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La prima intervista di Lil Jolie, da SoundCloud alle stelle

Lil Peep ha colpito il cuore di una generazione—e anche quello di una ragazza di un paesino vicino a Caserta, che nella Terra dei Fuochi faceva canzoni tristi per l'era di internet.

di Elia Alovisi
11 ottobre 2019, 10:36am

Lil Jolie, fotografia di Francesco Marchini

Ieri stavo perdendo tempo guardando stories su Instagram quando sono arrivato a quelle di Lil Jolie, che si chiama Angela e ha 19 anni. Le ho aperte e mi sono trovato davanti uno screenshot del testo di "Doing It Wrong" di Drake, uno dei pezzi più belli di quel capolavoro delle emozioni e della malinconia ma fatti con il rap che è Take Care. Angela aveva scelto le parole più forti di quel pezzo, forse di tutto l'album:

Viviamo in una generazione in cui non siamo innamorati, e non stiamo insieme / Ma ci impegniamo proprio a sentirci come se stessimo assieme / Perché abbiamo paura di vederci insieme a qualcun altro

Drake aveva 25 anni quando ha scritto quelle parole, ma funzionano ancora—sia per chi di anni ne ha 30 che per chi ne ha 15. Internet è entrato con violenza in ogni ambito dell'umano, e quindi anche nelle relazioni umane: connessi a chiunque ma soli e ansiosi, mandiamo segnali di fumo ad amori ipotetici, sempre pronti a sperimentarne di nuovi. E quindi è bello, e brutto, che quelle parole abbiano toccato Angela, una che canta parole come "internet ci ha divisi".

Che poi, lo cantavano prima i Tauro Boys. Perché il beat del pezzo in cui lo dice era loro, e lo ha prodotto Close Listen—che è anche il suo, di produttore. Ma a lui, e ai suoi pezzi in cui parla di com'è oggi amare quando l'amore non si vede, ci è arrivata piano piano. L'inizio sta in un paesino vicino a Caserta.

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Lil Jolie, fotografia di Francesco Marchini

"Non mi definisco casertana, lì ci dormo solo. Sono cresciuta a Napoli, è da 14 anni che sono sempre lì", mi racconta. "Al secondo anno di liceo mi sono resa conto che ero diversissima dai miei compagni di classe. Ero la strana, mi vestivo diversa. Sono stata la prima a farmi il septum, i tatuaggi, mi vedevano male." E così prende un pullman e in mezz'ora è a Napoli, dove si incontra con ragazzi e ragazze che fanno parte di un gruppo Facebook che frequenta. Il caso vuole che è lo stesso gruppo in cui stanno alcune delle più grandi speranze del SoundCloud Rap italiano.

"Ci stavano Marco e Alessio degli Psicologi. C'era Zyrtck, che allora non faceva musica ma ballava. Ci trovavamo a Piazza Plebiscito, poi all'Orientale", mi spiega Angela, che però allora non faceva musica. Cioè, in un certo senso sì: aveva studiato chitarra da piccola e faceva le cover acustiche su YouTube. "Mi ascoltavo Asia Ghergo, le facevo anch'io. Una mia cover di LIBERATO aveva fatto 50k visualizzazioni", mi racconta Angela. "Ero fomentatissima! Ma oggi ho tirato giù tutto."

"Io sono sempre stata amante del rock, amavo i Pink Floyd e i miei compagni non sapevano manco chi fossero"

"Io sono sempre stata amante del rock, amavo i Pink Floyd e i miei compagni non sapevano manco chi fossero", continua. "Sono stata una delle prime che ha ascoltato Calcutta, gli altri ci sono arrivati con molta calma. E suonavo alle assemblee con il mio gruppo. Gli Oasis li ho pompati per molto tempo al liceo. Papà ascolta De André, Guccini... magari da piccole dicevo 'leva sta lagna', ma sono cose che sento mie. Di musica campana adoro Enzo Avitabile." Close la interrompe: "Gigi D'Alessio!" E lei convinta: "No, quella non è musica! Neomelodico e musica popolare sono due mondi opposti. Il neomelodico no, assolutamente. Papà la definiva la musica della camorra. Non mi rivedo in quello, mentre nella musica popolare sì. Mi sento molto legata alle mie radici."

Ecco, le radici: è un rapporto strano, quello che Lil Jolie ha con il luogo da cui viene. Ci dorme e basta, ma ci torna sempre. "Sto nella Terra dei fuochi, tutti quanti fin da quando ero piccola mi dicevano di andarmene, che lì non c'è futuro. Ma almeno adesso non riuscirei ad andare via. Io e i ragazzi della mia generazione qua siamo cresciuti, qua abbiamo fatto le nostre prime esperienze, qua tutto." E sono quelle che lei canta nei suoi pezzi—gli amori semplici ma che sembrano un sacco difficili. I primi, quelli che fanno più bene e più male.

lil jolie
Lil Jolie, fotografia di Francesco Marchini

Il primo pezzo che ha su SoundCloud non è il più vecchio che ha scritto, perché un po' li ha cancellati. Si chiama "SANGUE DAI POLSI" e ha un testo di una semplicità disarmante: "Affogo dentro alle paranoie qui dentro a 'sto letto / E passa il tempo ed è già buio pesto." Ci sono "pillole", "rose", "tatuaggi", un arpeggio suggerito, come schiacciato da un cuscino: echi di Lil Peep? "Sì, assolutamente", mi dice Angela, "Nessuno è mai riuscito a fare quello che faceva lui. Scriveva proprio quello che sentiva... la chiave è quella. Dovevi fare la sua vita per scrivere quelle cose." C'era da aspettarselo, dato l'artwork della sua "Pills & Chains".

