Ho appena acceso la candela di D’Angelo che ho ricevuto durante il listening party di Black Messiah. L’ho accesa proprio prima di cominciare a scrivere di D’Angelo perché, sinceramente, non vedo come si possa scrivere di lui senza far entrare un po’ di vibrazioni giuste nell’atmosfera. D’Angelo è il re delle vibrazioni e Black Messiah è un album con cui è molto facile creare l’atmosfera giusta—è musica per chillarsi, che puoi suonare anche di prima mattina, ma al tempo stesso è fatta di suoni intimi, che ti decomprimono il cervello a fine giornata (lo scoprirete stasera, dato che il disco è uscito solo oggi). La candela, tra l’altro, ha anche un profumo che non annoia, come succede di solito con le candele profumate, credo sia lime, anche perché l’azienda che la produce si chiama Brooklyn Limegreen.

Sono tornato da nemmeno un’ora dal listening party e l’ho già ascoltato una volta in più di quella originale e sono felice di annunciarvi che finalmente, dopo 14 anni d’attesa, D’Angelo e le aspettative che la gente ha su D’Angelo si sono finalmente incontrati. Black Messiah è un disco in cui non è facile immergersi immediatamente, ma ci si rende subito conto di essere davanti a qualcosa di davvero bello. In realtà non è nemmeno qualcosa di così lontano da Voodoo, è esattamente come ci si aspetta che sia un disco di D’Angelo, e questa è una cosa positiva. Forse si sporge un po’ di più verso ritmiche jazz e trame funk, ma ci sono diverse sezioni composte da intermezzi di chitarra e batteria jazz piuttosto esasperati.
A livello strutturale è prevedibilmente indistinto e tormentato, ma si sente che il tutto è stato studiato fin nel minimo particolare. Il sentimento più immediato durante l’ascolto è la nostalgia, non si sa bene di cosa, ma sembra come se in questo disco ci fosse una percentuale dei tuoi ricordi, qualcosa che hai sempre avuto dentro e che si riflette nei suoni e nelle sfaccettature della musica che hai sempre ascoltato. Da quando D’Angelo ha cominciato ad affascinare (e ossessionare) una generazione più giovane di quella per cui ha inciso i primi dischi, il suo asso nella manica è sempre stato quello di saper toccare certe corde con una facilità disarmante, arrivando alle emozioni nascoste nel subconscio delle persone.
Il disco è disponibile da oggi su Spotify e su tutti gli altri posti in cui potete scambiare la musica per soldi o merce di altro valore, mentre qui sotto ci sono un po’ di fotografie con tutti i testi del booklet.
La qual cosa mi porta ad un’altra questione: questo disco tratta tanto di amore, ricordi e tutte quelle altre cose quanto di politica. In alcuni casi è persino esplicito. In “Till It’s Done (Tutu)” c’è un verso sul cambiamento climatico, mentre in “The Charade,” ci sono riferimenti alle difficoltà che esistono ancora oggi nell’integrazione delle diverse etnie: “degradation so loud that you can’t hear the sound of our cries” e “all we wanted was a chance to talk / ‘stead we only got outlined in chalk”. In una frase all’inizio di un foglio che ci è stato dato prima di iniziare l’ascolto è spiegato che il termine “Black Messiah” è rappresenta “le persone in rivolta a Ferguson, in Egitto, nelle proteste di Occupy Wall Street e in ogni posto in cui una comunità ha deciso che ne ha avuto abbastanza e che è ora di cambiare le cose”). C’è anche un’affermazione politica implicita in questo disco, cioè il modo in cui sintetizza così perfettamente le tradizioni della musica nera americana, affermandone l’identità.

Nel discorso che ha preceduto l’ascolto, Nelson George, l’autore del pamphlet, e Questlove, amico di D’Angelo, hanno reiterato questi pensieri. George ha sottolineat “la profondità della comprensione della musica americana di D’Angelo e la sua consapevolezza politica. Parla direttamente ai tempi in cui viviamo”. Questlove ha descritto Black Messiah come “L’Apocalypse Now della musica nera” e ha aggiunto “è tutto: è bellissimo, bruttissimo, vero e bugiardo”.
Per quanto mi riguarda la mia canzone preferita è “Another Life”, perché è come trovarsi catapultati in cielo da un momento all’altro.
1. “Ain’t That Easy”
2. “1000 Deaths”
3. “The Charade”
4. “Sugah Daddy”
5. “Really Love”
6. “Back in the Future (Part I)”
7. “Till It’s Done (Tutu)”
8. “Prayer”
9. “Betray My Heart”
10. “The Door”
11. “Back in the Future (Part II)”
12. “Another Life”













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