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SONO ANDATA A VEDERE I MY BLOODY VALENTINE CON SECRET BOYFRIEND

Foto di Jane Chardiet

Un po’ di tempo fa mi sono beccata con Secret Boyfriend, artista lo-fi sperimentale, per andare a vedere i My Bloody Valentine, che alla fine hanno fatto cagare. Avevo sentito dire che i MBV ai live erano frastornanti e meravigliosi, come sempre, ma quella sera c’era qualcosa di diverso. Data la reputazione della band, uno li associa necessariamente a suoni così forti e intensi da farti sboccare o cagare addosso, a quanto detto, ma quella sera sono stati completamente anonimi. Magari era colpa del posto, ma hanno disastrato così tanto i pezzi che in certi momenti speravi solo smettessero di suonare. Kevin Shields ha anche chiesto scusa al pubblico “per tutti i casini” avvalorando la mia delusione. La gente ha cominciato a insultare la band, cosa inaspettata, e quando hanno finito non c’è stato nessun tentativo da parte del pubblico di chiedere loro un bis. Il live ha avuto i suoi momenti buoni, ma nel complesso è stato deludente.

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È stata un’esperienza strana da condividere con Ryan Martin, che dal 2005 suona con il nome di Secret Boyfriend. Ad oggi, tutti i suoi vecchi e dolci lavori sono sempre stati molto rari da trovare. Finalmente, Blackest Ever Black, il 9 dicembre farà uscire il suo primo LP, This Is Always Where You’ve Lived. Ho avuto la mia buona occasione per approfondire con lui il disappunto per i MBV, parlando anche un po’ di sogni di morte e del piacere di spargere sangue ai concerti.

“Beyond the Darkness,” un pezzo di This Is Always Where You’ve Lived.

Noisey: Devi essere un vero fan se hai guidato a Philadelphia dal North Carolina, per vedere i My Bloody Valentine.

Secret Boyfriend: Amo la loro musica. Volevo un’esperienza fisica. Li ho sentiti per la prima volta quando avevo diciassette anni e lì per lì non mi hanno detto niente, sono cominciati a piacermi col passare degli anni, il che è strano perché di solito succede il contrario. Mi piace molto lo stile androgino e sensuale che hanno. Suoni da troppo-stanco-per-alzarmi-dal-letto.

Immagino che tu non abbia avuto l’esperienza fisica che ti aspettavi.

Alene [Lambskin] ha fatto sembrare il tutto un “attenzione qui è tutto così forte che se non hai i tappi per le orecchie ti vomiti addosso” e sentire il mio corpo vibrare è stato fantastico. Non avevo neanche i tappi. Probabilmente eravamo nel posto più merdoso in assoluto, e non ce ne siamo nemmeno troppo accorti, ma di base penso sia stato un live scarso. Non credo che fossero in formissima. Sembrava che non potessero sentirsi, più delle volte.

Si sono incasinati un po’…

Sì, sbagli, finte, confusione generale. È stata un’esperienza smorta, ma ci sta che capiti a un live. Non mi pento di essere venuto.

Boyzone, la prima band di Ryan Martin, live

Hai suonato in giro sotto il nome di Secret Boyfriend per quasi un decennio e hai avuto diverse reincarnazioni, col progetto. Parlami un po’ di come hai cominciato.

Secret Boyfriend è nato un po’ per scherzo. Ho cominciato a occuparmi di booking in un locale, uno di quelli in cui non prenoti solo serate che ti interessano. Ho dovuto fissare un sacco di date diverse. Di tanto in tanto suonava un buon artista e nessuno che venisse a vederlo. Ho pensato che questi tipi di performance potevano darmi buone possibilità di esibirmi da solo. Ho creato un personaggio, Secret Boyfriend.

Al primo live mi sono fatto una maschera in pelle dal gilet in pelliccia di una mia amica. La cosa buffa dell’esibizione era che era stata ideata per fallire. Volevo far vivere alla gente questa esperienza bizzarra, io che suono il basso e canto, distaccando tantissimo le note e mettendoci un sacco di pause. Però non avevo considerato che mentre respiravo e parlavo, ero a diretto contatto con il pelo della maschera che avevo addosso, così ho cominciato ad avere attacchi di tosse. La prima parte è stata davvero pessima, da lì in poi ci sono stati momenti sempre più lunghi in cui tossivo e basta.

Secret Boyfriend è continuato a cambiare. Credo che intorno al 2008 il progetto ha cominciato a essere quello che è e che significa oggi per me.

E cosa significa oggi per te Secret Boyfriend? Come ha fatto un progetto così goliardico a diventare qualcosa di serio?

Quando suonavo nel 2006 i miei set erano quasi sempre harsh noise. Non era per niente goliardico. Dal 2009 ho iniziato ad approcciarmi alla cosa in modo più organico, ed è successo proprio quando ho anche cominciato a distribuire la mia musica a gente che non conoscevo molto bene, e a ricevere feedback positivi. I miei live erano prevalentemente harsh noise e ho pensato che le canzoni fossero troppo cheesy. Aver ricevuto feedback positivi mi ha incoraggiato a fare più e più cose, ma all’inizio mi vergognavo di mostrare alla gente i miei veri pezzi.

Deve essere strano far uscire il tuo album con Blackest Ever Black, quando ti sei sempre autoprodotto e ti sei pure fatto una label tua, la Hot Releases.

