Recensioni


KILLER MIKE


AMOR FOU

Videos by VICE


DEATHSPELL OMEGA


KTL

KILLER MIKE
R.A.P. Music

Williams Street

Ok, ecchecazzo. Vorrei, vorrei con tutto il cuore trovare qualche difetto a un disco che riesce solo a farmi pensare a tutto il peggior carico di cliché e immaginario stile Public Enemy, nigga incazzati, afrocentrismo e politici di merda. Vorrei non pensare a Bomb Squad e Ice Cube (nonostante gli accenti Dirty Southern), o non piangere di gioia a sentir le basi messe su da El-P. Ma tra R.A.P. Music e Cancer for Cure non riesco a far altro che metterli in loop in pianta stabile sul mio ghettoblaster dotato di ruote, parole e anima. Meraviglia.

JERIKO FEZ

AZEALIA BANKS
1991

Interscope

Cose successe nel 1991: nasce il cellulare GSM, finisce l’Apartheid in Sudafrica, Maradona trovato positivo alla cocaina, un sacco di Paesi dell’URSS diventano Paesi dell’ex URSS. I premi oscar di quell’anno sono molto variegati. Nasce il Wu-Tang Clan. Nasce Azealia Banks.

PIERO ANGEALIA


LIL UGLY MANE
Mista Thug Isolation
Autoprodotto

È davvero molto raro che mi trovi d’accordo con i commenti sotto i video di YouTube, specialmente i video rap—dove, il più delle volte, si tratta di teenager insicuri che leccano il culo ai loro idoli, o di “adulti” rosiconi che parlano di fine del “vero rap”. Nel caso di Lil Ugly Mane però, ho dovuto concordare con dichiarazioni molto azzardate come “I ain’t even got words for this shit” o “might be the best rap track of the fucking year. Fucking immaculate.” Un blend perfetto tra i Three 6 Mafia del periodo d’oro (’93-’95)—a livello di produzioni, di cover art e di rime misogine—e un mix di elementi post-internettiani che lo rendono appunto diverso da una scopiazzatura di un album dei Three 6 del periodo d’oro. 


TEENAGER INSICURO

MATTHEWDAVID
Disk II

Leaving Records

Matthewdavid è un bravissimo produttore di elettronica, ma di marketing non capisce un cazzo: perchè fare una limited edition fisica identica a un disco che hai messo online in free download? Pensare che nel 2012 si riesca a vendere grazie una cover con un floppy disc dipinto a mano è come quando negli anni Novanta i freak credevano di vivere in strada facendo posacenere con le lattine.

SCHIAFFO DEL SOLD OUT

DAT POLITICS Blitz Gazer
Sub Rosa

Come si fa a trasformarsi da innovatori a semplici emuli di qualcosa? Facile: si compra un microkorg. È quello che, ahimé, hanno fatto i DAT, una volta paladini dell’elettronica storta. Dopo aver sfornato veri capolavori tentano di ringiovanirsi, col risultato di suonare come un BOH alto quaranta piani. Cioè no, non mi potete fare l’imitazione della nu-disco o dell’hypnagogico con quegli autotune del cazzo, vi prego. È come mangiare un piatto vegano senza sale o cagare pallette di capra al posto della cacca vera, mannaggia i sacramenti.

SIMPATICONE DISPIACIUDO

TIN MAN
Going No Where
Exprezoo Records

A me la house non è mai piaciuta, ma adesso che tutti la ascoltano devo studiarmi i produttori minori per fare la figa in piazzetta. Tin Man fa deep house molto classica, canta da erotomane, suona la maggior parte degli strumenti che senti nelle sue produzioni, esce per questa label italiana che è piccola, ma fa il suo sporco lavoro, e se anche tu hai bisogno di argomentazioni puoi usare lui, anche se a breve lo conosceranno tutti.

SCHERZI A PARTNER

LED ER EST
The Diver
Sacred Bones La minimal wave ha rotto il cazzo. Capito? BASTA!


UNO DEI FIGLI DI SGARBI

HOLY OTHER
Held
TrI Angle

La mia astrologa di fiducia Susan Miller dice che Venere è appena uscito dalla fase retrograda, quindi posso smetterla di chiamare quello che faccio sotto le coperte con nomi tipo “mambo orizzontale” o “schiacciare” o “trivellare” e iniziare a fare la romantica. Ho giusto questo disco sottomano.

