Uno degli aspetti più affascinanti della stampa online è che non dipendendo da costi di produzione legati alle copie fisiche può concedersi di sperimentare in maniera più libera con la creazione di periodici dedicati ad ambiti anche molto specifici. Mentre ero alla ricerca di informazioni sulle emissioni di gas degli allevamenti mi sono imbattuto in un periodico singolare: Ruminantia, il primo web magazine di sempre interamente consacrato al mondo dei ruminanti.
Nonostante una certa reticenza personale nei confronti della questione sfruttamento degli animali, non ho potuto fare a meno di contattare il direttore della rivista Alessandro Fantini per farmi raccontare il suo tentativo di informazione libera e la visione del rapporto con gli animali che anima il mondo degli allevatori. Piccolo spoiler: potreste non condividere quanto state per leggere, ma mi è sembrato comunque giusto rendervi partecipi dell’esistenza di questo magazine unico al mondo.
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Motherboard: Come è nata l’idea di questo progetto e come avete deciso di dedicarvi un ambito così specifico?
Alessandro Fantini: Operiamo da molti anni nella filiera della produzione del latte e della carne con la Fantini Professional Advice, la società di servizi editore di Ruminantia. In particolare, forniamo consulenza zootecnica e veterinaria agli allevamenti e alle industrie. Nel corso del tempo, ci siamo accorti che le aziende più competitive sono quelle che comprendono il valore delle informazioni, tanto tecniche quanto di politica economica.
Ruminantia essendo un community virtuale, ha l’obiettivo di far circolare esperienze, informazioni e conoscenze in forma indipendente da interessi commerciali diretti e senza condizionamenti politici e ideologici. Gli autori di “Ruminantia mese”, la nostra rivista mensile, sono professionisti e docenti, “di chiara fama”, scelti in base a questo criterio, i cui lavori non vengono sottoposti ad alcun filtro editoriale.
Ponete molta enfasi sul vostro approccio libero da condizionamenti. C’è stato qualche caso eclatante di disinformazione riguardante il vostro settore, dove invece non è così scontato che l’utente verifichi le fonti?
Ci sono esempi recenti come la meta-analisi di Lacet oncology riportata dall’OMS sulla cancerogenicità delle carni rosse e dei salumi. Il lavoro è scientificamente ineccepibile ma è stato trasferito ai media in maniera strumentale. Sappiamo da sempre che l’abuso di carne rossa e salumi aumenta il rischio di cancro al colon, ma le quantità necessarie per correre dei pericoli sono talmente elevate che solo una piccolissima parte della popolazione nord-europea e americana le consuma effettivamente.
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E sul fronte delle brutte notizie?
Sono tante le notizie negative: cresce nell’opinione pubblica e nella classe medica l’avversione al consumo del latte. Oltre a motivazioni salutistiche c’è la convinzione che le vacche (così noi le chiamiamo) soffrano negli allevamenti. Curare il benessere è nel DNA degli allevatori e di noi veterinari. Se una vacca soffre non produrrà latte a sufficienza perché dolore e produzione di latte sono inconciliabili. Basta visitare gli allevamenti per verificare come docce e ventilatori, circolazione dell’aria, zone di riposo pulite e confortevoli, per non parlare dell’amore con cui vengono accudite, garantiscano il benessere dei capi. Oppure prova a recarti a una fiera qualsiasi: vedrai gli animali sfilare tosati e spazzolati.
Che tipo di pubblico raggiungete? Siete più seguiti dagli allevatori o dagli studiosi?
Abbiamo un pubblico “misto”, senza una prevalenza particolare tra i lettori. Molti sono allevatori di bovine da latte, bufale, bovini da carne e piccoli ruminanti. Una fetta importante è rappresentata dai veterinari “buiatri” e dagli zootecnici, tra cui liberi professionisti, docenti del mondo accademico, operatori del SSN e dell’industria.
Per quello che avete potuto osservare, qual è il rapporto tra il mondo dell’allevamento e internet?
Possiamo dire che è migliore di quello che si possa pensare. Gli allevatori si aggiornano costantemente su internet, frequentano i social e praticano gli acquisti on-line. Molti di loro sfruttano la rete per scopi commerciali pubblicizzando le loro aziende, i caseifici e i punti vendita.
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Esistono negli altri paesi realtà analoghe al vostro magazine a cui vi sentite vicini?
Il taglio editoriale di Ruminantia e il suo essere indipendente lo rende peculiare, quindi, almeno per ora, non credo esistano nostri equivalenti all’estero.
Non avete pensato ad una versione internazionale?
