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Attualità

Stan Lee era molto, molto più dei suoi personaggi

Artista, autore di fumetti e creatore dei nostri eroi, Stan Lee ha scelto di raccontare la diversità e i diritti civili come pochi altri hanno fatto.

di Noel Ransome
13 novembre 2018, 10:21am

Immagine via Wikimedia Commons.

Sono un uomo di colore che ama i fumetti e, come si può immaginare, la notizia della morte di Stan Lee mi ha inevitabilmente cambiato la giornata, portando con sé come una nube oscura. Stan Lee non era solo il creatore di Black Panther, X-Men e Spider-Man, era anche una persona che si è sempre opposta al razzismo, all'ignoranza e al fanatismo.

Fin dal 1968, quando, in una edizione di “Stan’s Soapbox”—una rubrica dei Marvel Comics attiva dal 1965 al 2001— Lee aveva dato una lezione importante ai lettori: anche se non andrete d'accordo con tutti, questo non vi autorizza a odiare tutte le persone appartenenti a una categoria, razza o religione a prescindere, senza nemmeno conoscerle.

Io non ero nemmeno nato quando Lee scriveva queste parole, ma c'ero quando suprematisti bianchi e neonazi americani si sono riuniti a Charlottesville, e quando lui ha riproposto queste parole a una nuova generazione. Lee ha espresso quell'opinione senza aver niente in cambio; nulla allora, e davvero pochissimo oggi.

Da creativo, Stan Lee si era fatto strada con fatica in un'industria, quella del fumetto negli anni Cinquanta, che lo rifiutava—e che stava quasi abbandonando a un passo dal successo con Marvel. Era un uomo bianco con tutti i privilegi del caso, ma usò quei privilegi in modo positivo, come pochi altri hanno saputo fare, per portare avanti i suoi ideali progressisti.

Negli ultimi vent'anni tutti noi siamo cresciuti con lui, abbiamo atteso impazienti la breve comparsa dei suoi baffoni bianchi sul grande schermo, ma forse non ci siamo mai soffermati abbastanza sul suo lavoro.

Quando, tempo fa, scrivevo elogiando il coraggio di una produzione cinematografica di rappresentare un re nero e un intero cast di persone di colore, non ho mai citato il fatto che Stan Lee fosse co-creatore di Black Panther. Lee era un sostenitore convinto dei diritti civili, anche se non amava vantarsene, e ha continuato a esserlo anche quando dimostrare quel tipo di supporto si rivelava nocivo nei suoi confronti. Ha aiutato a creare personaggi che rappresentassero l'eroismo africano, ha incluso concetti progressisti all'interno dei suoi lavori, sebbene il suo pubblico bianco non fosse minimamente interessato a quel tipo di messaggi prima di scontrarvisi. X-men, tra tutti, è una chiara allegoria (uomini che hanno paura dei mutanti) dell'odio razziale e un chiaro segnale di sostegno al movimento americano per i diritti civili. Un'allegoria che si è protratta poi negli anni, e si è allargata fino a includere anche la comunità LGBTQ.

Ora, non voglio dare lezioni di storia a nessuno, vorrei solo rendere omaggio a un uomo che aveva capito, prima di molti altri, cosa significa sostenere una causa senza mai tirarsi indietro, attraverso la propria voce e la propria arte. Non solo ha sempre sostenuto le cause in cui credeva, ma l'ha fatto senza preoccuparsi di quello che avrebbe pensato di lui il pubblico con cui si doveva rapportare—e che non percepì (e non percepisce tutt'ora) le sue parole come necessarie o positive.

Nell'ultimo tweet in cui ripropone le sue parole, scritte in un'epoca apparentemente lontana, Stan Lee aveva scritto: "tanto vero oggi, quanto nel 1968." Grazie Stan Lee, perché sei vero oggi come lo sei sempre stato.

Riposa in pace, e "Excelsior!"

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