POSIZIONE DEL MISSIONARIO

VATICAN SHADOW September Cell Bed Of Nails

Tra i molti, Dominick è uno di quelli da ringraziare (ma anche no) per aver sdoganato il coloratissimo mondo rumorista presso le mandrie belanti. Non contento, si è sentito in dovere di cagare sopra al già inesistente senso di buon gusto in materia post-disco e dintorni. Prosegue nell’opera demolitrice anche con Vatican Shadow: così perfettamente paraculo, con inflessioni stile British Murder Boys virati soft, da farci curiosamente venir voglia di donargli membra e terga. Sindrome di Stoccolma.

DIOR FORTUN

SHACKLETON
Music For The Quiet Hour /The Drawbar Organ EPs
Woe To The Septic Heart

Ci sono rimasto sotto. La dimostrazione palese che a Shackleton della “dubstep” non è mai fottuto niente, sotto forma di un doppio (o un album + due EP) che la gente inizierà appena a metabolizzare tra un paio di secoli. Come un distillato sonoro di tutti i libri di Philip K. Dick insieme (sì, anche Confessions Of A Crap Artist), ti mostra la strada verso l’illuminazione e poi te la fa saltare sotto i piedi. I campioni e le vocal di Vengeance Tenfold probabilmente servono a fornire una qualche chiave di lettura che non conosco, se l’avete capita spiegatemela e per favore non chiamatemi scemo.

LO SCEMO

LAUREL HALO
Quarantine
Hyperdub

Avevo appena finito di scrivere buone cose, sul numero scorso, del suo nuovo progetto King Felix, che la Halo mi sforna sta roba che proprio non saprei. Ha iniziato a usare la voce, ficcandola dappertutto perlopiù senza effetti, anche se sembra davvero  in astinenza da vocoder. Nei momenti migliori ho pensato a Enya remixata da qualcuno di molto confuso. Nei peggiori ho pensato a stocazzo.

BRUNO DAL SENO

TROPIC OF CANCER
Permission Of Love
Mannequin

La minimal wave ha rotto il cazzo però dai, se il tuo synth suona come un organetto a pedali marcio, abbandonato in fondo a una miniera di carbone, è un po’ come se avessi aggiunto qualcosa. Invece hai tolto elementi a un genere che già si chiama minimal. E sei più cavernoso e desolante, quindi più figo. Poi sono solo tre pezzi, il che non fa che contribuire alla depressione.

UN ALTRO DEI FIGLI DI SGARBI

PARA ONE
Passion
Marble

Para One e la cricca franciosa della defunta Institubes, ora Marble, così come i loro amici della Ed Banger, non ce l’hanno più fatta a riprendersi dopo la rovinosa caduta della scena electro francese, avvenuta circa 25 hipster-anni fa, ovvero nel 2009.

RENZO STUCAZZOPENDO

THE SMASHING PUMPKINS
Oceania
Emi

C’è qualcosa di profondamente giusto e figo nella carriera artistica di Billy Corgan, e cioè il fatto che con grande onestà abbia messo tutte le cose belle e giuste che aveva da dare nei dischi fino a Mellon Collie, senza lasciare gemme nascoste che potessero instillare dubbi in merito alla qualità dei dischi da Adore in poi (tranne ai fan dei Pumpkins, ovviamente). In un mondo perfetto, naturalmente, dischi sbagliati, tristi, cafoni e brutti in culo come Oceania NON uscirebbero, ma non si può avere tutto.

PALO AALTO                

BARONESS
Yellow & Green
Relapse

Metti caso che sei un gruppo metal in ascesa, ben coperto, su etichetta influente e con delle copertine carine e accattivanti che ti fai da solo. A un certo punto se ne accorgono anche i generici e magari arriva il momento in cui un sacco di gente là fuori sta aspettando che esca il tuo Master of Puppets. Ecco, diciamo che se decidi di saltare questo passaggio ed uscire sul mercato direttamente con un doppio album Load/Reload, uhm, secondo me lo stai facendo male.

MAURIZIO STEECCA

MARDUK
Serpent Sermon
Blooddawn / Century Media

Puoi dire che un gruppo black metal è definitivamente fuori dall’underground quando riconosci una loro t-shirt addosso a un clochard o a un pazzo di paese. Non parlo di aborti discografici come Cradle of Shit o Dimmu Burger, ma di fenomeni come Dark Funeral e Marduk. Bene, solo gli ultimi t’insegnano che la mediocrità e l’effetto farsa può scomparire sotto major dopo un piccolo cambio di line-up. Il segreto? Daniel Rostén, aka Il Diaulo col microfono in mano.

