La vita frenetica del (ahem) giornalista musicale è spesso soggetta a un sovraffollamento di input che gli arrivano da ogni dove, specie se sei in una redazione che non si difende dagli attacchi non mettendo paletti di sorta per la selezione musicale. Ma non pensata che Staff Picks sia un po’ una vendetta in questo senso… Oddio, forse un po’ lo è, bombardarvi con informazioni non richieste in merito a musica di cui probabilmente non ve ne frega niente. Però appunto, è proprio questo il bello di fare entrare qualcuno in casa propria in questo modo. Si condivide quello che si ama e, considerato che sta arrivando la primavera a rimpolparci gli ormoni, è proprio ora di AMARSI un sacco. Vai col tango.
FRANCESCO BIRSA ALESSANDRI
È stata un po’ una settimana del cacchio, ma non tanto per affari miei personali quanto perché di roba che mi sia piaciuta ne ho ascoltata davvero poca. Anzitutto ho perso tempo col vecchio progetto di Uwe Schmidt Lassigue Bendthaus, cercando di farmene una conoscenza quasi completa. Alcune cose che già conoscevo mi piacciono parecchio, mentre altre che non conoscevo manco per il cazzo, e, a fare una somma, sono più le cose pallose che quelle eccitanti. Però lo adoro troppo in altre vesti, si sa. Altra roba che dopo averla sentita ero meno gasato che prima sono stati: il disco di una pseudo-Grouper di nome Paper Dollhouse, e il tamarro col bassone Lotic (un grossissimo MEH). Però ho speso finalmente dei soldi per l’ultimo di Tzusing su L.I.E.S. e ripescato altra roba acid da label di New York degli anni Novanta stile schiacciasassi (EXperimental Recordings: vedi alla voce Freddy Fresh, The Earthworm e le prime cose di Electric Indigo) Mi sono goduto, poi, un sacco di dischi di Loscil, un toccasana per certi momenti. Poi c’è Powell che non stanca mai, manco su major, mentre sulla sua label è uscito un disco di Consumer Electronics parecchio strano: c’è Peter Best che racconta un lungo pippone dei suoi ma senza caciara alcuna e con molta techno sotto. Comunque bello, straniante e interessante. A proposito di caciara, ho ripescato dalla mia gioventù Eat Shit e altra roba dei Jazkamer, scoprendo che la mia tolleranza al noise non si è abbassata neanche un po’. Contestualmente mi sono imbattuto anche di ‘ che nella sconfinata discografia di Merzbow mi era sfuggito e che alla fine potrebbe essere una delle cose più fighe che gli abbia mai sentito fare. Altrettanto bello è il disco di remix dello stesso: Ikebana, che sembra una compilation di cose a caso, tanto le versioni c’entrano nasega con le originali. Però è praticamente una carrellata di geni: dai Negativland a Luke Vibert a Kim Cascone. Alla fine non risulta manco troppo eclettico, al contrario di una compilation di lavori di Martin Hannet (il produttore dei Joy Division e di decine di altre band Factory) e Steve Hopkins che mi è capitata tra le mani: alcuni pezzi mi perplimono, ma quando si mettono a fare i Cabaret Voltaire in versione nerd li amo. In ultimo, consiglierei a tutti di esorcizzare il male di vivere coi Cindytalk.
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MATTIA COSTIOLI
Forse _flau è diventata la mia etichetta preferita, eppure non ho mai avuto questa grande passione per il mondo orientale, so soltanto che questo mixtape della producer giapponese Noah è riuscito a mettermi in pace col mondo. Sul suo profilo Twitter dice che farà uscire un album a giugno, e oggi c’è un sole così bello che non sembra nemmeno manchino ancora tre mesi. Urameshi è il nuovo gioiellino di casa Doner Music e, anche se non ho ben capito che tipo sia, il suo EP di debutto per l’etichetta è davvero figo, anzi, è carino, nell’accezione migliore possibile. We will never grow up (visto? Sembra il titolo di una canzone dei Blink-182) è in streaming integrale sul canale della label. Ora, come terza scelta dopo queste due dovrei scegliere un inno a Satana e voi continuereste ad immaginarmi tipo Barbie Passione Satana, quindi tanto vale dire la verità: Ariana Grande spacca, e dovreste davvero ascoltare il suo featuring con Cashmere Cat.
Due dei miei rapper italiani preferiti hanno fatto una traccia insieme, ma il vero protagonista è Frank Siciliano che dopo una vita di featuring ha finalmente deciso di mettere insieme il suo disco, inutile dire che ho delle aspettative piuttosto alte, ma anche una paura assurdo che sia un prodotto spurio. In ogni caso il primo singolo è molto interessante, si chiama “Pelle, fumo e sogni”.
