Pezzi

Bentornati su Poltronette. Qualche anno fa, a Londra, un uomo è entrato nel locale di una relativamente nota catena di ristoranti. Si è diretto in cucina; alcuni uomini hanno cercato di fermarlo, ma lui è riuscito a entrare comunque. Una volta lì, magari per saggiare gli utensili, chi lo sa, l’uomo SI È STACCATO IL CAZZO A COLTELLATE. Ha fatto un tentativo anche con il polso, ma questo particolare è meno rilevante, almeno nell’economia di Poltronette, dato che ho scelto un accadimento di attualità (2007) per introdurre una classifica che mi sta a cuore, ovvero le Dieci migliori scene di mutilazioni di cazzo del cinema, partendo dalla più efficace per arrivare alla più scarsa, attraverso una serie variabile di utensili.


1) Coltello elettrico e me stesso: L’ULTIMA DONNA. Marco Ferreri. 1976.

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L’ultima donna non è certo il miglior film di Ferreri (sinossi: “Gérard Depardieu e menate”)—e probabilmente una delle ragioni è che Ornella Muti interpreta uno dei personaggi principali—ma non è per orgoglio patrio che si trova in cima alla lista. L’autoevirazione in campo lungo, con un accenno di dettaglio giusto per capire quello che sta succedendo, non solo è piuttosto rara, se non unica (chi, disponendo di una scena di castrazione in sceneggiatura, non ne approfitterebbe per prodigarsi in primissimi piani dello SCHIFO?), ma funziona ottimamente anche quanto a quella che i manuali di cinema denominerebbero “raffigurazione del dolore cane”. Inoltre, la tempistica del coltello (prima molto lento, poi rapidissimo) ha un effetto comico ed è allo stesso tempo interamente realistica. Ricordo che, quando ero piccola e il mio babbo usava il coltello elettrico, mia mamma gli diceva sempre “Occhio che ti succede come a Gérard Depardieu.”


2) I coltelli della Global: ECCO L’IMPERO DEI SENSI. Nagisa Oshima. 1976.

sinossi di Wikipedia 3) Superpistole: ROBOCOP. Paul Verhoeven. 1987.


4) Forbici: DESPERATE LIVING, titolo italiano NUOVO PUNK STORY. (EH?). John Waters. 1977.

Un anno dopo il 1976, ecco il 1977, altro anno infausto per i piselli, ed ecco John Waters che salta sul carro del vincitore e ci mostra uno dei feticci di Waters, Susan Lowe, che interpreta una ex wrestler lesbica che, per soddisfare la sua amante, va dal medico, lo minaccia un po’ e si fa impiantare un pene matto (parentela immediata con questo). Poi torna a casa, disgusta l’amante che continua a dirle “Tagliatelo,” e il pene finisce per (v. foto) e poi viene mangiato da un cane. La gratitudine di chi ci vuole bene. Il titolo italiano, conviene ricordare, è Nuovo Punk Story.


5) Vagina dentata: DENTI. Mitchell Litchenstein. 2007.

Denti

Denti 6) Pesci d’acqua dolce: PIRANHA 3D. Alexandre Aja. 2010. Jerry O’Connell
7) Bocca: L’ULTIMA CASA A SINISTRA. Wes Craven. 1972.


8) Non si sa: HARD CANDY. David Slade. 2005.



Nonostante questo sia IL film che ha portato la castrazione nel ventunesimo secolo, non merita, in classifica, una posizione più alta dell’ottava perché non molto è visibile, al di fuori di un barattolo di presumibili palle (e per quello possiamo sempre accontentarci di Planet Terror). Hard Candy è un ottimo film basato sul corto-circuito morale e conoscitivo dello spettatore; Patrick Wilson è un ipotetico pedofilo; Juno non è una carogna supponente come in Juno bensì SI FINGE TALE; (spoiler) Sandra Oh, ahimè, non muore. Alla fine, dati i risultati, il fatto che non siano presenti inquadrature rivelatrici e/o scabrose passa in secondo piano, così come il fatto che David Slade rimane pur sempre il regista di Twilight: Eclipse.


9) Alta velocità: ORE 11:14 – DESTINO FATALE. Greg Marcks. 2003.

Il film di Greg Marcks, un tale che in seguito non ha fatto praticamente nulla, non è—a dispetto dei giudizi tiepidi che ha ricevuto—pessimo, se oltretutto si considera che quel dimenticabile film uscito un anno dopo con la stessa struttura e una simile illuminazione notturna ha vinto IL NOBEL DEI FESSI. Comunque, uno dei vari intrecci narrativi di 11:14 è una storia vecchia come il mondo: teppisti incoscienti, teppista che fa pipì fuori dal finestrino di un furgone in corsa, incidente, morte sulla strada, e in tutto il baccano nessuno si è accorto che c’è un pisello in meno. “Destino fatale.”


10) Mastini, armi e forbici: HOSTEL: PART II. Eli Roth. 2007.



In genere (storia vera), le persone si lamentano di Hostel II perché “non è Hostel.” OH NOES, RAGAZZI, Hostel II non è Hostel perché è Hostel II. Fatte le dovute premesse, non fosse per la logica fallimentare di chi attacca il film, Hostel II sarebbe indifendibile poiché brutto. In ogni caso, la scena in questione è o non è il primo stallo messicano della cinematografia mondiale con evirazione visibile?

Comunque un “bravo” a tutti i partecipanti.

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