Tutto è cominciato davvero per caso: "Ho conosciuto un ragazzo di SoundCloud, KidHakku, che mi ha chiesto di provare a cantare su una base. Mi è piaciuto quello che stavo facendo... e così è cominciato". SoundCloud è un giro piccolo, in cui i contatti sono facili e spontanei, e così il suo nome d'arte ha cominciato a girare all'interno della scena—Coma la aiuta a registrare, fa pezzi con un'amica che vive a pochi chilometri dal suo paese, Valeshnishna. E si incrocia anche con quello di Close Listen, che fa i beat per i Tauro Boys, cioè il gruppo che più c'entra con l'immaginario della comunità e con il nuvolasuono ma, allo stesso tempo, non c'entra del tutto—perché ha fatto il salto al di fuori del giro, con un'etichetta vera e un ufficio stampa vero e Spotify e tutto quanto. E così anche lei comincia il percorso che la porterà qua, oggi, a parlare con me, e con un pezzo che esce per la Warner.

"Sto nella Terra dei fuochi, tutti quanti fin da quando ero piccola mi dicevano di andarmene, che lì non c'è futuro. Ma almeno adesso non riuscirei ad andare via"

"Lei mi ha convinto sul lato umano, oltre che su quello musicale", spiega Close, "Le mandavo beat che non usavo e lei ci scriveva tre pezzi al giorno, e me li rimandava nel giro di un'ora. E quindi mi son detto, 'lei vuole per forza fà 'sta robba". Alle sue parole semplici per amori difficili si è poi messo a contribuire anche Vipra, la penna dei Sorrowland, un altro gruppo che usa i sentimenti e internet come waypoint della loro navigazione musicale—e così è nato il team che fa Lil Jolie insieme a Lil Jolie.

Che poi, "fa"—diciamo che "contribuisce a". Perché alla base c'è sempre l'amore, che è l'unica cosa di cui Angela scrive, oggi. E c'è internet, che ci ha divisi. "Tutte le canzoni che ho scritto nell'ultimo periodo vengono da una storia andata male", spiega Angela, "Stavamo nello stesso gruppo. Litigavamo, lui pubblicava le chat... rendeva tutto mediatico. A me dava fastidio questa cosa, perché lo fai per avere approvazione dagli altri. Arriva un punto in cui non ce la fai più e ti esce spontaneo scrivere quello che pensi. E quindi lo fai."

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Lil Jolie, fotografia di Francesco Marchini

Sono gli stessi sentimenti che vengono fuori da "Farsi Male", il pezzo per Warner di cui sopra, il primo veramente ufficiale—un pezzo che dice tutto quando dice "Ma l'amore è per gli adolescenti / E nei problemi ci cresciamo finché non ci vanno stretti". Nel beat non ci sono più le chitarrine di scuola Gothboiclique ma un pianoforte lento, un accenno di sintetizzatori che quasi sono archi—è una cosa che parte da SoundCloud e lo rende diagonale, senza genere, adatto a infilarsi nelle playlist sia che siano sull'indie italiano che sul rap che sul pop.

E così, sulla forza di tracce da 10, 20k stream su SoundCloud, Angela si è trovata, nel suo piccolo, a dover gestire l'essere un'artista su Instagram oggi: "Ho avuto un impatto che non mi aspettavo", continua, "Alcuni commenti... pensi, siamo nel 2020 e succedono ancora queste cose perché sono donna? Insulti, gente che mi scrive "tu stai dove stai perché chissà cos'hai fatto. All'inizio mi prendeva proprio male, contattavo Close, il mio manager... 'guarda 'sto stupido che mi ha scritto'. Loro mi fermavano, ma la voglia di rispondere era tanta." Sono le tristi regole del rap, le invidie di cui tutti cantano—ma poi, parlare di "rap" per Lil Jolie è corretto?

Quando glielo chiedo lei mi dice, convinta, "no". E basta. Me lo dice a Milano, vicino ai Navigli, lontana dal suo paese che non è il suo paese e in una città che non è la sua città. E i suoi che ne pensano? "Papà cerca di non trasmettermi ansie. Mamma all'inizio prendeva il rosario in mano, è una classica cosa campana... Diceva 'Oddio, ma perché non potevo avere una figlia normale?' Poi però si è tranquillizzata, ho invitato a casa il mio manager... gli facciamo salsiccia e friarielli." Le radici sono profonde nella terra, i rami puntano in su, verso dove chissà.

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