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Sense8 e la 'lotta per un finale' visti dall’attrice italiana che ci ha recitato

Abbiamo fatto una chiacchierata con Valeria Bilello, la 'napoletana' di Sense8 ispirata a Elena Ferrante.

di Vincenzo Ligresti
08 giugno 2018, 10:34am

Still per gentile concessione di Factory4.

Per chi l'aspetta da un bel po', oggi non è soltanto l’8 giugno 2018, ma la data di uscita del gran finale di Sense8—ovvero la conclusione, a seguito di due stagioni, della serie Netflix dai tratti fantascientifici, creata dalle registe Lana e Lilly Wachowski col supporto di J. Michael Straczynski.

Per chi non l'avesse mai vista, la serie segue gli intrecci di otto persone sparse nel mondo, ma connesse grazie a una sorta di "cervello in comune" in cui convergono tutte le abilità e sensazioni di ognuno. Tecnicamente, i personaggi si chiamano senzienti e col passare delle puntate ne incontrano di altri, interconnessi a loro volta con altri senzienti, come Lilla Facchini.

A interpretare Lila Facchini dalla seconda stagione della serie è Valeria Bilello, classe 1982, attrice italiana del cast. Sì, “quella dei programmi Mtv”, de Il padre di Giovanna di Pupi Avati, di One Chance di David Frankel—solo per citare voci random dal suo curriculum. In ogni caso, dato quanto Sense8 abbia fatto discutere (ora ci arriviamo) e il fatto che Valeria ci si sia trovata in mezzo, ho fatto due chiacchierata con lei. Quando riusciamo finalmente a sentirci, mi dice di essere sul set di una serie italo-spagnola e che sono gli ultimi giorni a ritmi serrati di riprese.

Me lo dice con un modo di fare gentile, agli antipodi dai toni e modi strafottenti che caratterizzano il suo personaggio in Sense8. Sì, perché Lila Facchini è una stronza (a tratti con un cuore) che si è fatta da sola, ha trovato ‘il modo’ di non farsi scovare da chi caccia i senzienti-minaccia-per-i-sapiens ed è il braccio destro di uno dei più potenti mafiosi di Berlino.

Insomma, Lila è uno dei tanti e complessi personaggi che sarebbero potuti essere stroncati per sempre, quando nel giugno 2017 Netflix ha annunciato la cancellazione della serie. Nel settore dell'intrattenimento si tratta di un evento epocale perché, insieme soprattutto ad House of cards, il lavoro delle sorelle Wachowski è e rimane uno dei prodotti originali, a livello qualitativo, che hanno portato al successo la piattaforma di web-streaming.

Grab via Netflix.

“Quando a maggio 2017 è uscita la seconda stagione per me era un vero debutto, ero emozionata di partecipare a un progetto così importante e iconico per i temi che tratta, ma dopo un mese ho dovuto congelare quell’entusiasmo per capire cosa stesse succedendo,” mi spiega Valeria. “Ma se inizialmente è stato un dispiacere enorme, subito dopo è successa una cosa: cioè scoprire fino a che punto i fan di Sense8 si aspettassero e volessero un finale.”

Valeria si riferisce alla petizione aperta su change.org dai fan (motivati anche da alcuni attori della serie) che dopo poco tempo ha raggiunto più di 520mila sostenitori e portato, se non all’ottenimento di una terza stagione, a un finale di due ore e mezza che ancora non posso vedere perché sono in redazione. “Mi ricordo che all’epoca parlavo spesso con Brian [Will Gorski] o Doona [Sun Bak] chiedendo loro se avessero saputo qualcosa in più, poi alla fine Lana ci ha avvisato della bella notizia poco prima che uscisse la comunicazione ufficiale.”

Per quanto le motivazioni ufficiali della cancellazione siano state le poche ‘views ottenute’ rispetto a un prodotto troppo costoso, alla fine Sense8 è 'risorto' per lo zoccolo duro di persone che lo hanno seguito, rivisto e fatto diventare infine virale.

Perché, nonostante da molti sia stato etichettato semplicemente come una serie queer con orge polisessuali, è anche molto altro. “È una serie che racconta di tolleranza, non solo per quanto riguarda i temi lgbt; narra l’incontro e la comprensione di persone che provengono da paesi, culture, religioni e punti di vista differenti,” mi dice Valeria. “E Lana è riuscita a raccontare in mondo magnifico e stupito come il sesso possa essere l’unione e la pace tra tutte queste differenze.”

Il suo ruolo—che ricorda a tratti quello toccato in un altro film delle Wachowski a un'altra italiana, Monica Bellucci con Matrix Realoded—Valeria lo descrive come “molto divertente, perché interpretare un villain ti permette di esplorare una parte di te molto tenuta a bada.” Per arrivarci, mi racconta di aver mandato inizialmente un self tape come molte altre attrici italiane, poi di aver fatto un primo incontro per la lettura delle scene a Londra, dopo un classico provino e infine un ultimo a Berlino con Max Riemelt/Wolfgang—uno degli otto protagonisti della serie, invischiato sempre in questioni di mafia senza riuscire mai davvero a uscirne, e di cui Lila (aka Valeria) si invaghisce perdutamente.

Per se stessa e Wolfgang, Lila ha grandi progetti: conquistare a livello criminale tutta Berlino. Così inizia a corteggiarlo in tutti i modi più subdoli e sexy possibili, almeno finché Wolfgang declina definitivamente l’offerta e inizia una vera e propria battaglia tra le famiglie (o cluster) dei due. “Quando la mia agente inglese mi ha detto che avevo ottenuto la parte, sono dovuta volare al più presto a Berlino per imparare a usare le armi, sparare a salve e via discorrendo con gli stunt,” mi spiega Valeria.

Per comprendere meglio perché una delle primissime battute del suo personaggio—in risposta alla domanda “Italian?"—sia “neapolitan”, le è stato consigliato di leggere la tetralogia di Elena Ferrante. “Lana era una sua fan scatenata, e mi aveva spiegato che il mio personaggio era ispirato proprio a Lila, la protagonista della tetralogia dell’Amica geniale. Li ho letti velocissimamente, anche perché sono una lettura davvero piacevole.” Proprio per questo, diverse scene del gran finale di Sense8 sono state girate nell’autunno scorso a Napoli.

Visto che la serie è ambientata da Nairobi a San Francisco, Valeria mi spiega che in generale le scene sono state girate da una grossa produzione che si spostava in giro per il mondo coadiuvata ogniqualvolta da seconde produzioni in loco.

“Per il finale ho girato a Berlino, Parigi e Napoli e—per quanto in tutte le città ci fossero un sacco di fan ad attendere il cast—per resistenza di numero di ore, posso dire che quest’ultima è stata la più calorosa,” continua Valeria. “Mi ricordo per esempio che una sera, dopo delle riprese in centro, abbiamo deciso di fermarci per stare in mezzo a tutti quelli che siamo riusciti a incontrare. È stato molto bello”.

Dato che questa sua risposta sembra un po’ la chiusa di un cerchio, pongo le ultime domande a Valeria. Mi dice che tra la risma di registi con cui vorrebbe lavorare ci sono Greta Gerwig, Manuele Crialese, Paul Thomas Anderson e Miranda July. E che presto inizierà le riprese del primissimo film di "debutto alla regia" dell'inglese James D’Arcy.

"Magari la tua Lila avrà una svolta da buona nel finale di Sense8," le dico infine.

"Ti sbagli di grosso," mi risponde secca.

Quando si dice calarsi nel personaggio.

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