VENTREPPE GIUSELLA

MOVIE STAR JUNKIES
Son Of The Dust Outside/Inside

La  live band  più gettonata d’Italia si mette in completo da pistolero nel deserto e sforna quello che è il suo disco più accessibile di sempre.  Caveiano certo, tormentato sì, ma più attento ai particolari raffinati di un lento stillicidio piuttosto che ai cazzotti in faccia. È un disco per l’estate e, siccome è anche funky, per l’asfalto sudato delle nostre città di merda.

PARAPHERNAPARACULIA

MELVINS
Freak Puke Ipecac

Un po’ come quando quando ho scoperto che per fare il guardiano del faro bisogna passare dalla Marina Militare e ho imprecato. Questo per dire che la merda ci vede sempre benissimo ed è questa una della cose che rassicura noi generazione di ipovedenti e ribelli con il bancoposta gold. Certezza della vita, la band capitanata dal cantante con i capelli più belli di sempre fa sempre il disco che suona come tutti gli altri e pure un poco diverso: a sto giro, meno noise, qualche arco in più e il giusto loop per prepararci al sabba.

ROBERT BELSEN

MANOWAR Lord Of Steel Circle Music

Ho visto Conan il Barbaro 3D: dopo 20 minuti mi sono accorto che non solo è una merda come previsto, ma non è neanche lontanamente paragonabile al capolavoro con Arnold; hanno inserito i dialoghi e Hellboy è il padre di Conan. Lord Of Steel è identico a Conan 3D: I Manowar, dopo tre scempi discografici, cercano di raddrizzare il tiro facendo un remake di se stessi dei primi anni Ottanta, senza mutandoni di pelo né spadoni a due mani adornati di teschi.

ROIC CIOR

ULVER Childhood’sEnd Kscope

Gli Ulver hanno cambiato tanti generi quanti gli pseudonimi del loro cantante, barbone, narratore, suonatore paffuto di tamburone nonchè paladino di Wikipedia – Kristoffer Rygg, Garm, Trickster G., God Head. Ok, se la menano molto, ma sono sempre capaci di sfornare qualcosa di buono nonostante l’estremo e forzato eclettismo. In questo caso si tratta di una raccolta di cover anni Settanta, ennesima leccata di culo, un prodotto piacione ma piacevole, migliore di tanti altri falliti esperimenti moderni.

PRICK ‘O

DISQUIETED BY
Lords Of Tagadà To Lose La Track / Sons Of Vesta

Un disco di rockenroll AGGRO ai massimi livelli cantato da un obeso in mutande col barbone, voglio dire, è un modo come un altro per svoltare una situazione qualsiasi. L’unica alternativa sarebbero quei mentecatti dei Fucked Up, ma oltre al ciccione tocca beccarsi una pletora di monologhi noiosissimi sul muro di chitarre malinconiche da parte dei critici indie alla disperata ricerca di un pezzo di figa.

CONFETTO FAALQUI

DEATHSPELL OMEGA
Drought Season Of Mist / Noevdia

C’è chi sogna un futuro in cui i popoli tutti si riconcilieranno in Cristo e si ciberanno di pace e amore, chi sogna che la ragione prevalga sulle fedi e i fanatismi, riconoscendo l’uomo come un’unica gente. Io aspiro a un mondo in cui al catechismo si insegni ad accogliere sacramenti infami sulle note della trilogia dei Deathspell Omega e alla domenica, all’angelus, sia Mikko Aspa ad affacciarsi in piazza San Pietro, non per sparar fregnacce, ma per pronunciare blasfemie tra un set harsh noise e l’altro.

GIUSEPPE VENTRELLA

HOT CHIP
In Our Heads
Domino

Quando sento dischi come questo mi incazzo per loro: ok che devi campare, ma perchè diventare Calvin Harris? Le basi son fighe ma i cantati sono tristissimi e la cosa peggiore è che cinque anni fa li consideravo dei fighi, ora mi sento come un fan di un gruppo metal che si è messo a fare ballate.

L’APPARENZA IN GHANA

AMOR FOU
100 Giorni Da Oggi
Universal

Uno non è che s’aspetta chissacché da un gruppo di intellettualoidi dello strumento con velleità liriche che vanno dal poetico al politico, tanto il rischio che finiscano a suonare in p.zza S.Giovanni a far venire l’ansia ai presenti non c’è. Ma la metamorfosi che stupisce non è tanto quella musicale che si cala le braghe più a favore de I Cani che di Battiato, quanto quella meramente estetica: da dandy a zarri. Che sia questa la vera avanguardia?