C’è Kelela, Squadra Omega, Triple e tutte le altre cose fighe uscite su Noisey, quindi chiudo consigliandovi di ascoltare il remix di Andy Stott per Panda Bear e, agli antipodi, un pezzo di tale Leon Bridges, un tizio che viene dal Texas ed è il sogno bagnato di tutti i redattori di… Non ve lo posso dire. Ciao.
SONIA GARCIA
Dopo aver letto l’intervista a Stephen Morris, il macigno Joy Division è ripiombato da chissà dove direttamente sulla mia testa, facendomi sospirare e molto (leggi: nel weekend ho ascoltato solo i JD). Farseli riverberare dentro mi gratifica da tempo immemore ma non c’è manco bisogno che ve lo stia a spiegare. Una volta tornata a Milano ho fatto delle piacevoli scoperte: AV-K e il suo stortissimo Fracture ad esempio, Daniele Ciullini e A.I.Z., i cui rumori hanno colonizzato e infettato il mio cervello per un po’—più gli A.I.Z. che Ciullini. Di malvagio per antonomasia ho ascoltato anche una compila chiamata L’Enfer Est Intime—in cui ho trovato gente come i Blackhouse—che consiglio molto se anche voi l’altra notte avete fatto un incubo mostruoso e avete bisogno di una giusta colonna sonora con cui ricordarlo.
Di molto più sereno e rappacificante con l’universo ci sono i nuovi di Squadra Omega ed Heroin in Tahiti che non so perché mi hanno rievocato quella non-luce che c’è prima delle eclissi totali di sole. Ah, sono venuta a conoscenza di un progetto drone ambient italiano chiamato The Star Pillow, di cui spero di poter parlare il prima possibile, il cui ultimo All Is Quiet è davvero meraviglioso.
Dopodiché c’è da dire che ho ascoltato anche molto rap, da Fiks e il suo nuovo singolo bomba, con tanto di video orripilante, al loop Ill Communication dei Beastie Boys, per infine concludere la settimana con Status di Marracash, ma solo per motivi di forza maggiore. Non dico altro che è meglio. Di più appagante rispetto a quest’ultimo sicuramente ci sono stati i Cannibal Ox, che TUTTI mi avevano consigliato e che io ho ascoltato solo ora. Vabè ma questo è normale.
VIRGINIA W. RICCI
Inizierò dall’Africa perché come dicono i Chemical Brothers “It began in Africa” e in effetti è così. Ho iniziato ad ascoltare questa band del Ghana che mi ha preso tantissimo e piacerà tantissimo anche a quelli che come me non temono il fenomeno di appropriazione culturale . La band si chiama Ata Kak, che se cambi l’ordine degli addendi cambia anche il risultato ed è una delle robe più fighe che ho sentito ultimamente, davvero. Qui sopra ho messo il video della loro hit interpretata da Keyboard Cat. La loro è una tape del 1994 e tre giorni fa è stata ristampata da Awesome Tapes from Africa, che direi che stavolta ha fatto centro.
Sempre dall’Africa, un disco che Marco dell’ufficio stampa mi ha mandato dicendo “Se ti piacciono Bombino e Tinariwen ascoltati questi”, io non sono propriamente una fan di Bombino e Tinariwen, ma questa band del Mali mi ha presa. Il disco è stato prodotto da Zinner degli Yeah Yeah Yeahs, che è un po’ come quando Auerbach mise le mani su Bombino, e il risultato è una bomba, loro si chiamano Songhoy Blues e l’album Music in Exile.
Spostiamoci dall’Africa e arriviamo in Italia, presso la mia chat aperta con Federico Sardo in cui ci consigliamo musica. Lui mi ha mandato questo disco di Franco Leprino che mi sono assicurata fosse ancora viva e Fede mi ha detto di sì perché ha appena scritto le note al booklet della ristampa, l’album uscì per la Eleven, label di un altro Franco (Battiatone nostro), e il 13 marzo viene ristampato dalla spagnola Wah Wah records. Si chiama Integrati Disintegrati, un continuum di spazio, chitarre flamenche, vibrafoni, organi… Insomma è space-prog come piace a me.
Della stessa materia è un altro disco che mi ha fatto piangere questa settimana. Si chiama Journey To the Vast Unknown , anno 1980 (sì, mi piace la roba vecchia, non posso farci niente) ed è un viaggio sintetico-psichedelico di questo duo olandese (ciao Olanda!). L’ultimo di Dasha Rush Sleep Step, uscito per Raster-Noton è una bomba a mano, sentitevelo. Ho riascoltato un po’ di dischi di quel cazzo di genio che è Kevin Drumm giusto per volare un altro po’. Da ultimo, mi sono ascoltata ovviamente tutta la roba figa che è uscita su Noisey (specialmente le ultime uscite Boring Machines e Bad Panda, due delle realtà italiane che amo di più). Il mix che ho adorato è in realtà un podcast contenente divagazioni di musica svedese, polacca e non so di dove altro selezionata dai ragazzi di Fasaan, l’etichetta di Malmo che mi sta facendo sognare ultimamente.
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