fine settimana degli anni Ottanta e Novanta sono in gran parte ecomostri abbandonati. Negli ultimi anni si è parlato del Cocoricò principalmente in termini tragici: nel 2015 un ragazzo di 16 anni ha perso la vita al suo interno per overdose da MDMA, fatto che spinse il questore di Rimini a disporre la chiusura del locale per quattro mesi. È lecito pensare che da questo brutto colpo e dalla demonizzazione della discoteca come “tempio dello sballo” sulla stampa nazionale il Cocoricò non si sia mai ripreso. Vagli a spiegare che educazione e riduzione del danno sono l'unico modo per contenere le conseguenze fatali del consumo di droga, e che il proibizionismo non ha fatto altro che danni.

Gli anni Ottanta e Novanta non torneranno, e forse non torneremo neanche più a guardare i primi raggi dell’alba filtrare dalla piramide di vetro del Cocoricò, ma speriamo almeno di continuare a ballare.

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