FRANCO FARTINI

POP ETC.
Pop Etc.
Rough Trade

Il cambio di nome poteva voler dire due cose: un progetto furbo, violentemente paraculo, ma tutto sommato apprezzabile, oppure LA MERDA ASSURDA. E sai che c’è? Questo disco è la seconda. Pop Etc. sembra gli Electric Soft Parade, con la differenza che agli Electric Soft Parade auguravo di fare i soldoni; ai Pop Etc. auguro di non farmi mai più perdere tempo, altrimenti sono guai. Non che fossero meglio quando si chiamavano The Morning Benders, ma se non altro avevano un nome più offensivo.

THE SUPERSUPER TWINS

GUIDED BY VOICES
Class Clown Spots a UFO
Gbv Inc.
 

Nessuno rovini la poesia facendo presente a Robert Pollard che siamo nel 2012 e che i suoi album non saranno più ascoltati per radio mentre si fanno bocchini a un tipo con una maglietta dei Replacements in una Princeton dell’87. Finché esisterà l’esercito americano, il college rock vivrà. Ce lo ricorderanno tra non molto i loro media, quando morirà Michael Stipe.

KRISTIN HARSH

PATTI SMITH
Banga
Sony / Columbia

È una cosa davvero ingiusta che Patti Smith passi alla storia nazionalpopolare per pezzi da balera hippie come “Because the night” e “People have the power” e per la partecipazione allo scorso Sanremo con i Marlene Kuntz. In questo disco ci sono trace di esoterismo, ma, nonostante le citazioni della Winehouse e di Piero della Francesca, si colloca come tra le cose mai prodotte dai vecchi negli ultimo anni, eccezion fatta per il bunga bunga.

PIERINO SBARAZZINO

dEUS
Following Sea
Pias

Ascoltando Following Sea ho avuto due epifanie: 1) Sebbene a 15 anni li citassi per impressionare nessuno, prima d’oggi non avevo mai ascoltato i dEUS. 2) I dEUS corrispondono all’idea platonica che si ha dei dEUS—sono un gruppo europeo, hanno un’offerta di brani piuttosto varia, e sono utilissimi ad arricchire la propria pagina last.fm. Se mi dite che siete fan dei dEUS magari vi credo, ma la sera, prima di andare a letto, mi ricorderò di voi come di quelli in malafede.

ROSETTA STONER

FERGUS & GERONIMO
Funky Was The State Of Affairs
Hardly Art

Uno dei metodi migliori per non rimanere delusi dai dischi è non ascoltarli. Oppure farlo senza aspettarsi niente. Fergus & Geronimo hanno tracce di un minuto e mezzo in media e, quando ci si mettono di buon piglio, fanno rock disimpegnato, imballabile e supersimpatico. Non so se portino gli occhiali spessi oppure no (temo di sì), ma ottimo lavoro. Ora scusate le spalle, ma me ne torno ad ascoltare i NOFX.

PIANO REEVES

PUBLIC IMAGE LTD.
This Is PIL
PIL Official

Tornano i Maestri: dal vivo sono una bomba H, su disco non si capisce perché le nuove canzoni  (se così possiamo chiamarle) sembrino ibernate nei suoni di 9. Il songwriting, qualche guizzo qui e là, accenni di dubstep e una voce che invecchia come il buon vino, ci ricordano però di chi stiamo parlando. Vuoti come un polmone d’acciaio, iperrealisti come un quadro di Koon sfregiato. Ci voleva un produttore però, magari veniva un capolavoro come l’ultimo dei Devo, invece è registrato come un disco jazz. D’altronde “they come from chaos.”

POLLICINO TROTTOLO

PASSION PIT
Gossamer
Columbia

Michael Angelakos da bambino è stato purtroppo vittima di sevizie da parte di un albero del giardino di casa sua: ogni volta che lui provava a giocarci vicino, l’albero gli tirava randellate sui glutei con i rami e faceva cadere le castagne sui suoi ricciolini angelici. Così ora Michael ha deciso di allearsi con il surriscaldamento globale producendo musica con il solo scopo di compromettere irreversibilmente il nostro ecosistema.

PARGOLETTA MANO

CONFIELD
S/t
RBL

Una recensione che ho letto dice così: “Si potrebbe avvertire la sensazione di trovarsi sul binario dove ancora staziona la neo wave oramai in corsa lungo il viale del tramonto, perché i Confield, senza temere il vento e la vertigine, sfidano le dinamiche spazio temporali del genere musicale.” Consiglierei alla wave di fare una mappatura dei nei, perché è stranissimo che sia stazionaria ma in corsa allo stesso tempo. Magari ha un melanoma. Speriamo di no, povera wave.

