Muir Vidler è il fotografo che ha scattato l’imponente pugno libico sulla copertina del Knuckle Sandwich Issue. Ha scritto anche un articolo questo mese sui suoi svariati viaggi in Libia, tra i quali, quello con un branco di belle gnocche partecipanti al bizzarro concorso di bellezza per Gheddafi.
Nonostante la scelta un po’ strana e oppressiva della location (Libia, Turchia) nelle foto di Muir, le immagini sono sempre zeppe di colori, luci e buoni momenti. Cinque minuti sul sito di Muir ti renderà l’idea e ti farà conoscere gli studenti di legge ad Istanbul, i metallari d’Israele, Nick Cave, il presidente delle Maldive, Tony Alva… vedrai dove vogliamo arrivare. Il ragazzo ha un vasto portfolio.
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Abbiamo immaginato che ci fosse un’intera storia dietro quel pugno che stringe un jet americano in copertina, quindi abbiamo chiamato Muir per attingere alle succose storie e ai vari retro scena, oltre a molte altre cose.
Vice: Ehi Muir. Che cosa mi puoi raccontare di questa minacciosa foto che sta sulla copertina di Knuckle Sandwich Issue?
Muir Vidler: Si trova davanti alla vecchia casa di Gheddafi, a Tripoli. Era stata bombardata nel 1986 dal governo di Reagan, tra i molti altri, credo. L’hanno lasciato come evidenza di cosa i libici chiamano terrorismo americano, e l’hanno lasciato per portare i turisti in visita al palazzo. Credo che abbiano aggiunto il jet da guerra americano dopo il bombardamento.
Portano dei gruppi di turisti lì?
Non proprio gruppi di turisti. Quando i media arrivano a Tripoli li portano là in visita. Come sai, mi trovavo giù per un concorso di bellezza. Ora ci abitano tutti questi responsabili di governo, con questi baffi che sembravano finti e con dei completi super precisi; ci hanno seguito per tutto il tempo.
Ti hanno lasciato esplorare e girovagare?
Sì, assolutamente, il che era strano. Non hanno mai imposto nulla, quindi tu potevi camminare tra questi edifici bombardati e guardarti attorno. C’è una foto di Gheddafi sorretta sul muro e tutto il resto era sporco e pieno di polvere.
Oltre a fare foto di strani monumenti, hai anche scritto qualcosa sul concorso di bellezza in Libia al quale sei stato per questo numero. Hai nessuna buona storia che non sei riuscito a raccontare nell’articolo?
Sì, non sapevo proprio come fare a mettere questa storia nell’articolo, ma c’era l’agente di una modella americana che era identico a un personaggio di Sacha Baron Cohen, Brüno. In zona, guardando fuori in lontananza, c’erano molte foto di Gheddafi con degli occhiali da aviatore e mi ricordo che questo agente ha iniziato ad urlare ad alcuni ufficiali libici che pensava a Gheddafi e al lancio di una sua compagnia di occhiali. Continuava a dire che sarebbe stato meraviglioso. Ho riso cosi tanto che mi sono quasi pisciato addosso.
Gli ufficiali libici non hanno risposto niente?
No, l’hanno semplicemente guardato come a dire che il messaggio di suggerimento per una linea di moda firmata Gheddafi non era stata presa con nessun tipo di entusiasmo.
Sul tuo sito c’è una fotografia di un signore che sputa fuori dalla sua bocca raggrinzita una fiammata allucinante. Chi è costui ed è tutto vero?
Si, assolutamente vero. Il suo nome è Danny Lynch. Era un vecchio giocoliere del circo, e lo chiamavano Great Strong Stromboli. Fa parte di una serie che ho fatto sui ribelli e anticonformisti che invecchiano. Quella foto l’ho scattata davanti a casa sua a Manchester.
È sua moglie quella dietro? Sembra abbastanza disinteressata riguardo alla cosa.
Sì, stava entrando in casa per preparare una tazza di tè, letteralmente. Mi ha chiesto ” Una tazza di tè caro?” ho risposto sì e all’improvviso lui ha iniziato a sputare fuoco e lei nel frattempo metteva l’acqua sul fuoco. Il cane e la station wagon sullo sfondo della foto, facevano un bello scenario suburbano.
Parlando della giustapposizione di sua moglie che va a preparare il tè mentre lui respira fuoco, quella sorta di contrasto che sembra essere diffuso nelle tue foto. Ad esempio il tizio nero con un tatuaggio a forma di svastica, e il pazzo membro di una tribù li in piedi nel mezzo di una periferia innevata, e quell’uomo nudo e pelato seduto su una panchina di fianco a due tizi super precisi.
Sono felice di sentire quello che mi dici. You’re right on the money there. Sto lavorando su un progetto per un libro e l’idea è esattamente quella. Contraddizioni culturali. L’uomo che arriva da una tribù che hai menzionato fa parte di una tribù della Papua Nuova Guinea. Visitavano una famiglia sulle montagne del Wales. (Galles?)
