Fattanza da premio – La Emerald Cup

A ventidue anni sono andato in Francia con alcuni amici, in un viaggio mal programmato e totalmente disorganizzato. A dire la verità non ero particolarmente coinvolto nell’organizzazione, ma anche se lo fossi stato, dubito che le cose sarebbero andate diversamente. Al tempo, gli unici interessi che avevo erano il rap, l’università, il sesso e l’arte. E non è che ne sapessi molto di arte. Non ero andato in Francia sotto gli auspici del buon gusto, anche se una volta sono stati al Centre Pompidou, a dare un occhiata ai lavori di Duchamp. Comunque, sto divagando. Quello che stavo cercando di dire è che quando sono andato in Francia ero un giovincello senza meta, e se dovessi tornarci oggi ci andrei sicuramente con uno spirito diverso, e andrei sicuro a qualche degustazione di vini.

Non sono un grande esperto di vino. Mi piace berlo quando è veramente buono. So qualcosa riguardo a come viene fatto e so anche quali vini mi piacciono e quali no. Direi che la mia attrazione non è per il vino in sé, ma per la cultura che lo circonda. La viticoltura francese rappresenta un’arte che è stata tramandata di generazione in generazione, che ha determinato leggi e ha trasformato paesi, incrementato il commercio e il turismo e, cosa più importante di tutte, ha creato uno stretto legame tra uomini e natura. Le piante hanno influenzato gli umani tanto quanto gli uomini hanno influenzato le piante. Forse anche qui sto divagando oltre il dovuto. Quello che in sostanza voglio dire è che questo stretto rapporto tra uomo e pianta, che rappresenta il cuore dell’industria francese della viticoltura, e in un certo senso della Francia stessa, inizia a farsi notare anche negli Stati Uniti.

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Il Triangolo di Smeraldo è il nome della prima regione di produzione della cannabis riconosciuta negli Stati Uniti, ma finora in pochi ci hanno fatto caso. Gli Stati Uniti sono il luogo di nascita della coltivazione di marijuana. È probabile che altri l’abbiano coltivata prima, ma sarebbe come dire che ci sono stati altri che hanno fatto vino prima dei francesi o degli italiani. Ma chi è che si vuol bere “quell’altro vino” quando c’è vino francese o italiano? Gran parte dell’erba che si fuma in tutto il mondo proviene dalla California, e la maggior parte proprio dal Triangolo di Smeraldo. In molte zone del Triangolo di Smeraldo, il legame tra umani e piante ricorda molto quello che esiste in Francia. La marijuana ha trasformato la terra, ha nutrito gli abitanti, e si è intrecciata con la vita delle persone. Quindi il fatto che la Contea di Mendocino abbia ospitato la settima edizione della Emerald Cup, all’inizio di dicembre, non dovrebbe sorprendere nessuno. Tuttavia, immagino che il solo fatto che ci sia una Emerald Cup sia piuttosto sorprendete per la maggior parte di voi, almeno per me lo è stato quando ho scoperto della sua esistenza.

La prima volta che vidi il manifesto della coppa non avevo ben capito di cosa si trattasse. Era la prima volta che sentivo parlare di una competizione di cannabis, a parte dei vaghi racconti su eventi simili che si tengono nei pressi di Amsterdam. Il manifesto diceva in modo chiaro che si trattava di una competizione con dei giudici, che avrebbero messo a confronto la cannabis outdoor e l’hashish della stagione 2010. Ci sarebbe anche stata musica dal vivo, bancarelle, rappresentanti di organizzazioni locali di cannabis e cose simili. In sostanza quello che uno si poteva aspettare: una celebrazione dell’industria locale, organizzata da coloro che fanno parte di quell’industria. Probabilmente niente di molto diverso da una festa della zucca in Pennsylvania, o dalla festa della fragola a Plant City, o da una festa dell’aragosta nel Maine. Sembrava una cosa interessante, così sono riuscito a organizzare un viaggetto nell’Area 101 di Laytonville, California, per andare a farci un giro.