Si e sarebbe anche pronta (Ruminantia International) ma mancano gli sponsor essendo la rivista gratuita. Ma forse nel 2016…
Quali sono in Italia, i punti di forza e all’avanguardia nel settore di cui vi occupate?
La produzione agro-alimentare italiana è considerata un’eccellenza a livello mondiale. Basta esaminare i dati dell’export che pubblichiamo quasi in tempo reale, lo stesso può dirsi anche per le industrie italiane che producono beni strumentali per costruire e gestire gli allevamenti.
Purtroppo, nonostante la percezione di eccellenza che hanno gli altri paesi nei nostri confronti, la scarsa consapevolezza delle nostre potenzialità professionali ed imprenditoriali unita a un diffuso atteggiamento nichilista dell’opinione pubblica scoraggiano gli investimenti interni.
Consigliereste il lavoro di allevatori ai giovani italiani?
Assolutamente si. C’è molto spazio, senza gli stranieri avremmo chiuso gli allevamenti da tempo. Prima era un lavoro socialmente disdicevole: ora è richiesto un livello altissimo di professionalità e molti dei giovani che svolgono questo mestiere sono laureati.
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C’è una visione ecologica dietro al vostro magazine?
L’ambiente va mantenuto intatto per le prossime generazioni. Ruminantia, pur essendo laica, ha dato ampio spazio alla stupenda enciclica del Papa “Laudate sii”: un documento a sostegno dell’ambiente e dell’uomo senza uguali, passato molto in sordina perché tocca molti poteri forti.
I ruminanti saranno gli animali del futuro in quanto non competono direttamente con l’uomo per alimenti come il mais e la soia. Un ruminante riesce a far diventare latte e carne la fibra e l’azoto non proteico che noi non possiamo utilizzare per il nostro sostentamento. I veterinari e gli allevatori hanno un impegno inderogabile per ridurre l’impiego degli antibiotici in accordo con i medici (one health, one medicine), garantire un benessere etico e rendere sostenibili le produzioni. Questa visione è fortemente sostenuta da Ruminantia e dai suoi autori.
Io non consumo carne. Come vi ponete nei confronti di chi propone di diminuire drasticamente, se non eliminare del tutto, il consumo di carne per il bene dell’ambiente?
L’argomento è molto delicato perché spesso prende una piega ideologica. Ruminantia purtroppo è letta solo dagli addetti ai lavori e non da consumatori e medici. Mi sarebbe piaciuto ricevere nello spazio “lettere al direttore” quesiti del genere per discuterne serenamente. Se solo l’opinione pubblica sapesse veramente cosa c’è dietro la produzione di certi vegetali come la soia o i benefici derivanti da una dieta moderata a base di carni cambierebbe idea.
Mi sono accorto che dopo oltre 30 anni di coltivazione di soia OGM (più del 60% di quella coltivata sul pianeta) anche molti addetti ai lavori non sanno che il reale motivo per cui viene modificata geneticamente non è tanto quello di resistere alle malattie quanto quello di contrastare gli effetti del glifosate, il più potente diserbante conosciuto, classificato recentemente come “sospetto cancerogeno”. La Monsanto che fine a pochi mesi fa deteneva il brevetto ha battezzato questo prodotto: soia RR, ossia Roundap Ready (Roundap è il nome commerciale del glifosate).
Io personalmente ho paura a mangiare la soia nei miei frequenti viaggi in Cina. Non dimenticare che il rumine di un ruminante ha un forte potere detossificante nei confronti degli inquinati chimici. Il discorso è lungo e sarebbe interessante avviare una discussione serena magari sulle nostre riviste.
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Come immaginate il futuro dell’allevamento, in merito all’integrazione delle componenti di alta tecnologia all’interno di questo lavoro?
Gli allevamenti diventano sempre più grandi e l’allevatore ha sempre meno tempo di accudire i singoli soggetti. La tecnologia elettronica, in particolare i bio-sensori, stanno entrando rapidamente negli allevamenti per questa ragione ma anche per garantire ai capi le massime condizioni di benessere che, ripeto, hanno una motivazione tanto funzionale alla redditività quanto etica.
Quali sono i vostri obiettivi e progetti per il futuro?
I nostri progetti per il futuro sono molto ambiziosi: innanzi tutto miriamo a far sì che la nostra capacità di fornire informazioni di qualità, aggiornate e complete venga riconosciuta sempre di più. In secondo luogo, desideriamo che Ruminantia venga percepita come una community—non solo virtuale—dove si condivide il comune destino delle imprese e delle professioni nelle produzioni agroalimentari. In terzo luogo, desideriamo proseguire nel percorso iniziato lo scorso anno con l’organizzazione di incontri sul territorio tra i lettori e gli autori per scambiarsi informazioni ed esperienze.
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