Ammettilo: sei un nerd. Ti piacciono il rock psichedelico e il prog. Ti piace il free-jazz. Ti piace la musica sperimentale. Ah, e ti piace anche la fantascienza, soprattutto quella di Philip K. Dick e Ray Bradbury. Probabilmente non hai la patente. Se tutto questo è vero, non potrà non piacerti il disco omonimo dei Dimension X, una concept band nata dalle menti di David Chalmin, frontman dei Red Velvet, Massimo Pupillo degli Zu, e Chris Corsano, che è il batterista più bravo del mondo (Ok, non avere la patente non c’entra niente, però è vero, no?). Massimo e David avevano già collaborato per B For Bang, un disco concettuale che si prefiggeva di ri-approcciare la musica dei Beatles con un’attitudine sperimentale. I Dimension X sono similmente ricercati nell’intento. Fanno noise pazzo e sperimentale, e improvvisato, ispirato da e mischiato con dei campioni tratti dal programma radiofonico da cui hanno preso anche il nome— un cult della fantascienza old school. Abbiamo scritto a David, Massimo e Chris per far loro qualche domanda sull’origine del progetto e sulla fantascienza in generale.
Come vi siete incontrati?
David Chalmin: Tutto è iniziato quando ho incontrato Massimo per B For Bang, un progetto per KML basato sulla musica dei Beatles. Abbiamo creato insieme una traccia elettronica per l’album, intitolata The last man on earth e ci siamo divertiti parecchio a lavorare insieme. Una settimana dopo, Massimo aveva in programma un duetto d’improvvisazione a Roma con Chris. Al che mi ha proposto di raggiungerli in uno studio di registrazione di Roma che si chiamava Hombrelobo, per suonare insieme, noi tre. Ero totalmente emozionato al pensiero di poter suonare con quei due! Siamo entrati in studio e abbiamo iniziato a suonare in maniera del tutto casuale. E’ stato uno di quei momenti fantastici in cui riesci a suonare senza pensarci, limitandoti ad essere ispirato dai grandi musicisti che ti circondano.
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Come siete passati dalle sessioni libere alla registrazione di un disco pieno di campioni delle vecchie puntate di Dimension X?
David Chalmin: Dopo ore di improvvisazione, Massimo mi ha detto di portarmi tutto il materiale a casa e farcene quello che volevo. In quel periodo stavo proprio cercando qualcosa su cui lavorare insieme alle vecchie puntate di Dimension X che avevo appena scoperto. Era esattamente quello di cui avevo bisogno.
Siete sempre stati fan del genere sci-fi?
Chris Corsano: Non direi. Cioè, un pochino.
David Chalmin: Sinceramente non conoscevo granché del genere sci-fi anni ’50 prima di ascoltare alcune puntate di Dimension X. Amo i film di fantascienza, ma non mi definirei uno strippato. Però quando ho scoperto il programma radiofonico l’ho trovato così fantastico che ho deciso di farci qualcosa.
Massimo Pupillo: Non mi sono mai appassionato alla fantascienza, almeno non fino all’11 settembre.
Chi è il vostro autore di fantascienza preferito?
Chris Corsano: Philip K. Dick.
Massimo Pupillo: Devo rispondere come Chris. Mi è capitato di trovarmi tra le mani una copia di un romanzo di Dick per caso, e non sono riuscito a leggere nient’altro per un sacco di tempo. Descrive perfettamente il nostro mondo paranoico post-2001. Credo di aver letto tutto quello che ha scritto. Il nostro titolo, The empire never ended, viene dalla sua trilogia Valis, per dire.
E tu, David?
David Chalmin: Un sacco di storie che ho scelto per il progetto Dimension X sono state scritte da Ray Bradbury. Mi piace molto il modo in cui riesce a nascondere le tragedie umane più comuni dietro avventure di fantascienza. Anche se scrive di marziani o incredibili robot futuristici, riesce a farti immergere dentro problemi di carattere umano come l’amore, il razzismo, la guerra… Il genere sci-fi alla fine ha molto a che fare con la politica.
Tutto vero.
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