LA SUA DERMATOLOGA DI FIDUCIA

LUCA SIGURTÀ
Bliss
Fratto9 Under The Sky

Avevo già scritto una rece idiota che si concludeva con “provare per credere” tanto per fare una battuta sul fatto che Sigurtà è di Biella come Aiazzone, solo che non faceva ridere e soprattutto non dava l’idea di che cazzo di disco fenomenale è questo. In pratica se i Labradford si fossero dedicati alla produzione di tavolini e se Basinski si fosse messo a costruire armadi invece che disintegrare loop, non sarebbero riusciti a fare un lavoro così valido.

ANGELO GUIDI

WRECK AND REFERENCE
No Youth
Flenser

Se ancora non vi siete rotti gli zebedei dell’ennesimo sconclusionato pazzo folletto connubio di generi e stili, be’, cazzi vostri. No, davvero, dovreste averne avuto abbastanza. Se così non fosse, i Wreck And Reference sono pronti a venirvi in faccia a furia d’immaginari post-metallici, una versione leggera di Gnaw Your Tongues, marzialità varia, scampagnate b/metal, electronics, melodia, ‘core quanto basta e invenzioni varie, davvero varie, in forma di gocce sugose e nere. Yummi!

ARIS NIMBY

KLIPPA KLOPPA
Sherazade
Autoprodotto

Il più interessante gruppo pop italiano di oggi torna in pista, stavolta spiazzando tutti. Niente canzoni ragazzi, solo nenie indiane soft porno / neo freak  a base di chillwave da training spirituale. Se non fosse che poi ci sono pezzi come “Chiavare” che la dicono lunga sul resto, e noi non ce lo facciamo dire due volte. Sting e le sue puttanate tantriche impallidiscono al confronto.

TORQUATO TOXIC

SIX ORGANS OF ADMITTANCE
Ascent
Drag City

Ben Chasny rientra tra i musicisti americani che valutano l’ipotesi della fine del mondo nel 2012. Vorrei rassicurarli: se i Maya fossero stati veramente dei geni dell’astrofisica non sarebbero finiti su Corso Buenos Aires a Milano a suonare il flauto. In compenso l’apocalisse l’ha convinto a fare, come Six Organs, un nuovo album elettrico. Finalmente!

NACHO APOCALYPTO

KTL
V
Editions Mego

Grazie,O’ Malley, ché hai portato er post metallo nelle gallerie d’arte. Grazie, Rehberg, per aver fatto altrettanto a furia di fighetteria, accademia e scultori di suono (sic) nelle nostre orecchie bastarde di rumore puro. Noi, qui riuniti, vi ringraziamo per le vostre opere. Come V, firmato KTL, che abbiamo sentito e risentito talmente tante volte—in altri dischi—da non saper nemmeno dire se ce ne fotte qualcosa o meno. Lo zen o l’arte di non avere più gusto.

PIETRO ABOMASI IN LAMPREDOTTO

WREATHES
Wreathes
Pesanta urfolk

La bolla del “nuovo neofolk che fa figo” sembra già scoppiata, più o meno da quando Actual Pain ha iniziato a fare magliette di merda. Il giro Brave Mysteries, però, dimostra di non averci avuto mai granché a che fare, e rimane su livelli veritiginosamente alti. Si tratta quasi sempre i soliti due/tre misantropi del Wisconsin esoterico: i Wreathes ne sono la componente vitale, energica chitarrosa, laddove i Kinit Her sono i misteri da tacere e contemplare. Si apre con un inno estatico a metà disco siete tutti iniziati. Cantate in coro.

RENÈ GUÈ PEQUENON.

LIARS
WIXIW
Autoprodotto

Mi piacerebbe entrare nella testa di questi tre per capire il motivo per cui WIXIW andrebbe pronunciato “Wish You”: che titolo di merda. Mentre aspettiamo il logopedista scroccando farmaci alla mutua, bisogna ammettere che il sesto album dei Liars rinvigorisce nell’ordine: la psicosi, l’autismo e le tendenze omicide, con quelle sue atmosfere dilatate e latrate delicatamente. Il sesso no, assolutamente, come tutti i dischi da maschi coi jeans troppo stretti.

SILVIO BEIBAFFONI

BLUES CONTROL
Valley Tangents
Drag City

Integrare questo album con i suoni d’ambiente quotidiani non è stato difficile, quindi ho deciso che d’ora in poi lo tratterò come un elettrodomestico.

ROWENTA LUXURY

Thank for your puchase!
You have successfully purchased.