Hai un’ottima serie di foto da Istanbul. Sembra che tu abbia fatto festa con un sacco di transessuali e che sia stato in molti strip club, è così?
Esattamente, ma non ho mai scopato con un transessuale, volevo solo immortalarli. Non sono mai stato così ubriaco. Questo fa parte dello stesso tipo di progetto, credo. Contraddizioni culturali. Ho concluso il tutto andando lì per fare delle foto anche se non sapevo molto al riguardo. Mi sono infiltrato in questo club per un pochino, fino a che non mi hanno strappato il rullino dalla camera. Dopo di che ho fatto amicizia con il figlio del proprietario del posto, e ho iniziato a fare le foto li.
Come mai ti hanno strappato via il rullino dalla camera?
Quando inizialmente sono entrato ho provato a chiedere il permesso per fare alcune foto, ma nessuno voleva prendere posizione, quindi ho iniziato a scattare. Stranamente, i ragazzi che gestivano il club non erano gay e non erano transessuali. Erano semplicemente ragazzi eterosessuali che sostenevano in modo discreto la loro società conservativa. “Ogni buco è l’obbiettivo,” come dicono in Scotland. Stavano semplicemente alla ricerca di un incontro sessuale casuale.
Quindi ho fatto una foto e qualcuno che ha visto il flash che arrivava deve aver pensato che avessi fatto una foto a lui… forse ho fatto una foto a lui. Ma insomma, credo non volesse essere immortalato in quel posto. Quindi sono stato invitato ad uscire. Ho pensato che sarei stato sbattuto in qualche buio vicolo turco, ma mi hanno aperto la camera, tirato fuori il rullino e messo alle strette per un pochino. Poi mi sono ritirato velocemente.
Molte delle tue foto hanno dei colori veramente brillanti e gente molto esuberante che sembra stia avendo del buon tempo. Mentre guardavo sul sito non ho trovato nemmeno una foto dentro alla quale non vorrei essere stato. I tuoi servizi sono sempre molto divertenti? Perché tutti sono sempre cosi felici?
Non lo so, spero che si divertano. C’è un vero cambiamento nella fotografia, proprio adesso, specialmente nelle gallerie di fotografia, ne ho notate un paio. Foto leggere e suggestive, questo è il nuovo trend. Gente magra, un po’ eccentrica e con lo sguardo fisso all’orizzonte, con il sole dietro o cose cosi. Non sto denigrando quello stile del tutto, ma credo che sia troppo diffuso nel mondo della fotografia al momento. Personalmente mi piacciono le fotografie che sanno di momento reale mentre qualcuno sta passando del buon tempo. Penso che sia più difficile di fotografare qualcosa come qualcuno che guarda in profondità tutto pensieroso e lugubre. Quindi si, provo a catturare quell’atmosfera nelle foto quando posso.
Hai anche immortalato nel servizio di moda le Ragazze Ribelli qualche mese fa. Cosa ne pensi del fare degli scatti di moda durante una manifestazione (sommossa)?
Più duro di quando potessi pensare, a dire il vero. Ho pensato al modo di scappare via se avessi visto qualcosa in termini di violenza, del tipo scattare una foto e andarsene. Mi sono sentito molto più nervoso di quanto credessi. Il fatto che fossimo una sorta di gruppone—otto ragazze, tre o quattro ragazzi dalla rivista,stylist, etc.—significava che fossimo un po’ visibili. Il giorno del servizio ho esplicitamente detto che non avrei messo in rischio le ragazze, il che era vero, ma parzialmente vero. Non volevo che mi arrivasse una fottuta torcia ardente in faccia o un mattone direttamente in testa. Il mio istinto di auto-conservazione decisamente prevaleva.
Nessuno dei protestanti si è incazzato sul fatto che voi steste facendo un servizio di moda lì?
A dire il vero no. Il fatto è che durante le proteste è sempre pieno di fotografi. Puoi sfuggire al radar per questo. Poi cercavano di non sembrare troppo modaioli, ovviamente. Non stavamo facendo molte pose con baci in aria o cose così. L’unica parte minimamente critica è stata quando stavo fotografando una ragazza in Parliament Square e alcuni ragazzi hanno iniziato a gridare dandomi del pedofilo. Un tizio ha iniziato a urlare che la ragazza aveva solo 12 anni. Ho fatto finta di niente e l’ho ignorato, perché non volevo attirare ancora più attenzioni. Dopo ho pensato che avrei potuto rispondergli,”Bene, ma non me la sto scopando. Puoi iniziare a lamentarti se dovessi iniziare a farlo. Le sto solo facendo una foto, man.”
Se ti capita di trovarti a Londra nel prossimo mese, Muir sarà in un gruppo artistico chiamato The Possessed il 5 maggio, alla galleria Charlie Smith.
JONATHAN SMITH
fotografia, Muir Vidler, gente strana, contraddizioni culturali
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