Alex e io stiamo insieme da 14 mesi, e conosco bene la sua avversione per tutta le feste comandate. Tra cui, San Valentino. Perciò, giusto per fare qualcosa comunque, quest’anno ho deciso di festeggiarlo in modo un po’ diverso. Ecco perché ho invitato il sex coach Kenneth Play nel mio appartamento. Gli ho chiesto di insegnare a me e alla mia ragazza come scoparci meglio a vicenda.
Per fortuna io e lei non possiamo lamentarci del sesso che facciamo, ma volevamo fare il passo successivo e sentire i consigli che aveva da darci un esperto. Soprattutto perché nel corso dei “PlayLab” che tiene ogni mese ho personalmente visto Kenneth trasformare una stanza piena di donne che non squirtavano in una di donne che squirtavano e i loro partner in maestri nell’arte di far squirtare le donne. Quella sera però Kenneth ci avrebbe offerto un Private PlayLab, una sessione di tre ore che di solito costa sui 1.000 dollari. Solo che per noi sarebbe stato a una tariffa speciale, perché be’, ci sono persone che hanno amici che gli aggiustano la macchina o gli fanno da commercialisti. Funziona così.
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“Offro un risarcimento totale, senza fare domande, se i clienti mi dicono che la loro vita sessuale non è stata cambiata dalla sessione,” mi dice. “Ma non mi è mai successo, per ora.”
La logica che sta dietro il metodo educativo di Kenneth è chiaramente espressa sul suo sito:
“Quando vuoi essere più bravo a yoga, vai a lezione di yoga. Quando vuoi imparare a cucinare, cominci a sperimentare in cucina. Se vuoi cambiare in camera da letto, devi farlo in camera da letto.”
Ha senso, no? Alex era, come sempre, pienamente d’accordo con l’idea di partire per una nuova avventura. Quando Kenneth arriva a casa mia, ha in mano una valigetta. Mi chiede un bicchiere d’acqua. Alex e io beviamo tequila. Ha bevuto tequila la prima volta che ha fatto una cosa a tre con due uomini e da allora è una specie di rituale, forse un atto pavloviano quando sa che sta per spingersi oltre.
Per prima cosa, Kenneth ci chiede di pensare alla nostra vita sessuale in modo olistico.
“Sono tre gli elementi che dovete considerare,” dice. “La sessualità di Alex, la sessualità di Grant e la sessualità che condividete, come coppia. Se avete una migliore comprensione di voi stessi come individui, potrete anche completarvi meglio a letto.”
Alex racconta di essere stata più volte legata e appesa, in passato, sottolineando che quel tipo di dinamica di potere appartiene più a lei che a me. Kenneth le chiede perché riesce a venire oralmente con me più spesso che con gli ex partner.
“Fin dall’inizio a lui è sempre piaciuto farlo,” dice. “E questo mi ha aiutato a smettere di pensare che lo facesse per obbligo o si stesse annoiando. Così sono riuscita a rilassarmi e a venire.”
È con grande orrore che Kenneth scopre che ad Alex fa impazzire il rumore di scoreggia che fanno i nostri corpi sudati quando si strofinano—comincia a ridere istericamente e ha bisogno di cinque-dieci minuti per riprendersi.
“Be’, su questo non so cosa posso fare,” dice spiazzato. “Ma quello che mi è chiaro è che Grant, a te piace servire Alex, e Alex, a te piace essere sottomessa, quindi cominciamo col pensare che Grant faccia la parte del dominante come atto di asservimento.”
E così, Kenneth ci fa spostare in camera da letto, dove ci segue con la valigetta in mano. Ci dice di spogliarci. Spogliarsi di fronte a Kenneth non è poi così strano, ma avere un terzo che dirige tutto quello che succede lo è. Kenneth apre la valigetta, che è piena di corde e frustini. Con l’abilità e la velocità di un marinaio, comincia a legare la mia ragazza che se ne sta nuda e imbavagliata e ha ricevuto l’ordine di chiamarmi “signore” mentre le do istruzioni.
Mi ci vuole un po’, ma alla fine smetto di pensare che mi sembra tutto un po’ sciocco e noto quanto diversa appare Alex in questo nuovo contesto. Sembra che l’attenzione che sta dedicando alle sensazioni e alle istruzioni l’abbia fatta entrare in un meccanismo diverso.
“Vedi com’è rilassata?” mi chiede lui quando l’ha legata e assicurata. “Alex non è una persona tendente alla sottomissione nella vita, ma ora che niente è in suo controllo non può fare altro che pensare alle sensazioni che sta provando.”
Mentre facciamo sesso, Kenneth ci insegna a scambiarci “dati tattili”. La goffaggine e le piccole défaillance dei nostri rapporti normali non ci sono più, con la guida di Kenneth ci sembra di essere a un livello completamente diverso.
Dopo circa 90 minuti, Alex chiede a Kenneth di insegnarci quello per cui è noto: lo squirting. Kenneth tira fuori un panno assorbente e lo mette sotto il sedere di Alex, poi mi dà un guanto di pelle nera. Come faceva quando era un personal trainer, Kenneth invita Alex a connettere muscoli e mente, e a usare i muscoli Kegel per stringere e poi spingere contro il mio dito inserito nella sua vagina.
Quando Alex ha imparato a far funzionare come si deve questi muscoli, inizia a insegnare a me come applicare pressione sulla parete anteriore della vagina. Come un maestro di yoga, ci aggiusta un po’ la posizione. In meno di un minuto, un suono umido ci comunica che si sono aperte le acque.
“Sta per venire,” dice lui, sicuro, e nel giro di qualche secondo lei viene davvero, e ogni espulsione di liquido è accompagnata da un urlo acutissimo.
Era già capitato che Alex squirtasse, ma non avevamo capito bene come farlo succedere volontariamente. Dopo una pausa, cerchiamo di farlo di nuovo senza l’aiuto di Kenneth, e abbiamo un tale successo che c’è bisogno di un altro panno assorbente. Alex sta ancora sussultando quando Kenenth raccoglie le sue cose e se ne va.
“Mi piace lasciare le coppie sole in modo che possano rientrare in sintonia nel privato dopo le sessione,” dice, uscendo da casa mia più silenziosamente possibile.
Questo articolo è tratto da Tonic.
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