La maggior parte della gente presente alla Emerald Cup non erano dai soliti fattoni che popolano i coffee-shop di Amsterdam, ma da persone che erano lì per celebrare il raccolto. Era un evento della comunità, in cui chi aveva trascorso gran parte dell’anno a lavorare poteva finalmente iniziare a rilassarsi e a godere dei frutti del duro lavoro, anche se in questo caso i frutti non erano proprio frutti, ma erbone di prima qualità. Le cime delle varie erbe che partecipavano alla gara erano esposte così che tutti potessero vederle. Ce n’erano 150 e di tutti i tipi: indicas, staivas, con pelo corto, con pelo lungo, fiori grandi, fiori piccoli, fiori scuri, fiori chiari, fiori viola—solo per citarne alcune. La cosa che avevano in comune era il fatto che tutte erano state coltivate all’aria aperta nel Triangolo di Smeraldo. Quindi, nonostante si trattasse ovviamente di una competizione di cannabis, si trattava anche, se pur meno ovviamente, di una celebrazione del raccolto annuale di una comunità di contadini. Ma dubito che la maggior parte della gente al di fuori di lì la riesca a vedere in questo modo, o almeno non ancora, dato che molti sono ancora incantati dal fatto che ora possono procurarsi della marijuana in modo legale.

Sicuramente molte delle persone erano lì con l’obiettivo di strafarsi fino a scordarsi il loro nome, ma probabilmente ci saranno abituati. Per la maggior parte degli avventori era un’opportunità per incontrare gente nuova, rivedere vecchi amici, introdurre nuove qualità, chiedere consigli su come migliorare il proprio raccolto, scoprire nuove variazioni e così via. Se uno elimina il fatto che si tratta comunque di droga, diventa davvero difficile trovare qualcosa di negativo da dire sull’evento. Certo, era comunque pieno di hippy, e siamo tutti coscienti del pericolo dovuto alle alte concentrazioni di hippy e fattoni vari. Ma di questo non si può incolpare nessuno.

Un evento del genere non potrebbe mai avere luogo senza il sostegno di tutta la comunità locale e se a parteciparvi fossero solo una marea di fattoni. E infatti mi è capitato di incontrare parecchia gente interessante. Come Pebble Trippet e Steve Sarich, tra i primi a sostenere il movimento pro-marijuana sin dall’inizio, sacrificando la loro libertà per cambiare la visione del governo nei confronti della cannabis. Ho conosciuto Marv Levin, che sta lavorando per instaurare delle leggi adeguate e durature per la distribuzione e la coltivazione della cannabis a scopo medico, e per creare un’organizzazione locale che instauri un rapporto tra contadini e pazienti. Ho anche incontrato alcuni tizi di Sweetleaf, che hanno un servizio di consegna no-profit, gratuito, per pazienti a basso reddito con malattie debilitanti. In poche parole, ho conosciuto un sacco di gente che faceva ben altro che strafarsi.

La vera storia della Emerald Cup ha poco a che fare con l’evento in sé, e più con tutto quello che ci sta dietro. La vera storia che va raccontata è quella di una regione di contadini, dei problemi di coloro che hanno dato vita a questa terra, e delle persone che oggi ci lavorano e che combattono per il suo sviluppo. La coppa non è che il ricordo annuale di tutto quello che è successo per arrivare fino a qui. Non solo il raccolto, ma la continua battaglia a livello legale, lo sviluppo di nuove tecniche di coltivazione, la continua scoperta di nuove proprietà medicinali. Proprio per questo, dalla settimana prossima vi racconteremo le storie non solo di quelli che hanno dato vita alla Emerald Cup, ma di tutti coloro che hanno dato vita e continuano a dar vita alla marijuana stessa.

ZACHARY G. MOLDOF

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