Report dall’inferno – Hellfest 2011

I festival metal sono sempre delle pozze di fango. Il fango metal però non è causato dalle precipitazioni atmosferiche, è più una melma sugnosa dovuta all’abuso di birre alte come nani. All’Hellfest di Clisson la solfa non cambia e le birre sono più obese che mai, avvolte nella plastica sono delle Brita da un litro e mezzo che filtrano via l’acqua e lasciano solo la merda. Anche se Clisson è una scoreggia in mezzo alla Bretagna, è un punto importantissimo della topografia heavy metal (come la tedesca Wacken). Possiamo dire che è l’unica località francese di cui gli amici metalhead sono a conoscenza.

L’Hellfest è una battaglia medioevale, una roba da stomaci forti per gente abituata a cose che farebbero vomitare, cagare e pisciare addosso dall’ansia un qualsiasi festivaliero indie-rock. Ci devi andare mentalmente preparato, come i Palestinesi che si ricoprono di nitroglicerina e poi vanno a fare shopping in un centro commerciale di Tel Aviv. Quindi partiamo per la guerra metal e combattiamo a suon di birra e tanto crowd surfing misto a botte mosh. Ottantamila i mostri uniti al suono del tamburo rullante di Pete Sandoval, sembrano scene dell’assalto alla fortezza in Le Due Torri. I numeri dell’Hellfest 2011 urlano “Allah Wakbar!!!” grazie ai 4 palchi attivi per 15 ore al giorno, e le 120 band che si sono esibite dal 17 al 19 Giugno.

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I bagni sono praticamente inesistenti, ma non importa visto che il popolo metal open air è abituato a soggiornare in nubi di schiuma marrone con gente felice di cagare negli stessi luoghi dove dorme, come i popoli pre-etruschi. Anche le signorine Metal danno una mano. Forse quando gettano assorbenti unti nelle docce cercano di attrarre uomini? Boh, non sono un antropologo. Detto questo le donne da festival metal sono poche ma chissà perché le telecamere del main stage riescono sempre a filmare boob contest. Le festivaliere sembrano fiere di mostrare le zinne (i motivi saranno li stessi per cui seminano tampax dove possono). Le immagini dei megaschermi vogliono farci credere che il festival è pieno di donne. Non è vero. Ma è vero che sono prontissime a sfidare le regole sanitarie europee pur di accoppiarsi.

Mancavo da anni a occasioni del genere ma tutto si è rivelato come ad un cenone alla casa al mare con i parenti. Basta poco e rientri nelle dinamiche. È il richiamo della birra. Prendi posto alla lunga tavolata, alzi il boccale al cielo e spari un urlo bestiale, tutti iniziano a ululare con te e a battere i pugni sul tavolo come nelle più belle storie di Re Artù e quel frocio di Lancilloto (i migliori storici sostengono che il Santo Graal non era il sangue di Dio ma il cazzo di un Marocchino).

Viste le dimensioni delle file per la birra tutti optano per il litro e mezzo della brocca Hellfest, costa 11 euro e ti sballa già al secondo giro. La prassi qui è bere, pisciare, e vomitare. Già dal primo giorno ogni angolo dell’area festival, albero, tirante per i tendoni e tenda nel campeggio gronda piscio e vomito acido. Il vento tira sempre da est a ovest e la puzza si estende ovunque come le Nebbie di Avalon.

Il grosso della Metal Militia arriva già dal 16 Giugno, e sono tutti ‘mbriachi ancora prima di parcheggiare la macchina. La fila di autovetture in coda all’ingresso ricorda Mad Max, con tipe che mostrano (già) le tette fuori dai finestrini, gente che urla a caso e stereo che sparano Nuclear Assault e Overkill a manetta.

La moda si è fermata all’89, ma sono scomparsi gli spandex, indossati solo da pochi stronzi che pensano esista una scena party metal. Chiedetelo al nerd brufoloso con t-shirt XL dei Blind Guardian se è mai stato invitato ad una festa, il suo party è ora e si chiama Vomito e Non mi lavo per tre giorni all’Hellfest. Anche se in pochi se ne accorgono il popolo metal ci tiene molto all’aspetto esteriore, passa ore e ore scegliere la longsleeve adatta all’occasione (Testament o Anthrax, Bay Area o NYC ?), a cucire toppe sul giacchetto jeans o di pelle (provate a mettervi una toppa sul chiodo e poi ne parliamo) e a strappare i jeans nel modo giusto. Qui la moda non cambia, ed è giusto così visto che nel metal tutto sembra essere fermo dai tempi di “Heavy Metal Parking Lot”.