È eccitante. Di solito sistemo le mie cassette e molto timidamente le faccio sentire alle persone. È stato sempre più facile produrre roba di altri. È facile supportare qualcuno in cui credi, ma è difficile provare a fare lo stesso con i tuoi lavori. Non lo sai mica se fai schifo. È complicato capire cosa piace alla gente. Il fatto che sia gente che dedica tempo e soldi per ascoltare o produrre la tua musica è ammirevole. Blackest Ever Black è una label interessante. Mi sono sentito i Tropic Of Cancer e mi sono piaciuti, ma poi sono andato più a fondo. Mi piacciono molto i Black Rain e Flaming Tunes, il disco che hanno ristampato. Mi piacciono pure i Raspberry Bulbs.

Per quanto riguarda la tua label, hai in ballo qualche nuova uscita?

C’è uno split di Horsebladder e Farewell My Concubine che sta per uscire in un disco che sarà la retrospettiva dei pezzi di Brigid Ochshorn.

Be’, il tuo ultimo disco è bello. Ho trovato davvero interessante che la canzone da cui trae il nome l’album “This is Always Where You’ve Lived” ha dei suoni diversissimi dalle altre. Mi puoi dire a cosa si riferisce?

Non c’è un vero motivo per cui è così diversa. Il disco in origine era una cassetta che avevo fatto uscire in tour l’estate scorsa. Non voglio entrare nel vero significato della canzone perché è già abbastanza evocativa. Hai mai letto il libro di Shirley Jackson L’incubo di Hill House? Fa davvero paura; mette i brividi. L’adattamento filmico è più un’indagine sul deterioramento psicologico della protagonista. È stato la mia ispirazione. Quando penso a “This is Always Where you’ve Lived” mi viene in mente il personaggio del libro. L’umore della protagonista è molto simile al mio quando registro.

Cado in uno strano sogno. È apocalittico e spaventoso. È come vuoto, un paesaggio senza niente. Come quando sogni di uscire alle tre di notte, ma fuori sembra giorno e non c’è nessuno in giro. Sai che c’è qualcosa di sbagliato. Un sogno in cui senti la bocca staccarsi e non sai perché, e alla fine ti unisci a un’orda di anime morte che marciano verso il bosco.

È un’immagine molto precisa.

Era un sogno che ho fatto. Uno di quelli che ti risuonano in testa e di cui non ti dimentichi mai. In ogni caso, quando registro ho quel tipo di sensazione. A me sembra molto esplicito, ma nei fatti non dico niente esplicitamente.

Tutte le volte che ti ho visto suonare avevi un piatto e un microfono a contatto…

Mi piace avere qualcosa di metallico accanto. È confortevole. Mi piace cantare attraverso un piatto, un oggetto di metallo o una boccia d’acqua. Mi piace lottare con qualcosa che ogni tanto ti fa anche male. Puoi strozzarti, ti puoi tagliare in faccia, ti metti alla prova. Mi piacciono i processi in cui metto in difficoltà me stesso. Una delle cose che più mi apprezzo del suonare con un piatto è che posso tirarmi un pugno da solo e ottenere un bel rimbombo.

Ti piace sottoporti a torture non necessarie?

In privato probabilmente sono più masochista dal punto di vista emotivo, ma in pubblico sono disposto a torturarmi fisicamente. Sono quasi fiero se ci sono ferite dopo che mi sono esibito, perché sento che il mio sangue versato è indice di un grande sforzo. Mi piace anche suonare in acustico perché le canzoni diventano stranamente fragili. È scomodo. L’ideale sarebbe strapparsi via le palle mentre suono, così da esporsi completamente. Non riesco a fare assoli di chitarre o a fare il figo, così meglio provare con roba più intima.

È bello perché ti ho visto suonare a tutti questi eventi harsh noise e i tuoi set spiccavano sempre. Penso che Secret Boyfriend attiri l’attenzione della gente proprio perché sei molto intimo.

Mi piace incasinare un po’ i suoni. Non so se riuscirei a piacermi lo stesso se non fossi me, non riesco a dirlo. Quando sei da solo non hai idea di cosa fare e non puoi dire se una cosa è bella o no. Puoi fare solo quello che vuoi. Puoi decidere di fare un set harsh noise al posto di quello che ti eri programmato. È dura essere autodisciplinati. Se mi va posso suonare tutto il tempo la chitarra acustica. Ma non farebbe un po’ cagare? Non so. Devi sempre trovare un modo per mantenerti interessante.

So che hai registrato il vecchio disco diverso tempo fa, e che adesso non vedi l’ora di riprendere a comporre. Di cosa ti stai occupando?

Ho già un botto di roba registrata. A settembre e ottobre ho suonato sei volte e ognuna con un set diverso. Sento di avere così tanto materiale da esserne travolto. Decido a cosa lavorare a seconda delle giornate, ma dovrei davvero cominciare a concludere qualcosa.

La scena noise di Chapel Hill è stata prolifica per un paio di anni, artisti come Profligate, Lambskin e Outmode di recente si sono trasferiti in altre città. Come vedi questa scena oggi?

Credo che stia cambiando molto. Ci sono tanti eventi per un ristretto numero di persone. C’è un sacco di musica interessante in giro e un sacco di gente sta facendo roba stimolante. In passato ci sono stati così tanti live che adesso sembra quasi si siano esauriti. La gente è attiva ma non ancora stanca. Gli amici se ne vanno, e quando qualcuno ti lascia ne senti la mancanza.

In generale, direi che sono contento se emergono artisti che poi suonano con l’intensità con cui suonano ora. Spero che si sentano i benvenuti, anche se a vederli ci sono solo quindici persone, almeno sanno di essere apprezzati.

Ok, abbiamo capito che i My Bloody Valentine non hanno proprio spaccato ieri sera. Se potessi dire qualcosa a Kevin Shields adesso, cosa gli diresti?

Grazie.

Sei molto educato.

Esistono anche concerti brutti.

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