Dentro l’area festival c’è anche il famigerato metal market, dove si possono comprare le maglie napoletane dei Metallica e di Burzum. Oltre ai classici vestiti da gotico nella foresta di Sherwood. Quello che contraddistingue il metal market da quello di Porta Portese o Navigli è  il suo odore a tre S—sebo, sudore, sperma—che ricorda tanto l’aroma delle fiere del fumetto. Per quanto mi riguarda se non sento quell’odore non metto mano al portafoglio.

Il primo giorno di festival c’è una cosa poco metal e troppo “figa” per l’Hellfest: headliner è Iggy Pop con gli Stooges. Cazzo c’entra con il metal! La roba di classe che ama il pubblico heavy sono le teste di maiale che lanciano i Mayhem, gli assoli di batteria di Igor Cavalera, e il beer contest dei Municipal Waste. Iggy per quanto figo non c’entra una mazza, ed infatti il suo live è moscio come il cazzo di Van Morrison. I Morbid Angel suonano dopo di lui e rivitalizzano l’area. Appena attaccano con “Immortal Rites” il pubblico si sgola e sbocca dall’entusiasmo per il bis.

Il vero tocco di classe della kermesse però è il mega tributo al thrash crucco affidato al trittico Destruction-Sodom-Kreator, il mio personale Big Three (che al Big Four lo fa a fettine). I Destruction aprono il tributo e vincono, suonano una specie di gabber punk thrash, con il mosh pit più cattivo del festival. Sembrano dei camionisti della Ruhr, gente abituata a scortare maiali per tutta l’Europa, e tengono gli strumenti in mano come fossero prosciutti. Sono i miei nuovi miti, e dal vivo fanno il culo pure a Tom Angelripper e i suoi Sodom.

Durante le 72 ore si possono apprezzare artisti come i galeotti doom texani Eyehategod, gli evangelici Down di Phil Anselmo, gli Stayer, polacchi noti come Vader, lo show parruccato di Rob Zombie, il death gore con manichini sbudellati degli Exhumed, il nerd grind dei Bolt Thrower, i finnici Turisas con tanto di escrementi rossoneri spalmati in faccia, i veterani NWOBHM, Angel Witch, Zack Wylde e la sua crew di motoclisti, Doro la MILF metallara che tutti vorremmo venisse ad aggiustare le tubature di casa nostra, e tanto hardcore duro e crudo con i nostri Raw Power, i DRI, e degli orribili Bad Brains.

I Mayhem hanno fatto uno show spettacolare grazie al loro collaudato kit del piccolo satanista: croci rovesciate ovunque, enormi caproni sugli stendardi, candelabri a go-go e un Attila versione pastore demoniaco in forma smagliante. Per quanto riguarda gli Immortal, li vorrei presenti anche al Primavera Sound di Barcellona, con loro si ride sempre.

Alla fine di ogni giornata c’è il commiato con fuochi aritificiali dedicati al compianto Patrick Roy, politico socialista amante del metal recentemente morto. Per l’Hellfest c’è stato addirittura un dibattito parlamentare sulle “Diffèrences Culturelles” nonché la sponsorizzazione del partito socialista Francese, il PS. La battaglia è stata portata avanti dal parlamentare Patrick Roy con tanto di comizi all’Assemblèe Nazionale e speciali tv sull’headbanger socialista.

Sotto il marquee della rivista Terrorizer, con l’immagine di Patrick Roy come simbolo della superiorità socio-culturale francese e il live dei granitici Kyuss, l’Hellfest 2011 si è chiuso. Per terra solo corpi in coma etilico, nel campeggio solo tende in pezzi. La battaglia, credo, è stata vinta. Se l’anno prossimo fanno suonare Burzum torno a combattere. I socialisti francesi devono avallare il tutto. Quindi mi raccomando Sègolene, alla prossima conferenza del PS, tira fuori le tette davanti alle telecamere e urla: “Libertè, egalitè, vomitér!!!”

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